mercoledì, 25 gennaio 2006
Un giorno volevo fermarmi a
guardare una torre, ma la torre non c'era.
Allora pensai di mettermi come chi guarda
dalla finestra di una torre,e osserva il passante
fisso in osservazione.
Dunque, eravamo io e sta torre che non c'era
e pensai che le ombre, che strano,pero' erano
tre, c'era anche quella di una donna che guardava
me e la torre, si, insomma, la torre pensata,
e allora dissi, ma vuoi vedere che legge i pensieri,
e poi mi tocca pure spiegare che, è vero, a volte
ci crediamo di non essere visti,
ma poi, ma tu guarda, si vedon gli effetti.
E insomma, ero lì con sto gran casino,
non ti viene una tizia che mi chiede la strada?
per dove ci dico?ha importanza? risponde,
magari quella che fece
cheneso, marco Polo, o Colombo
se no, dico io, c'è rischio di perdersi?
ma va, dice lei, è che m'ero fissata
di trovare una torre, ma vedo solo
domande, delle ombre,
e qualcuno che ascolta.
ps. eikos adonai instar biblòs( variante alessandrina del gambetto di Donna)
Fischer contro Capablanca cavallo in E8, La Donna dà scacco.
Scacco, non Matto.

martedì, 24 gennaio 2006
In un'ansa della grotta
tra il ginocchio e l'anca
s'impigliano i tuoi capelli alga
bocca avida di risacca.
Nella danza del piede
imprimi un sole sulla sabbia
scuoti l'ombra del cuscino
il lungo letto dell'orizzonte.
Mi metto a filo per vederti
e mi raccogli
inventando per me
anche la memoria dell'acqua
che lasciano i pesci
nella bocca dei gabbiani
altre poesie mie
lunedì, 16 gennaio 2006
qualche giorno fa, nella rubrica lettere di Repubblica, una classe di ragazzini di scuola media
della Sardegna, Olbia, Sassari..scriveva che avevano appreso con dolore della condanna a morte
confermata per "Orso che corre". Loro, i ragazzini, per protesta, non compreranno ne' vedranno piu film
di quell'attore, il governatore della California.
Ecco, piccoli semi crescono. Non disperiamo.Se ce la facciamo.
Vogliono uccidere Orso che corre
A San Quentin è pronta la forca per Ray Allen, un vecchio cherokee dell'Oklahoma. Ha 76 anni, è malato, da 27 anni in carcere. Respinto l'ultimo appello, il 17 gennaio l'esecuzione. Non è un santo né un pericolo pubblico. E' uno dei tanti nativi negli Usa a cui è stata rubata la geografia, falsificata la storia, usurpata la realtà quotidiana. Un sistema giudiziario corrotto e sempre più repressivo, peggiorato dopo l'11 settembre, caccia le sue prede tra i poveracci, i pazzi, i neri. E i Pellerossa.
la situazione negli stati uniti(clicca sul link)
"Pensami ogni tanto
sapendo che non sono più nel braccio della morte
ma che sto camminando orgoglioso e libero
Pensami ogni tanto
e non col capo chinato
Tieni il mio amore nel tuo cuore
senti la mia mancanza
ma lasciami andare, lasciami andare.
Ray " Running bear" Allen
" Qualche volta togli i tuoi mocassini
e cammina sulla Madre Terra
fallo per me , per questo vecchio orso.
E qualche notte
guarda Nonna Luna e le nostre cugine Le Stelle.
E trova un bell'albero e abbraccialo per me"
17 gennaio 2005
Pena di morte: giustiziato
il 76enne cieco Allen
È stata eseguita in California la condanna a morte di un 76enne cieco, sordo e che era costretto su una sedia a rotelle.
Malato di cuore e diabetico, Clarence Ray Allen è stato giustiziato con un'iniezione letale poco dopo la mezzanotte, all'indomani del compimento del suo compleanno: era stato condannato a morte nel 1982 per aver organizzato, dal carcere dove scontava l'ergastolo, l'assassinio di tre testimoni che dovevano deporre in tribunale. Poche ore prima della condanna a morte, la Corte Suprema statunitense aveva rifiutato l'atto di clemenza per il condannato che, secondo i suoi avvocati, era troppo vecchio e malato per essere giustiziato. Venerdì scorso anche il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, gli aveva rifiutato la grazia. Allen era il detenuto più anziano in attesa della pena capitale nel braccio della morte a San
Quentin, la prigione nella baia di San Francisco.
venerdì, 13 gennaio 2006

Bud Fields and his family. Alabama. 1935 or 1936. Photographer: Walker Evans.
Source
altre foto, qui
DEPORTEE
Words: Woody Guthrie
Music: Martin Hoffman
The crops are all in and the peaches are rott’nig,
The oranges piled in their creosote dumps;
You’re flying ‘em back to the Mexican border,
To pay all their money to wade back again.
Goodbye to my Juan, Goodbye, Rosalita,
Adios, mis amigos, Jesus y Maria;
You won’t have your names when you ride the big airplane,
All they will call you will be deportees.
My father’s own father, he waded that river,
They took all the money he made in his life;
My brothers and sisters come working the fruit trees,
And they rode the truck till they took down and died.
Some of us are illegal and others not wanted,
Our work contract's out and we have to move on;
Six hundred miles to that Mexican border,
They chase us like outlaws, like rustlers, like thieves.
We died in your hills, we died in your deserts,
We died in your valleys and died on your plains.
We died 'neath your trees and we died in your bushes,
Both sides of the river, we died just the same.
The sky plane caught fire over Los Gatos Canyon,
A fireball of lightning, and shook all our hills,
Who are all these friends, all scattered like dry leaves?
The radio says, "They are just deportees"
Is this the best way we can grow our big orchards?
Is this the best way we can grow our good fruit?
To fall like dry leaves to rot on my topsoil
And be called by no name except "deportees"?
Goodbye to my Juan, Goodbye, Rosalita,
Adios, mis amigos, Jesus y Maria;
You won’t have your names when you ride the big airplane,
All they will call you will be deportees.
Deportati
la raccolta è terminata e le pesche cominciano a marcire
le arance sono ammucchiate nei loro depositi di creosoto
li state riportando indietro al confine messicano
dove pagheranno tutti i loro soldi per attraversarlo di nuovo
addio Giovanni addio Rosalita
addio amici miei Salvatore e Maria
non avrete più i vostri nomi quando salirete su quell'aereo
vi chiameranno soltanto deportati
il padre di mio padre attraversò il fiume
gli rubarono i risparmi di tutta una vita
i miei fratelli e le mie sorelle lavoravano alla raccolta della frutta
tirarono avanti la carretta fino alla morte
alcuni di noi sono clandestini altri indesiderati
il nostro contratto di lavoro è scaduto e ce ne dobbiamo andare
seicento miglia dal confine messicano
ci cacciano come banditi come fuorilegge come ladri
siamo morti sulle vostre colline e nei vostri deserti
siamo morti nelle vostre valli e sulle vostre pianure
accanto ai vostri alberi e nelle vostre foreste
sulle due sponde del fiume siamo morti allo stesso modo
l'aereo prese fuoco sopra il canyon di los gatos
una palla di fuoco scosse le colline
chi sono tutti questi amici sparpagliati come foglie secche?
la radio dice erano solo dei deportati
è questo il modo migliore di coltivare i nostri orti?
è questo il modo migliore di coltivare i nostri frutteti?
cadere come foglie secche e marcire sul terreno
e non essere chiamati con nessun nome eccetto deportati?
addio Giovanni addio Rosalita
addio amici miei Salvatore e Maria
non avrete più i vostri nomi quando salirete su quell'aereo
vi chiameranno soltanto deportati
-----------------------
Il 28 gennaio del 1948, in un incidente aereo in California, vicino al confine con il Messico, persero la vita 28 "deportati" ovvero 28 lavoratori messicani che stavano per essere forzatamente rimpatriati.
Il loro permesso di soggiorno era scaduto, insieme col contratto di lavoro, pertanto venivano rispediti in Messico da dove avrebbero cercato con ogni mezzo di tornare negli States.
Era questa la vita dei lavoratori stagionali, impiegati soprattutto nella raccolta della frutta, nei campi della ricca California.
Il giorno dell'incidente aereo la radio locale diede subito la notizia precisando che erano morti "soltanto" dei deportati.
Woody Guthrie scrisse il testo di questa canzone, che fu poi musicata, dieci anni dopo, da Martin Hoffman, e cantata per la prima volta da Pete Seeger nel 1958.
Questa canzone l'ho ascoltata per la prima volta nel '75, dal vivo, in un concerto a Rovereto e a cantarla (in inglese) con accompagnamento di chitarra e armonica era Edoardo Bennato.
-----------------------
Da "The Woody Guthrie songbook" (vedi bibliografia) - Traduzione e note di Fabrizio Piazza
mercoledì, 11 gennaio 2006
Quanti uccelli si levarono in volo, quel giorno?
E il re promulgò l'amnistia,
E il liquido nella bottiglia, gelò
E un ragazzo cinese
rubò un bacio sull'altalena
Quando il lucarino di vetro
apparve tra le mani di mariagiovanna
e tutti dissero sia certificata
la sua possessione
E lei che ancora non leggeva le parole
fece volare la statuetta
perchè, pensò, questo fanno gli uccelli
come certi bambini
con le parole di vetro.
(dedicato a una bambina, e alla sua maestra
perchè riescano nella difficile Arte
di far volare un Lucarino di vetro, a dispetto e disdoro
di chi vorrebbe certificare questa arte
come Handicap e basta)
lunedì, 09 gennaio 2006
Bigiotteria da "vu cumprà"
Nella foto, la bancarella di alcuni emigranti nel 1910 in Germania, simile a tante altre allestite dagli italiani nel mondo. Un poemetto di Giovanni Pascoli, "Italy", racconta la storia di due fratelli emigranti, Ghita e Beppe, che rientrano dall'America a Caprona, un paese vicino a Castelvecchio, con la nipotina Molly ammalata di tubercolosi: "A Caprona, una sera di febbraio / gente veniva, ed era gia per l'erta, / veniva su da Cincinnati, Ohio?". I protagonisti parlano una lingua che e uno strano impasto di toscano, italiano, inglese e slang "broccolino". E offrono la loro merce in mostra su un "fruttistendo" (in inglese fruitstand = bottega di fruttaiolo) urlando: "Cheap! Cheap! Cheap!" ("Affare! Affare! Affare!"). E dicono ai clienti che li, "oh yes", si vendono "checche, candi, scrima?". Cioe, spiega lo stesso poeta nella nota, cakes (paste, pasticci) candy (canditi) e ice-cream, gelati.
una carrozzina lenta, col motorino, in mezzo ad una strada stretta
a Porta Palazzo.Alla guida una donna anziana, disabile, con mantella e cappuccio rosso
e gambe tese in avanti.
Dietro, in processione,tante macchine.
Primo della fila, un camioncino bianco guidato da un uomo nero.
All'ufficio postale, una donna anziana, del Sud,a stento arriva all'altezza dello sportello,
a gesti si fa capire, di darle un modulo in bianco.
A scuola chiedo alla ragazza diciottenne californiana,li sparate voi i fuochi a Capodanno?
No, son proibiti..Ah dico io, pistole e fucili-si..i fuochi no
Alla donna dell'Ucraina chiedo, ma hai visto sti russi che casino, col gas?
Eh, dice lei, io a casa mica c'ho il metano come da voi, e un operaio prende 300 euro.
Beh, in Russia, dice l'altra, da noi prendono solo 200 euro
E in California, chiedo io? 1800 euro, pero' l'università per un anno costa 15.000 euro
Cavolo, dico, e tu che farai,letterario o scientifico?
Me mi piace leggere, dice la giovane americana, i russi, Tolstoi,war and peace..
pero' mi piace anche il jazz e il rap di Eminem..
La russa mi porta i cioccolatini e mi fa vedere i pupazzetti
di babbo natale e sua nipote: si chiamano Nonno gelo e Neve
Tu pensa, mi dicono i coniugi argentini, trovarci qui a 60 anni a studiare insieme l'italiano
Eh,faccio io, tiene allenata la testa, studiare una lingua
la brasiliana trentenne mi guarda scettica, pensando che non trova lavoro
perchè non sa parlare perfettamente almeno tre lingue, mentre in brasile era responsabile
dell'ufficio rimostranze di Sky
La ragazza polacca, per lavorare in Italia, ha dovuto farsi assumere come colf dal suo fidanzato
pur di ottenere il permesso di lavorare.
ps. Daniel1, ragazzo rumeno, viene dalla campagna, parla poco e capisce quasi niente,
si fa 5 ore da elettricista, poi viene da me
Daniel2, ragazzo rumeno, viene dai computer, che sono il suo sogno, costruisce computer
e installa software in nero, e balla e veste come Manu chao.
Insegna alle donne marocchine come muovere il mouse
Le donne marocchine, mi dicono loro, non vanno Firenze o Roma, troppi stranieri malvestiti..
Alle donne dell'est non ci piacciono i neri e i marocchini
Alle donne africane dan fastidio i bianchi con pregiudizio..
Mica è facile insegnare una lingua a chi ha capito, da tante cose, come vanno le cose del mondo.
E allora io viaggio, sulle loro barche, e con le onde che portano, ogni tanto butto l'ancora
nei loro paesi. E pensare che per tutti sti viaggi, mi pagano pure.
lunedì, 09 gennaio 2006
di Franco Carlini e Patrizia Feletig
condotto da Franco Carlini
regia di Cettina Flaccavento
Da lunedì 9 gennaio 2006 a venerdì 3 febbraio andrà in onda su RadioTre alle ore 18,00 "La follia dell'utile" un ciclo dedicato al dono e all'altruismo. Tutti i giorni, dal lunedì al venerdì.
Nella società moderna dominata e consacrata al "idolo" dell'utile, è convinzione comune che il dono sia raro e la gratuità impossibile. Soprattutto si ritiene che i comportamenti altruistici siano irragionevoli perché è inverosimile donare senza rimetterci. Sono antitetici alla logica di un ritorno dell'investimento.
Nelle 20 puntate, attraverso le conversazioni con studiosi di varie discipline, il dono viene narrato attraverso le molte lenti di storia, economia, sociologia, filosofia, antropologia e persino del buon senso empirico che scaturisce dalla vita quotidiana. Un percorso che condurrà l'ascoltatore in epoche e luoghi diversi, spaziando tra culture e specie.
Al di là della socialità primaria dove gli si riconosce legittimità, il dono come omaggio all'oscuro dio dell'inutile e del dispendio è generalmente rifiutato e contrastato dall'ideologia dominante, semmai relegato nella sfera artistica e soprattutto religiosa. Al più, sotto la veste caritatevole, il dono, diventa compensazione agli eccessi del mercantilismo.
Addentrandosi nella topografia dell'altruismo e della filantropia, si scoprirà invece che il dono non è trascendente o irrazionale ma è esattamente l'altra faccia - la più significativa - della società umana, di importanza almeno pari alle motivazioni utilitaristiche. Pur rimanendo la parte più incantata e fantasiosa della vita sociale ed economica moderna, anche il dono segue una logica. Pur essendo libero da regole, il comportamento oblativo si conforma a rituali e codici magari non esplicitati ma sempre condivisi.
E così l'assunto di partenza dell'homo oeconomicus che prende, calcola e capitalizza in contrapposizione all'homo largitor che offre senza rifletterci si capovolge. Il comportamento altruista non rappresenta più una devianza rispetto alla pulsione primaria e irriducibile dell'egoismo. Piuttosto è il calcolo esclusivo del proprio tornaconto che si rivela un errore, una distorsione, rispetto alla naturale indole umana di aiutare, condividere, collaborare e cooperare.
domenica, 08 gennaio 2006

S' i' fossi foco
S' i' fossi foco, arderei lo mondo ;
S' i' fossi vento, lo tempesterei ;
S' i' fossi acqua, io l'annegherei
S' i' fossi Dio, mandereil' n profondo ;
S' i' fossi papa, sare' allor giocondo
Che tutt' i cristïan tribolerei ;
S' i' fossi 'mperator, sai che farei ?
A tutti mozzarei lo capo a tondo
S' i' fossi Morte, andarei da mio padre ;
S' i' fossi Vita, fuggirei da lui :
Similemente faria di mi' madre.
S' i' fossi Cecco, com' i' sono e fui,
Torrei le donne giovani e leggiadre,
E vecchie e laide lasserei altrui.