il testo di questa mia poesia registrato nel video
Codici asimmetrici in luogo d'aria
Una a una le piante di cachi
quelle lingue di cane aperte
sul crudo del cielo caddero,
corvi infranti nel volo.
Dal riflesso nello specchio
vidi questa pioggia di frutta ingemmare la terra.
Tu guardavi fredda,
distante e ogni battito di ciglia
aggiungeva foto nella memoria.
Ah, lontano. Ah, ingressi.
Le unghie del passero screziarono
il delicato prisma e l'unica lacrima
ne fu solitario ruscello.
Non si aprì infine il mare,
risalimmo i fiumi.
O le rotte consuete
o i voli notturni.
Intimi, ci sciogliemmo in rugiada.
Devo salire le scale, devo arrivare
al quinto piano, poi basta solo aprire
la porta. Il divano. La tuta.
Ecco, quasi arrivo al portone, vedo già
i gruppi dei rumeni che brindano alzati
con le panchine come tavoli del parco.
Le donne velate guardano i piccoli
a distanza sull'altalena.
In su e in giù, in su e in giù
il piccolo Saìd, ah fossimo
a Marrà-kesc figlio mio.
Dai, il bar degli albanesi
dove l'altro giorno uno
di loro ha spaccato una sedia
sulla testa di una rom,
perchè lei prendeva
una tele usata dalla spazzatura
e lui non voleva.
Ecco, il portone.
Entro, chiudo, pian terreno
televisione 24 ore su 24
chi ci starà, dentro?
Non riesco a togliermi
dalla testa la dolenza
e la magrezza scavata
in faccia della somala di oggi,
io con le mie inutili lettere
da spiegare, lei con tutti i giorni
del mare e del deserto da
attraversare.
Ripeti, ca-sa , so-le , to-po.
Si, l'australiano gioca in borsa
e balla il tango da 7 anni.
Si, Somalia, marocco, Australia
tutti la stessa marca di cellulare
Ecco, primo piano, la peruviana
con il pazzo che conosce de niro
secondo gli ottantenni che
vanno in nave in Egitto
terzo i trentenni che vanno
in India
quarto i rumeni che mi svegliano
in piena notte
e se dormo di pomeriggio
ci pensa l'uomo del sax
a tenermi sveglio
Appende il suo cappotto rosso
fuori moda, stretto in vita
e svasato sotto, col collo
di pelliccina nera e l'asola
ormai troppo slargata.
Le scarpe col tacco da rifare,
il rossetto opaco di una marca
scadente, il profumo
NinaRicci che mette da quando
aveva ventanni e che oggi sembra
una veletta di vedovanza.
I soldi del caffè oggi li risparmierà
le sigarette no, quelle deve averle
Forse non le fumerà, ma vuole sentirle
in tasca.
Questi occhiali son sempre da pulire
o questa vista si annebbia un po' per giorno
Eppure ha ancora infilato l'ago
che era l'altro giorno.
Certo, erano quasi vent'anni ormai
e ci aveva ancora le sue cose,
e mi ricordo anche
che Micio era ancora vivo.
Questa tessera da presentare alla cassa
non è una bella figura, che tutti sanno
che sono pochi soldi,e vanno tutti
nel mangiare.
Se soltanto la figlia, ritrovasse
un lavoro.
Perso il marito, perso lo stipendio
chi si prende cura della nipotina?
Ecco, una volta tanto
mi apro una lattina del mio caffè preferito
come fosse una droga dei poveracci
mica la cicoria del tempo di guerra.
D'improvviso, una musica
la cattura mentre sta per svoltare
l'angolo, e nella sua mente incontra
Mario, che la invita al ballo.
Ancora da sposare, da conoscere
la vita.
E sorride, mentre cade un'altra foglia
d'autunno.
Se mi accadrà di andare a vedere
quanto spazio veramente
c'è fra atomo ed atomo,
non credeteci.
Starò mettendo una piuma
nell'ingranaggio del mondo
per incepparlo, per una volta
e dimostrare che anche da ingenui
si puo' non essere
cretini.
Se d'improvviso, la mia dose di spazio
per fare l'ombra quotidiana
dovesse interrompersi,
negate.
Mi sto nascondendo per far girare
attorno un caldo che abbracci
le case umide senza bagno
dove i figli dividono
una stanza con gli scarafaggi.
Sperare puo' essere
non ultima illusione.
Se all'ultimo qualcuno racconterà
d'una mia ,ultima, tardiva
definitiva conversione
non dubitate.
Una possibilità è sempre rimasta
a ciascuno di noi, senza dover credere
a un titolare assente
d'un mondo di blasfemi.
Mi piacerebbe essere in una foto
che fiorisce ogni anno a primavera
un tempo ritrovato
ancora dentro un tuo sguardo
ancora non consumato.
"Compagni a quadrivio Zappata"
di Alberto Davanzo
Editore Robin 198 Pagine €12.00
Descrizione del libro
Autunno del 2007, una vecchia casa colonica nella campagna veneta:
Ernesto, maestro elementare a Torino, in gioventù operaio anarchico alla FIAT,
ritorna con la moglie al casale ereditato dal nonno per ristrutturarlo.
La terra e il fiume della sua infanzia,
l'incontro e la passeggiata sul Piave con l'amico Goran,
sono l'occasione per ritornare con la mente a un paesaggio e a una vita ormai scomparsi.
Affiorano così i ricordi delle lotte operaie e della stagione calda della fabbrica. ( anobii)
Interessante racconto :
chi ha vissuto quegli anni 70, a Torino,
negli ambienti della sinistra operaia, ritrova le storie.
Chi non le ha vissute puo' ascoltare e cercare di capire. ( lino di gianni)
È il 1951 America, il secondo anno della guerra di Corea. Marcus Messner, un giovane serio, studioso e ligio alle leggi, di Newark, New Jersey, sta cominciando il secondo anno di università in un campus rurale e conservatore dell'Ohio: il Winesburg College. Perché ha deciso di frequentare il Winesburg invece del college della sua città, a cui si era inizialmente iscritto? Perché il padre, il risoluto e laborioso macellaio del quartiere, pare impazzito: impazzito per la paura e l'apprensione di fronte ai pericoli della vita adulta, ai pericoli del mondo, ai pericoli che vede incombere a ogni angolo sul suo amato figliolo. Come spiega al figlio la longanime madre messa a dura prova dal marito, è una paura che nasce dall'amore e dall'orgoglio che il padre prova per lui. Ciò non toglie che Marcus covi una rabbia troppo grande per poter ancora sopportare di vivere con i genitori. Li abbandona e, lontano da Newark, nel college del Midwest, si deve districare fra le consuetudini e le repressioni di un altro mondo americano.( da anobii)
ciò che il suo incolto padre aveva tanto cercato di insegnargli:
il terribile, incomparabile modo in cui le scelte più accidentali,
più banali, addirittura più comiche, producono gli esiti più sproporzionati. (P.Roth)
finalmente un libro di roth asciutto, essenziale,con una narrazione
che non si allarga continuamente ma resta sul bersaglio.Bello.
Un racconto morale su come scelte piccole e banali
possano produrre gravi conseguenze (lino di gianni)
C’è un pulmino, scende giù dalla valle.
Chilometri, soldi, unico passeggero.
Scende in carrozzella, per frequentare
le superiori.
In mezzo a molti compagni senza voglia,
tutti con le scarpe da ginnastica,
lei si batte palmo a palmo
per conquistare lo spazio di una classe.
Lei marziana, coi tratti orientali
lei che non sarà oggetto dei desideri
che non metterà i pantaloni con la vita bassa.
Sua madre ha i capelli tinti d’un giallo
molto forte, i tratti grossolani come di chi
fatica a portar pesi col freddo.
Io mi avvio nella mia classe
dove ci sono altre persone venute da lontano
che lottano per capire e farsi intendere.
Hanno attraversato il deserto della Libia
e tre notti di mare nero.
Hanno lasciato mogli e figli
Nella valigetta verde ci sono anche oggetti più pesanti,
a cui Odalengo non ricorre volentieri, ma solo in casi speciali.
Ad esempio c’è la collana della nonna.
Una collana fatta di granati, un rosso che si beve l’angoscia e la...
10/11/2009 - Continua a leggere
Il seminatore Mario Cavatore Einaudi 157 Pagine
codice ISBN-10: 8806167774 codice ISBN-13: 9788806167776 Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Jan 01, 2004 €12.00
il libro non l'ho apprezzato in modo particolare,
ma sono grato a chi me l'ha imprestato per il capitolo in appendice
sulla realtà dei figli di nomadi sottratti in svizzera ai loro genitori
Non voglia sembrare presuntuoso
salutare Alda con parole scritte da me.
Credo ci abbia insegnato a non vergognarci
della delicatezza della poesia,
così inadeguata a esprimere
la ruvidezza degli accadimenti
quotidiani.
E' con commozione che
si assiste anche al passaggio
di migliaia di persone sul blog che aprimmo tanti anni fa
con Zena/Colfavore e Lam/Doriana e io come Lino/Alp a questo indirizzo
Pulce non c'è Autore Rayneri Gaia
€ 17,00 Dati 2009, 228 p.,
Einaudi (collana I coralli)
Descrizione del libro
A raccontarci Pulce e il suo mondo speciale è la sorella Giovanna,
con la sua voce ironica, candida, intelligente, divagante.
Pulce è una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti,
stritolarti più forte che può.
Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola,
Pulce non c'è. "Provvedimenti superiori" hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori,
e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana,
"sotto lo sguardo soldato di un'educatrice". Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla,
perché su di lui grava una mostruosa accusa. Giovanna ha
solo tredici anni quando comincia questa "storiaccia". È una ragazzina curiosa,
con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari.
E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente,
alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e
senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità,
tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi. Il suo sguardo singolare,
il suo punto di vista spostato, ci fa vedere improvvisamente
le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire.
( questo è un riassunto non mio, eh)
Non è un libro stupido.Mi aspettavo di più.
Non dovevo dare retta a quelli di Farehneit.
Non dovevo comprarlo.Comunque, scrivere così a 23 anni..brava
( lino di gianni)
Sono stato un uomo giovane, ho vissuto con pienezza e allegria, prima o poi dovrò morire.
È questo il pensiero naturale e spaventoso al centro del nuovo libro di Domenico Starnone.
Un pensiero che rimbalza di testa in testa, da un personaggio all'altro,
dettando gesti e comportamenti, muovendo la vita e la sua «spoglia dolciastra»,
la letteratura, in direzioni diverse.
Perché se di fronte alla morte la letteratura e i suoi infiniti giochi sfarinano,
se la scrittura mette la vita «sotto spirito come le ciliegie»,
la paura di morire può diventare vero oggetto di racconto.
Questo libro affronta di petto lo spavento concreto, elettrico, vitalissimo,
di due personaggi le cui vicende s'intrecciano e si modificano a vicenda:
lo scrittore che inventa la storia e l'uomo che è al centro di quella storia,
Pietro Tosca, sceneggiatore sessantanovenne
che sente che «sta cominciando la vecchiaia vera» e forse qualcosa di peggio.
Presto il vero centro del libro diventa quel male reale,
con le sue rituali, prosaiche necessità: «Mi ero autoconferito una missione sublime di aruspice,
ed eccomi invece a spiare la mia vera unica produzione che davvero contasse,
questa merda sul fondo della tazza». (da anobii)
La malattia come metafora
Seguo da sempre, i libri di Starnone, per consonanza di temi e modi di scrittura.
Bello, convincente, questo Spavento.All'altezza del suo migliore, Via Gemito.
Un libro che nei maschi puo' provocare molti sintomi di malattia immaginata.
Le donne troveranno conoscenza o conferme di molti aspetti
contraddittori della personalità maschile.
Consigliato, godibile scrittura solo se in presenza di consonanze..