lunedì, 27 febbraio 2006
Dunque,la storia che scrivero' è vera o inventata?
C'era una volta, e c'è ancora
una classe prima elementare, con tanti bambini,
tra i quali due , diversi che piu diversi, non si puo'.
Per la prima bambina, sia dato un sostegno- tuono' il direttore.
Per la seconda bambina- risorse interne promettiamo.
Ora, mettiamo che l'insegnante di sostegno della prima bambina
faccia molte riunioni e poco materiale didattico
mettiamo che, per la seconda bambina, la maestra prepari
ogni giorno, per ore e ore, e giorni e giorni,
schede che la bambina "brucia" in mezz'ora.
Risultati: la seconda bambina andrebbe certificata
dall'Equipe dell' Asl, che non vuole- perchè ha poche risorse
oppure bocciata, perchè non ce la fa da sola
oppure promossa, ma senza aiuto di un sostegno
la maestra darà fuori di matto.
Da una parte,la maestra, la madre
dall'altra il Direttore, L'Asl..
E questa bambina, che ti guarda con gli occhi chiedenti
che fine farà nella storia?
Tu che dici, rivolgersi ai giornali, a un avvocato..
o son cose che succedono tutti i giorni, e che ci vuoi fare signora mia?
Io, il poco che posso, intanto ,ne parlo.
Che non si sentano sole, in questa giungla di burocrati.
domenica, 26 febbraio 2006

Cara amica/o , o lettore di passaggio..
ci aiuti a trovare chi versa 10 quote da 10 euro ciascuna
per adottare a distanza l'ottavo bambino?
Abbiamo solo due giorni di tempo.
Lo so, non leggi, non hai tempo, non c'hai soldi..non ti fidi
e poi chi siete voi, boh..
Ou, se ti vuoi informare, c'è tutto un blog che ti spiega..qui
In poche parole: da 3 anni, due gruppi di persone che
si servono della tecnologia per micro-progetti(utopie concrete)
adottano bambini africani a distanza.
Poi inviamo , attraverso bollettini postali,
le quote ad un gruppo di frati che opera in loco
e finanzia la frequenza scolastica di 7 bambini, per un anno.
Ci pensi, ci aiuti? Puo' essere?
'Na specie di albero che cammina, no?
lunedì, 20 febbraio 2006
lunedì, 13 febbraio 2006

popolazione, scattata sul posto in Kuwait- foto inedite
guarda la stanza, la donna e la bambina..chi li stava fotografando?
altre foto qui
sabato, 11 febbraio 2006

E’ MANCATA SUED BENKHDIM
La pace perde un’artigiana e i bambini di strada una mamma
Nella mattinata di oggi (venerdì 10 febbraio 2006), sull’autostrada Torino Milano, in un terribile incidente è morta la storica educatrice e mediatrice culturale torinese Sued Benkhdim, presidente dell’associazione di volontariato “Diafa Al-Magrib” e docente di comunicazione interculturale alla Ca’ Foscari di Venezia.
Chi era Sued benkhdim?
Sued nasce il 28 gennaio del 1959 in un quartiere popolare di Casablanca, (aveva compiuto 47 anni da pochi giorni). Tutto sembrava destinare la piccola Sued ad una vita rinchiusa nella stretta cerchia familiare: femmina, di famiglia modesta e di più disabile… ma pensare così era contare senza la sua straordinaria forza interna.
Sued compie brillanti studi di letteratura a Casablanca la sua città d’origine e poi riesce ad andare a proseguire gli studi in Danimarca.
Nel 1987, arriva in Italia, dalla Danimarca. “Sono prima andata a Roma per insegnare alla Sapienza.” Mi disse nell’ultima intervista che mi ha concesso in ottobre scorso, “Avevo finito di studiare in Danimarca. ma il clima nordico mi era difficile da sopportare e il mio stato di salute ne risentiva molto. Allora ho chiesto di essere mandata da qualche parte sul mediterraneo. L’Italia ha subito accettato la mia candidatura. Ma si aspettavano una docente alta, bionda e con gli occhi azzurri. Ma è arrivata una mediterranea mora e piccolina e per di più con un passaporto verde scritto in Arabo. È stato subito chiaro che non era possibile. All’epoca la mentalità non era matura per accettare dei docenti provenienti dai nostri paesi.”
Allora poco dopo, per motivi di lavoro, arriva a Torino. Da quel momento non ha cessato di lavorare e militare per i diritti degli “ultimi”: Quegli a cui non pensa nessuno.
E’ stata tra le prime operatrici socialie mediatrici culturali ad occuparsi degli immigranti in genere ma soprattutto delle donne e dei minori non accompagnati.
Da anni, instancabilmente, cerca di migliorare la vita dei bambini sfruttati, quelli che vengono classificati al meglio come “piccoli vu-comprà” e al peggio “baby pusher”.
Sued Benkhdim era diventata da anni un simbolo vivente della falsità dei cliché d una comunità marocchina chiusa su se stessa e di una donna marocchina passiva e sottomessa alla tirannia dei maschi. Sued era l’immagine di una comunità Marocchina attiva, propositiva e aperta al dialogo con tutti. Proprio quella che nessuno sembra voler vedere. Perché non conferma le idee preconfezionate, non fa i titoloni, non fa vendere i giornali.
Da stamattina, il dialogo (in un momento di forte bisogno) perde una delle sue più sicure costruttrici e questa sera i “baby pusher” del Valentino e di altrove, forse non lo sanno ancora, ma sono ancora un po’ più orfani, un po’ più soli e emarginati nella città ostile … Hanno perso un’altra madre.
Karim METREF
Autoformazione su "Minori stranieri"
sabato, 04 febbraio 2006
La farsa olimpica
mercoledì, 01 febbraio, 2006
I Giochi Olimpici di "Torino 2006" che fra pochi giorni prenderanno il via, non mancheranno di essere ricordati a lungo. Ma non saranno atleti, medaglie e prestazioni sportive ad essere oggetto della memoria, in quanto proprio lo sport si manifesterà come il grande assente di queste Olimpiadi.
Mai come in questo caso (anche se nella storia olimpica recente i precedenti certo non mancano) gli unici veri protagonisti dei Giochi, fin dai primi momenti della loro preparazione, sono stati il business selvaggio, la speculazione indiscriminata, il mancato rispetto dei diritti dell'individuo, l'assoluto disprezzo nei confronti del territorio e dell'ambiente. L'organizzazione della manifestazione, che per ironia della sorte annovera fra i suoi palcoscenici proprio quella Valle di Susa che ha avuto il coraggio d'insorgere contro l'ennesima speculazione portata avanti dai grandi poteri politici, economici e finanziari, ha fatto fino ad oggi parlare di sé per peculiarità che non rivestono in verità un carattere prettamente sportivo.
L'aver bruciato, in un paese come il nostro che oggettivamente non versa certo in un buon stato di salute economica, enormi risorse finanziarie per circa 4 miliardi di euro (l'equivalente del progetto per il ponte sullo stretto di Messina) nella costruzione d'infrastrutture invasive e spesso di dubbia utilità e nella cementificazione sistematica delle località montane teatro delle future gare, non è stata un'azione dalla quale potere esperire i dettami di quello "spirito olimpico" che avrebbe dovuto animare gli organizzatori.
Il sistematico utilizzo nei cantieri olimpici, che hanno trasformato Torino in una città più adatta alle talpe che non al normale deambulare degli esseri umani, di manodopera in nero pagata dai 3 ai 5 euro l'ora e privata dei più elementari diritti che spettano a un lavoratore, si è rivelato uno "sport estremo" che è stato causa d'innumerevoli incidenti in quella nuova disciplina olimpica che è il "lavoro tramite caporalato".
L'assunzione di circa 40.000 volontari ai quali demandare la manovalanza nella macchina organizzativa e nella gestione dell'accoglienza ha contribuito a creare una nuova forma di occupazione a costo zero che anziché distribuire ricchezza si contenta di dispensare quei buoni sentimenti (purtroppo ipocalorici e poco commestibili) tanto cari agli organizzatori del Toroc che ne fanno volentieri a meno devolvendoli a piene mani. Questi volontari saranno gratuitamente forniti di una divisa sgargiante che, per aiutare l'occupazione piemontese, si è pensato bene di fare fabbricare in Cina.
Almeno 15.000 uomini delle forze dell'ordine invaderanno Torino e le vallate olimpiche per garantire la sicurezza degli atleti, degli addetti ai lavori e degli abitanti, anche se gli abitanti, in special modo quelli della valsusa, dopo le recenti esperienze ritengono di sentirsi molto più sicuri quando caschi scudi e manganelli evitano di fare capolino di fronte alle loro case.
Il "braciere olimpico" nel quale arderà il sacro fuoco, il più grande della storia, brucerà 8000 metri cubi l'ora di gas, per un totale di circa 3 milioni di metri cubi durante l'intera durata dei giochi, tutto ciò mentre a causa della penuria dei rifornimenti russi, lo Stato ha chiesto ai cittadini di diminuire il riscaldamento nelle case per far fronte all'handicap energetico.
Il business collegato agli sponsor, fra i quali spiccano nomi quali "Coca cola", "Adecco", "Mc Donald" e "Finmeccanica (fra i più grandi magnati mondiali della produzione di armi)" tutte multinazionali che notoriamente trovano nello spirito olimpico e sportivo la vera ragione della propria esistenza, si è rivelato quanto mai redditizio. Talmente remunerativo da avere dato origine ad un vero e proprio "supermercato olimpico" nel quale saranno in vendita gadget di ogni genere e foggia, intere collezioni di abbigliamento, scarpe, occhiali, tazze, profumi, puzzles, vini, cioccolatini ed ogni altro oggetto sul quale sia possibile applicare un logo.
In ossequio alla Coca Cola, fra gli sponsor più impegnati nel campo del sociale, soprattutto in Colombia dove risulta essere leader indiscussa in questo genere di tematiche, gli organizzatori sono perfino riusciti a superarsi, dimostrando una volta di più che al peggio non vi è mai limite. La fiaccola olimpica, disegnata con una foggia avveniristica che non avrebbe mancato di entusiasmare Filippo Tommaso Martinetti, ed opportunamente griffata con il marchio della bevanda è stata deputata ad attraversare le strade di ogni città e cittadina del nostro Paese, nella quale fossero presenti almeno un migliaio di anime in grado di recepire il "messaggio olimpico" opportunamente veicolato da furgoni e banchetti della multinazionale. Alcune volte nel proprio incedere fra le vie cittadine i tedofori che si sono fatti carico di trasportare la fiaccola sponsorizzata sono stati oggetto di contestazioni veementi da parte di cittadini che non sono riusciti a cogliere lo spirito di sport e convivialità che traspare in maniera adamantina da questi Giochi Olimpici. Tutta colpa ovviamente dei NO TAV valsusini che hanno innescato nel paese il germe del sospetto e della contestazione.
La cosa più avvilente fra tutte è che mancano ancora alcuni giorni all'inizio delle Olimpiadi e per almeno un mese saremo costretti a sopportare la farsa di questa manifestazione divisa a metà fra business e speculazione edilizia, ma in grado di catalizzare tutta l'attenzione mediatica, poiché lo spirito olimpico, si sa, in fondo in fondo è quello che conta.
di Marco Cedolin, scrittore impegnato da anni nella collaborazione con alcuni fra i più importanti siti web della controinformazione, studioso di economia, ambiente e problematiche legate alla comunicazione. Ha scritto centinaia di articoli su svariate tematiche che spaziano dalla salvaguardia ambientale, ai media, alle problematicità insite nel modello di sviluppo attuale.
mercoledì, 01 febbraio 2006
Corrientes tres cuatro ocho, segundo piso, ascensor,
No hay porteros ni vecinos, adentro cocktel de amor.
Pisito que puso Maple, piano, estera y velador,
Un telefn que contesta, una fonola que llora,
Viejos tangos de mi flor y un gato de porcelana pa que No maulle el amor.
Y todo a media luz, que es un brujo el amor,
A media luz los besos, a media luz los dos.
Y todo a media luz, crepsculo interior,
Que suave terciopelo la media luz de amor.
Juncal doce venticuatro, telefonea sin temor,
De tarde t con masitas, de noche tango y amor,
Los domingos t danzante, los lunes desolacin.
Hay de todo en la casita, almohadones y divanes como en botica,
Coco, alfombras que no hacen ruido y mesa puesta al amor...
mercoledì, 01 febbraio 2006
Ya se va para los cielos
ese querido angelito,
a rogar por sus abuelos,
por sus padres y hermanitos.
Cuando se muere la carne,
el alma busca su sitioa
dentro de una amapola
o dentro de un pajarito.
La tierra lo está esperando
con su corazón abierto;
por eso es que el angelito
parece que está despierto.
Cuando se muere la carne
el alma busca su centro
en el brillo de una rosa
o de un pececito nuevo.
En su cunita de tierra
lo arrullará una campana,
mientras la lluvia le limpia
su carita en la mañana.
Cuando se muere la carne
el alma busca su diana
en los misterios del mundo
que le ha abierto su ventana.
Las mariposas alegres
de ver al bello angelito
alrededor de su cuna
le caminan despacito.
Cuando se muere la carne
el alma va derechito
a saludar a la luna,
y de paso al lucerito.
¿Adónde se fue su gracia,
dónde se fue su dulzura?
¿Por qué se cae su cuerpo
como la fruta madura?
Cuando se muere la carne
el alma busca en la altura
la explicación de su vida
cortada con tal premura;
la explicación de su muerte,
prisionera en una tumba.
Cuando se muere la carne
el alma se queda oscura.
Già sale al cielo
l'angioletto tanto amato
a pregare per i nonni,
papà, mamma e i fratellini.
Quando muore la carne
l'anima cerca un posticino
dentro a un papavero
o in un passerotto.
La terra lo sta aspettando
con il cuore aperto;
per questo l'angioletto
sembra proprio sia sveglio.
Quando muore la carne
l'anima cerca il suo centro
nel fulgore di una rosa
o di un pesciolino nuovo.
Nella piccola culla di terra
lo ninnerà una campana,
mentre la luna gli lava
il visetto la mattina.
Quando muore la carne
l'anima cerca il suo posto
nel mistero del mondo
che le ha spalancato la finestra.
Le farfalle tutte allegre
al vedere il bell'angioletto
attorno alla culla
vanno in giro pian pianino.
Quando muore la carne
l'anima va dritta dritta
a salutare la luna,
passando per la stella del mattino.
Dove è andata la sua grazia,
dov'è finita la sua dolcezza?
Perché il suo corpo cade
come la frutta matura?
Quando muore la carne
l'anima cerca lassù
la spiegazione della sua vita
interrotta così in fretta;
il motivo della sua morte,
prigioniera in una tomba.
Quando muore la carne
L'anima rimane oscura.
Una delle stimmate più strazianti della povertà è l'altissima incidenza della mortalità infantile. Fame, acqua scarsa o non potabile, abitazioni insalubri, colpiscono in particolar modo i più piccoli, specie nelle zone andine in cui è ancor più difficile per i rari e lontani medici arrivare in tempo per una diagnosi, una cura. In queste condizioni, il dolore per la morte di un bambino appartiene al regno dell'ineluttabile. Non così per il timore che alla creatura non ancora battezzata possa essere precluso il Paradiso: in questo caso l'intera comunità si raccoglie per dar vita ad un rito commovente, in cui il bimbo viene vegliato tutto vestito da angioletto, tunica bianca e ali dorate, così che la sua anima possa volare dritta al cielo a cui appartiene per diritto divino e, almeno quello, inalienabile.