sabato, 04 luglio 2009
Scrivere con l'affanno
preoccupato della eccessiva
dolcidità del corpo
quando tutto fuori
è rimestio di veleni e cicute
in offerta scontata.

A bocca aperta, increduli
attoniti
vediamo il peggior idiota
farsi spazio, dettar legge
forgiar modelli e
ridurre i futuri
al galoppare delle sue paure.

Per inocularmi
germi positivi
che diffondano il contagio
guardo la donna che ride
e si lascia scappare
per i vicoli della  sua
infanzia
come se quel soffione
che si sparge
occupasse tutti
gli occhi

Dietro la siepe
Restituta prepara
per il viaggio estremo.
Rassicura, stira la camicia.

Si assicura che ci siano le ciabatte
che non fanno male ai piedi

 
linodigianni alle 06:56 in: poesie, poesia, poesie mie
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venerdì, 03 luglio 2009

More about Bianca la rossa

 

Contro i veleni della destra odierna,
contro le stupidità del nuovo che avanza:
avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Leggete questo libro( Lino)
(come ringraziamento, non fiori- ma
opere di bene: rimandiamo al loro paese
i clandestini che stanno al governo!

linodigianni alle 15:37 in:
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giovedì, 02 luglio 2009
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Ci sono quelli che si mettono seduti, con davanti qualcuno
e disegnano.
Poi uno guarda e dice, si, un po' ci somiglio.
Con me, nessuno siede. Tutti continuano.
Come un mimo cerco il loro passo.

L'uomo delle esche per topi.

E' alto, magrissimo, si muove metodico su un furgoncino.
Scende, guarda l'albero sul lungomare.
Prende una chiave a pappagallo e svita il carotaggio.
Gli adulti non lo guardano.
Solo i bambini di un anno, lo fissano assorti.

Scrivere appoggiandosi al legno sotto il cespuglio di bouganville
con il verde dell'erba bagnata.

In verde rame, verde mare.
Nell'imprevedibile intreccio
dei rami di un arbusto
non fiore non albero
nelle foglie orgogliose
che declinano confini
il mare è arrivato a farsi tappeto
srotolato con mitezza
senza riprendersi niente.
Ho visto un pesce, con un fiore in bocca
l'occhio abbagliato
da verde così diverso.
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linodigianni alle 20:41 in: poesie, poesia, poesie mie
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mercoledì, 01 luglio 2009

Sul bordo della notte, quando il nero si puo’
svolgere come uno strofinaccio da tendere meglio


guardo alla strada che ci aspetta come
sentissi l’odore che, ancora, genera l’acqua.

Per noi che siamo scesi dall’ albero
per noi che abbiamo contato le foglie
per noi che ci siamo confusi con l' ombra.

Ora, abbiamo scarpe pesanti
e attorno fa caldo
e il sudore ci acceca.

( Ma )

Così potente e suadente
è la magia del richiamo
che già si muove il bastoncino da lumaca

Rabdomante incerto, mi affido
al ricordo.

Pesci, eravamo, e il mondo
una bolla rovesciata
con la neve di mollica di pane.

 

@ linodigianni

 

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linodigianni alle 03:59 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
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martedì, 30 giugno 2009
Ho trovato questo diario dimenticato a scuola. Ne riporto alcuni brani, perchè mi è sembrato molto interessante. (Pasquale Gianni)

1. 27 Giugno ****

Sono una suora. Sono nera, africana. Ho 32 anni.
Vivo, da quando ero piccola, in giro per il mondo, nelle varie missioni del mio ordine d*****.
Spesso torno in Italia, alla casa madre. A volte al Nord, a volte in Puglia, in una sede isolata.
Nella mia vita gli altri mi hanno sempre ricordato il colore della mia pelle e l’origine della mia nascita: Restituita.
Uno scrivano con poco senso delle lingue tradusse Restituta, cambiandomi anche  il suono.
Nella mia vita, ho sempre pensato agli altri come una continua fonte di scoperta.

Non so se questo sia utile, per cantare le Lodi del Signore.
Forse anche solo il Canto dei miei concittadini africani, a volte è una preghiera.
Forse anche il mio pensare ai problemi da risolvere, con la forza di tutti, è un modo di credere.

Mi basta che avvenga l’incontro tra persone sincere, che parlano e agiscono come si respira.
In assenza di respiro, è come mancare di rispetto a se stessi e rubarsi l’anima

Come dicono i Nativi D’America, è uscire dal Cerchio delle Nazioni.

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linodigianni alle 05:46 in: restituta1
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domenica, 28 giugno 2009

gommapiuma di Pietro Perotti
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Mirafiori Presse Porta 15.


“ A Pietro , a Ettore,a Gianni, ad Angelo: rivisti 30 anni dopo.
 Agli indiani che ancora lottano senza farsi
chiudere nelle riserve.
 

Forse succede come ai reduci di guerra, una volta che hai condiviso pericoli,
dolori e qualche piccola soddisfazione, rimani legato.

Gli occhi, gli occhi che ti chiedono- e adesso, che si fa?
L’azione, prima di perdere tempo: si occupa la fabbrica. 1980.
Tutte le porte, e non è uno scherzo.Più di 35cancelli.
Devi avere il consenso, degli operai.
Se no, poi ti travolgono, entrano, sfondano.

E invece Pietro fece fare l’abbozzo della faccia di Marx.
Ci pensò Carlo, amico silenzioso del suo paese, gran grafico.
Il faccione di Marx, bianco in campo rosso, appeso ai cancelli.

Un pulman come centrale operativa.
I camion delle operative emiliane che portavano frutta e verdura
agli operai in sciopero.

E gli operai che la sera, ai picchetti, facevano la grigliata e si
ballavano con le mogli come a fare paese, là, per sfida al padrone.

Venne Berlinguer- il Pci appoggerà questa lotta, disse..
Venne Benvenuto- a nome della Uil- dico- o la fiat molla, o molla la fiat.

Venne Marco Revelli a intervistare questi operai in sciopero.

La Sera, in macchina, Romiti guardava quanti erano ai picchetti.
Poi decise di lanciare gli impiegati e i capetti contro quello sciopero.
Lama disse, stenda lei il comunicato.

La marcia dei capi, i 40.000, all’inizio era uno piccolo torrente che si poteva fermare.

Se. Se la testa del Partito e del sindacato lo avesse voluto.
Iniziò da quella sconfitta del movimento degli operai, la palude di oggi.

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linodigianni alle 10:10 in: operai, linodigianni, mirafiori
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venerdì, 26 giugno 2009
33. Odalengo e l'arrivismo ::






Odalengo, nei confronti dell’umanità
porta un grande rispetto.
E’ nei confronti di qualche singolo esponente,
portatore di miserie quotidiane, che invece se la prende.

Di quelle persone che, entrate in una stanza, fiutano...
linodigianni alle 20:09 in:
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giovedì, 25 giugno 2009

( Queste parole non si chetano,
assumono protocolli inesistenti
assetti variabili
a contatto con l'atmosfera.
Tanto, da renderne incerta
la scrittura ferma.)



L’uomo si dispose con il capo
appoggiato, la testa nell’incavo
del braccio.

Rifletteva, vicino alla parete
una luce raccolta.

Il mendicante smetteva la questua.
L’uomo pensò, vogliamo farci vedere
al meglio, nel nostro lavoro.

Una questione di orgoglio, di etica,
o di poter dire questo sono io.

 

L’uomo scriveva, leggeva, e poi
strappava
oscillando con le sue gambe
entro un falso movimento.

Forse ci prenderà prima la morte,
senza nemmeno sorprese.

Magari uno stiramento più
lungo, in assenza di respiro.

L’uomo chiese perché scrivi?
Perché poesie? Non senti
il senso del ridicolo
stringerti alla gola,
come un ladro fortuito?

Il mendicante si guardo’
le mani, si toccò in tasca.
Sorrise con un cenno d’intesa
alla donna con pochi denti

Che chiamava cana,
in assenza di alfabeti.


© ( ma è talmente incerta la genesi)
linodigianni alle 19:31 in: storie, memoria, teatro, scrittura, sinti, povertà, stranieri, slum, tuzla, thyssenkrupp, otrefuà
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mercoledì, 24 giugno 2009

Ecco, la prova che
non controlliamo niente,

e quello che succede,
ha logiche proprie.

Lui, quest’uomo, del Marocco

non ha nome, per ora.

Ha 57 anni, moglie e figli,
qui in Italia.

Doveva essere contento,
di questo lavoro.

Pericoloso, sull’autostrada.
Non succede mai, pero’..

E difatti a lui succede.

Un TIR, con guidatore greco,
stanco, perde il controllo
e investe 5 operai.

Uno, muore, sotto il camion
rovesciato.

Il colmo dello sfregio
del destino, per un musulmano,
il Tir aveva un carico di carne di maiale.

linodigianni alle 23:29 in:
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martedì, 23 giugno 2009
A certe ore del giorno, in uno spazio stabilito
mi metto in fila per chiedere qualcosa.
Talvolta un giornale, o un po’ di pane
o almeno che venga il temporale.

Devo ricordarmi le parole, un po’ come
le chiavi.
Se dico, turista, cliente, customer satisfaction
mi danno un posto per dormire.

Se dico lavoro, migrante, dignità
mi fermano per mancanza
di identità conforme
come da protocollo.

Patria-e suolo
Dio è con noi
Dio è contro Allah
Solo L’Opus Dei ha i
timbri per i permessi di soggiorno.

A certe ore del giorno, rimango sempre
un po’ stupito.

Persone senza un cortorno definito,
offrono parole che nessuno capisce,
nemmeno le donne sono guardate.

Sfondano le porte, occupano le case.
Nessuna voce di bambino.
Nemmeno l’abbaiare di un cane.

Non suona più nemmeno il vicino
che sfiniva nel pomeriggio.

Rimane un vaso di margherite
che se lo bagno, si ravvivano
quei fiori, prima seccati.

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linodigianni alle 21:28 in: poesie, poesia, poesie mie
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lunedì, 22 giugno 2009
Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito
Nel girare "Coco Avant Chanel – L’amore prima del mito" la regista Anne Fontane tenta con successo la strada trasversale. Non un biopic in senso stretto, neppure un melodramma classico, Coco Chanel si staglia nel panorama ibrido delle mezze misure. Per tentare l’impresa la classe non gli manca e il coraggio neppure, tutte proiettate dai gesti, gli sguardi e le movenze di Audrey Tatou, perfetta nel ruolo come poche altre attrici di oggi.

Gabriel è una bambina abbandonata in un orfanotrofio da un padre che non rivedrà mai più. Divenuta poco più che adolescente, Gabriel si guadagna da vivere come ballerina di cabaret, sognando il grande salto nei teatri di Parigi, e si dà da fare come sarta. Proprio a causa di un balletto conosce un ricco aristocratico francese che gli affibbia il soprannome di Coco. Restia, la ragazza comincia con lui una convivenza che la porterà a conoscere il vero amore e il proprio ineluttabile destino...

E’ un film elegante "Coco Avant Chanel", e non solo grazie ai vestiti e ai cappelli che popolano come personaggi aggiunti la pellicola. La regia della regista Anne Fontane, garbatamente efficace e pungente come solo la vera eleganza sa essere, coinvolge fin dalle prime battute. Ovviamente è la Tatou a contribuire a questa ipnosi emotiva, che tra rispostacce e intuizioni stilistiche lascia semplicemente incantati.

recensione presa da Filmup
si puo leggere completa qui


mia opinione

Perchè vedere quel film: poteva essere un'occasione
interessante per leggere un pezzo di storia
attraverso il mutamento di una vita,
di una cultura..la moda come campo di
manifestazione artistica.
Poteva: per me rimane  solo
la brava attrice che,
mettendoci corpo e faccia
cerca di non far dimenticare,
per sempre questo film
linodigianni alle 19:47 in: recensioni, film
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domenica, 21 giugno 2009
Diario di rondine
Zoom della copertina
Titolo Diario di rondine
Autore Nothomb Amélie
Prezzo € 12,50
Prezzi in altre valute
Dati 2006, 112 p., brossura
Traduttore Capuani M.
Editore Voland  (collana Amazzoni)
Dopo una delusione d'amore il giovane protagonista, per evitare di soffrire ancora, decide di annientare la propria sensibilità e diventa un sicario. Freddo e spietato, solo il sangue delle sue vittime sembra procurargli piacere, fino al giorno in cui gli viene ordinato di uccidere un ministro con tutta la sua famiglia. Il diario segreto della figlia adolescente del ministro risveglia in lui una morbosa curiosità, che si trasforma ben presto in ossessione sconvolgendo in modo imprevedibile il suo destino... Un'insolita storia d'amore in puro stile Nothomb: personaggi che agiscono al di là del bene e del male per un romanzo eccentrico e dalle sfumature dark.( sintesi da ibs)

mio giudizio: 
Gioca e rigioca a cercare di "epater le burgeois"
ma a lungo andare, secondo me,
diventa stucchevole e il gioco non le riesce.
Praticamente sempre una variazione dell'igiene dell'assassino.

linodigianni alle 20:48 in: recensioni, libri, lettura, linodigianni
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giovedì, 18 giugno 2009
lunedì 7 gennaio 2008
segni

In mezzo alle pagine del libro, strano, eppure le avevo le chiavi, controlla il gas se è chiuso, stavo cercando delle parole che, guardi se c’è posta per favore ? forse che l’uso delle pentole è meno importante ?
Bianco, e poi grigio, cenere, carta da zucchero, canna di fucile.
Occhi. Aperti. Chiedono perché.
Tutte le parole del mondo, i cibi, tutti gli oggetti. Tolti dalle tasche, sul tavolo.
Con la mano, nella mia mano, il caldo del sole rimastomi dai giardini Luxembourg di Parigi, accompagno i figli dei Comunardi a morire.
I figli dei braccianti vedranno i banchi di scuola, e poi i campi.
Per quelli piccoli oggi, dipende.
Se trovi l’acqua, se eviti l’aids, se mangi, se niente pulizia etnica- puoi sorridere.
Se non ti hanno comprato il cellulare giusto, piangi pure, sei finito.
Bianco, e poi grigio, cenere, canna da zucchero, carta di fucile
.

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linodigianni alle 17:28 in: poesie, poesia, poesie mie
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martedì, 16 giugno 2009







Aspetta, non andare via di
corsa.
( Un momento, il tempo di un caffè? )
Io sono stato in quella stazione.

Il capostazione ci aveva chiusi
nella sala d'aspetto, per
proteggerci.

Mettiamo che avessero paura,
che non sapessero che fare.

La cosa piu' terribile è stato vedere
lui, musicista, fisarmonica, rumeno

Steso per terra.
La moglie che saltellava
Disperata
Saltellava, capisci?

Perchè nessuno le dava
retta.
In nessuna lingua del mondo.

"Nessun soccorso per il mio Petru in agonia"
La moglie del romeno ucciso: "L'ambulanza solo dopo mezz'ora"
di Cristina Zagaria

COME SIAMO DIVENTATI - Molte le riflessioni autocritiche. "Ma come siamo diventati - si interroga patrizia064 - non riesco a trattenere le lacrime: siamo belve, ricordatevene quando ai semafori non rivolgete neanche un sorriso a chi sta peggio di noi". Dicedavita29: "Francamente non so dire come mi sarei comportata, vorrei poter dire che davanti a un uomo agonizzante non sarei scappata, ma onestamente non lo so. Quello che so è che vedendo questa scena ho provato un senso di orrore profondo per come le persone hanno reagito, per come sono scappate, per come hanno evitato ogni contatto. Allucinante che solo dopo un po' di tempo qualcuno si sia fermato vicino. Addirittura più tremendo della sparatoria è stato, per me, il comportamento delle persone, che metto sullo stesso piano di quelli che hanno sparato". "Sono sconvolto - spiega nvighi - sconvolto dall'idea che, magari, anche io mi sarei potuto comportare come quei passanti...Passanti che non sono bestie, probabilmente sono persone normali, genitori, fratelli...Come me. Persone che guardando i filmati che ho appena visto, forse, sarebbero inorridite. Persone che poi si sono trovate a dover fare i conti con se stessi...Chissà cosa avrei fatto io...Mi guardo allo specchio e non lo so più dire. Cosa mi è successo, cosa ci è successo...Guardiamoci tutti allo specchio dritti negli occhi. Invece di giudicare gli altri dallo schermo di un computer, chiediamoci cosa avremmo fatto noi. E, quale che sia la risposta, chiediamoci il perchè del nostro comportamento. In bocca al lupo a tutti noi, che eravamo diversi".
linodigianni alle 21:46 in: poesie, poesia, poesie mie, petru
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martedì, 16 giugno 2009
More about Niente


" A Manila, quando vogliono sgombrare uno slum,
prendono un gatto o un topo( un cane no, dura troppo poco)
lo intridono di kerosene e lo rilasciano tra le baracche"

Un libro strano, un libro da leggere. L' autore è un antropologo che vive sul campo da 4o anni.
Non possiede un telefonino. Di formazione è un fisico.
Questo libro non è un saggio. Anche questo mi convince.

Per esempio, la favela, lo slum. Uno slum di un paese ricco, del Nord del mondo,
potrebbe essere un quartiere residenziale, in Nigeria.
E' interessante notare che poche istituzioni si occupano della gestione operativa
e organizzativa degli slums..tra questi, guarda-guarda: i sistemi militari Usa.
" Chi controllerà le città, detterà il futuro del mondo" A Sadr City, Gaza e Mogadiscio,
si stanno portando avanti col lavoro.

Sono andato a sentirlo di persona, mi è sembrato onesto.
Anche il suo condividere sul campo, invece di
studiare sui libri.
linodigianni alle 16:30 in: libri, lettura, povertà, slum, albert salza
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lunedì, 15 giugno 2009


Piazza Castello, Torino
Il giorno che morì Pavese, suicida.
Foto© Lino Di Gianni


Un passo , un altro passo
stretta al braccio della figlia.

Lei, la mamma, un volto antico,
scavato, con i grigi e i neri
in lotta con il rossetto
avanzato, trovato nel cassetto.

Lei, la figlia, ancora non vecchia
una faccia virginale da statua di cera.
Come se si essiccasse dall'interno.

Forse di un paese della provincia
forse klo stesso panettiere e
macellaio da quarantanni.

Un po' di patata sbriciolata
nella minestrina.
Qualche pastarella finchè era vivo lui.
Ora c'è la nonna, ma non capisce
ride sempre e dice sempre mariavergine.

All'ospedale han portato le urine
ma si guardavano intorno
per passarle di nascosto.

E quando han tirato il sangue
la figlia ha tenuto a lungo
il braccio, piegato,
come una benedizione.

La vita, per loro
sarà come chi guarda
la televisione, che ti cambiano
il canale e ti spengono.

Io guardavo il riflesso nel
vetro, ecco quanto duriamo
con tutti i nostri sagrin.

Erano molte fiale, un po'
di poesia, l'ho lasciata lì.


© lino di gianni

( chi volesse visitare un sito
in perenne mutazione: www.linodigianni.it
linodigianni alle 20:39 in: poesie, poesia, poesie mie, linodigianni
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domenica, 14 giugno 2009



C'erano i dischi padelloni, a 33 giri
e c'erano degli scatoloni chiamati giradischi
ne comprai uno con vetro plastica marron.

( Poi, non si troveranno piu le puntine)

C'era l'energetico Contessa,
io preferivo il più amaro Rossini,
narrasi d'un compagno sfigato.

In ultimo, dopo il Cile di Venceremos,
c'era un cantautore terribile,
aspro e deprimente,
aceto sulle ferite: Ivan della Mea

Quella sua canzone sui matti
Io so che un giorno,
quella sulla morte dello studente
che manifestava per Cuba
Giovanni Ardizzone.

E quella canzone splendida che faceva
Se il cielo fosse d'inchiostro
e tutti i mari di carta.

Poi, col tempo
scriveva ogni tanto
sul Manifesto, pezzi aspri
e sinceri come il vino troppo
forte d'altri tempi.

Io so, so che un giorno
lo ritroverò a suonare
insieme a Victor Jara,
con un quaderno di accordi
tenuti insieme da uno spago
e la chitarra. di quelle
da usare nelle strade.
Ciau, Ivan

linodigianni alle 21:21 in: ivan della mea
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domenica, 14 giugno 2009


clicca per ingrandire
foto di lino di gianni
image Mole Antonelliana Torino tutti i diritti riservati


Nella zona più povera
Balon, le facce sono diventate
Marocco, a ricordare gli occhi
carbone ardente siciliani, calabresi.

Nel mercato di Porta Palazzo, a vendere
vestiti adesso cinesi.

Ho portato amica senegalese
un giro, mattino, alle 6
prima di sole giaguaro
prima di macchine
prima di shopping.

A cercare i Torelli verdi
fontanelle rimaste, che gettano acqua
negli angoli delle barriere.

Stanno sparendo, insieme alle biove,
pezzi di pane duro e croccante.

Lei mi ha detto che anche nella tua
città, se fai attenzione,
puoi vedere girare la jena della savana.
linodigianni alle 09:02 in: poesie, poesia, foto, poesie mie, torino, linodigianni, mole antonelliana
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sabato, 13 giugno 2009
32 Ody in campagna ::


Per tornare a casa, Ody fa una strada che costeggia la campagna.
Dietro, sul fondo del suo Ape , qualche cassetta con foglie di pesca avanzate.

Quasi in vicinanza del suo paese, Cicengo,
gira per una stretta strada che sale e scende tra prati collinosi e curve che...
linodigianni alle 22:25 in:
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sabato, 13 giugno 2009


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Thai ad Avi Little Lake 2009
© lino di gianni
linodigianni alle 18:35 in: foto, linodigianni
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