giovedì, 30 marzo 2006
Nel tempo che il Budda
impiegò per un battito di ciglia
la vecchia finì di raccogliere il riso
Il pappagallo cerco' di evadere
dalle invisibili sbarre
e nel libro sacro del Bushido
si trovo' ricopiata
l'arte di ridersi addosso.
domenica, 26 marzo 2006

Uno
Le chiavi.Le chiavi appese alla cintura.
Quando se ne andò dalla classe, un bambino disse non le sentiremo più tintinnare, quando arrivi.
Qualcuno aveva rotto lo specchietto della macchina. Senza bisogno di rubarlo.Era il..gratuitamente che lo offendeva.
Non era una zona disastrata, quella. Ma i ragazzini rumeni, giravano. Si esibivano, nei gruppi.
A quell'ora livida del mattino un cane gli corse incontro, pronto ad azzannare.
I cani gli piacevano, ma raggellò. Gridò alla padrona di mettergli museruola e guinzaglio.
Auto,radio,coda,tangenziale,bar.No, quel giorno non sarebbe andata così.
Continua qui
mercoledì, 22 marzo 2006
Basta..non si puo' stare senza conoscere le lingue.
Decido di impararne il più possibile.
Sono altamente refrattario, citrullo, asino.Non trattengo.Niente memoria.
Percio'mi affido al buon cuore degli incontri.
Oggi imparo qualcosa di spagnolo.
Miei insegnanti, due fratelli peruviani e una mujer colombiana.
Si presentano, compitamente, dandomi del lei, i due fratelli.
"Piacere, Da Giau"
"Ah, dico io, il circolo birreria di Torino..da giacomo, no?in piemontese?
"No, da Giau, noi siamo parenti dei gestori..loro erano italiani, veneti, emigrati in Perù"
ma tu pensa,dico io, sempre creduto che volesse dire da giacomo- da Giau, in piemontese.
Mm, mi sa che comincio male, sta mia lezione..
"Noi parliamo spagnolo, francese,inglese e italiano..sai dopo che ci siamo laureati,non c'era lavoro per noi in Perù..dopo che hai venticinque anni prendono altri piu giovani, li pagano poco e li tengono precari"
Conosci la cumbia, mi dice la colombiana?No, dico io..esta bien..ascoltami..
Mi hanno detto che se vado tutti i gioni, forse qualche parola l'imparo.
E pero', già tentai invano di imparare a dire si, no, come va..in polacco, rumeno,albanese, portoghese...allora, non so..
Leggessimo insieme una poesia di Zanzotto..in Veneto?
Pin penin
valentin
o mio ben
te serco intel'fogo intel'giasso
te serco e no ghe riesso
te serco e no ghe la fasso,
pan e dedin
polenta e nasin
chi me fa dormir
chi me fa morir
tuta pa'l me amor
chi me fa tornar
coi baseti che ciùcia
martedì, 21 marzo 2006

Don Luigi Ciotti, una giornata contro la mafia
di Mattia Bianchi/ 21/03/2006
Oggi a Torino, l'11ma Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Un'occasione per riaffermare i valori della legalità e della lotta alla criminalità. Il senso dell'iniziativa spiegato dal suo stesso promotore.
Torino “capitale” dell’antimafia, per creare ponti tra nord e sud, tra est e ovest. Sono queste le finalità della giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa oggi dall’associazione Libera. Un’occasione per riaffermare i valori della legalità e della lotta alla criminalità organizzata, attraverso l’esempio di tanti testimoni che hanno pagato con la vita. Soltanto negli ultimi dieci anni, precisano i promotori dell' iniziativa, 2500 persone sono rimaste vittima del crimine organizzato e di queste 154 sono vittime innocenti. Ma i traffici delle mafie fanno anche altre vittime: ci sono il contrabbando e la tratta degli esseri umani dietro i 3.361 migranti morti alle frontiere della ''fortezza Europa'', circa la metà dei quali annegati nel Canale di Sicilia.
Anticipata ieri dall’incontro tra i familiari delle vittime delle mafie e una veglia ecumenica presieduta dal cardinale Severino Paletto, la giornata sarà aperta dal corteo di oltre 15mila persone, a cui seguiranno gli interventi dei familiari, di rappresentati delle istituzioni, dei sindacati delle associazioni e semplici cittadini. ''La Giornata della memoria e dell'impegno - sottolineano gli organizzatori – è dedicata, soprattutto, ai quei semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell' ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere: quasi 700 nomi che saranno letti, ininterrottamente, dal palco di Piazza San Carlo”. Nel pomeriggio, spazio alla riflessione in seminari di approfondimento sul ruolo dell’informazione (ospiti, Roberto Morrione, Paolo Serventi Longhi e Nicola Tranfaglia), sullo sviluppo economico (ospite don Luigi Ciotti) e sulla legislazione antimafia (ospiti Giancarlo Caselli e Bruno Piazzese). “Insieme ricorderemo tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata: non basta la solidarietà, ci vuole la corresponsabilità. Vogliamo dire che anche le nuove generazioni non hanno dimenticato, sono cresciuti attraverso quei dolori”, - spiega don Luigi Ciotti, presidente di Libera e fondatore del Gruppo Abele, realtà di quel cattolicesimo sociale che tanto continua a dare alla Chiesa.
Don Luigi Ciotti ha spiegato il significato della Giornata in un messaggio diffuso nelle scorse settimane. Una riflessione eloquente che vi proponiamo nella versione integrale.
***
Roma, Niscemi, Reggio Calabria, Corleone, Casarano, Torre Annunziata, Nuoro, Modena, Gela, ancora Roma. quest’anno Torino. Quasi una via crucis, con stazioni sofferenze, ma dove il dolore sa anche costruire speranza e promettere nuovo inizio, essere lievito di assunzione di responsabilità, partecipazione e testimonianza. Portatore di pace. Ma dunque, prima, di memoria e di verità. La Giornata dell’impegno e della memoria, ospitata questo 21 marzo nel capoluogo piemontese, in certo senso è una “carovana”: perché percorre l’Italia, anno dopo anno, città dopo città, per ricordare e ricordarci la lunga schiera di nomi, il tragico elenco di vite spezzate dalle mafie e dalla criminalità; ma “karavan” anche perché presuppone lo stare assieme, si fonda su sensibilità e obiettivi che accomunano. Su una cultura tesa unire, a ricucire ferite e lacerazioni, nella verità e nella chiarezza. Indirettamente e così indicando i rischi connessi all’enfatizzazione dell’individualismo, della competizione, dell’arrivismo. Di quell’egoismo prepotente esibito e anzi urlato che troppo spesso viene proposto ai giovani, da certa televisione e certa politica, come modello, come obiettivo cui tendere. E che, in certi casi e in determinati contesti, si traduce nell’incultura mafiosa della sopraffazione violenta.
Solo camminando insieme, invece, possiamo traversare il deserto per sfuggire all’ingiustizia e fondare una nuova città, una comunità dell’uomo e per l’uomo. Lo diciamo con pazienza e perseveranza da molti anni, nelle scuole, nelle nostre associazioni, sul territorio. Lo diciamo, da 11 anni, in questa giornata simbolica ma viva e rivolta al futuro che è il 21 marzo: insieme, per la legalità, la democrazia, la solidarietà, la responsabilità di una buona e nuova politica. Insieme, con il dovere della memoria da trasmettere alle nuove generazioni e da assolvere noi stessi, senza retorica ma senza rimozioni. Il 21 marzo, come in ogni altro giorno dell’anno, perché legalità, solidarietà e giustizia non possono essere “usate”, ridotte a parole da pronunciare dai palchi, né confinate in un angolo. Perché l’una senza le altre risulta monca e sterile, comodo e ipocrita paravento.
Solo l’alleanza tra gli uomini e le donne di buona volontà, che operano con coerenza, che tengono strettamente unite le parole e i comportamenti, può erigere fondamenta robuste che sostengano la casa comune, la società in cui tutti viviamo e che vorremmo vedere più attenta e capace di sostenere chi fa fatica, gli ultimi della fila, le vittime della violenza e dell’ingiustizia. Perciò il 21 marzo siamo a Torino in un momento che non vuole essere ricorrenza, ma presenza, non manifestazione bensì testimonianza. Un momento vero e pieno, fatto di parole ma anche del silenzio della commozione, di istituzioni ma pure e soprattutto di cittadini. Che hanno imparato a partecipare, che sanno vogliono agire in prima persona. E vogliono farlo insieme.
Sono 11 gli anni di vita di questa manifestazione, voluta da “Libera” e da “Avviso pubblico”, ma che è riuscita a diventare momento condiviso da molti, oltre i protagonismi, le sigle, le appartenenze o le etichette. Un fatto corale, dove ogni voce è importante e trova il suo posto, dove ogni tonalità si intreccia alle altre sino a comporre un insieme armonico, che è assai più forte, alto e resistente delle singole componenti. È questa, del resto, l’ispirazione originaria di “Libera”: fare rete, costruire alleanze, lavorare insieme, essere uniti. Società e istituzioni, giovani e adulti, insegnanti e studenti, associazioni e politica, credenti e laici.
Torino, in qualche modo, è anche fare memoria delle radici. In questa città sono scolpite le tracce di molti che hanno dato la vita per le loro idee, per i valori della democrazia e della legalità. Dal procuratore Bruno Caccia, ucciso dalle mafie catanesi e cui ora è intitolato il palazzo di giustizia, al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fucilato con sua moglie Emanuela a Palermo dai sicari di Cosa nostra. Saveria Antiochia a Torino è nata, ma è morta a Palermo. Nello stesso istante in cui suo figlio Roberto, che faceva da scorta al commissario Cassarà, veniva colpito dai proiettili mafiosi: quando ti uccidono un figlio sparano anche su di te, diceva spesso la compianta Saveria in questi anni di impegno comune.
Mauro Rostagno nella città della FIAT è cresciuto, per seguire poi la sua strada. Una strada mai diritta ma sempre onesta e generosa; sino a cadere ucciso a Trapani, davanti alla sua comunità di Lenzi, dove regalava la sua passione e il suo amore a tanti ragazzi inciampati nelle droghe e nelle dipendenze. A Torino, vicino a noi, ancora vivono e lavorano i suoi cari, le figlie, la compagna, la sorella, a tenere salde le radici e le memorie, rese più sofferte dall’impunità degli assassini. Al carcere Le Vallette di Torino aveva prestato servizio Giuseppe Moltalto, agente di polizia penitenziaria poi trasferito all’Ucciardone di Palermo. La mafia lo ha ucciso a Trapani due giorni prima del Natale 1995. Non ha potuto conoscere la seconda delle sue figlie, Ilenia, nata due mesi dopo la sua uccisione.
Ma tanti e troppi sono i nomi di vittime, del Nord come del Mezzogiorno. Nomi magari meno noti ma tutti cari. Tutti saranno ricordati il 21 marzo e tutti sono scritti nelle pagine indelebili dell’impegno per la giustizia e la democrazia, del dovere civico, della testimonianza umana. Torino è nata anche una rivista che, da oltre un decennio, supporta la nostra riflessione e accresce la nostra informazione su questi temi. Si chiama “Narcomafie”: magari è una piccola esperienza, non tutti la conoscono, ma anch’essa è un seme importante, faticosamente coltivato che non manca di frutti.
“Città industriali, città industriose, città giuste” dicono manifesti di questa Giornata, che è di memoria ma anche e insieme di impegno. Impegno a capire e a cambiare. A capire il cambiamento. E forse Torino è città che sta cambiando maggiormente. Costretta a trasformazioni repentine e profonde dalla crisi industriale e dal superamento dei modelli del Novecento, del monolitismo della “one company town”, della fabbrica madre e matrigna, Torino non ha però perso l’anima e i valori. Ce lo dicono i quartieri che hanno mutato volto, le infrastrutture, le opere, le Olimpiadi, il lavoro che cambia e il territorio che si adegua ma senza rinunciare all’identità, alla antica laboriosità, alla capacità di anticipazione e sperimentazione. Un’identità divenuta plurale, multiforme e multicolore, animata da lingue e culture diverse. Perciò ancora più ricca e più bella. Ce lo dicono le sue associazioni, il volontariato, le parrocchie, le istituzioni locali, il mondo del lavoro, i cittadini tutti.
A Torino l’undicesima Giornata. motivata dalla memoria e dall’impegno ma articolata sui temi del presente: Economia, Politica, Informazione, Migranti, Sport. Come a dire: vita, i tanti fronti dell’attenzione necessaria che dobbiamo porre a ciò che ci sta attorno. A chi ci sta attorno, anche se questi rimane in silenzio e magari non ha le parole per chiedere aiuto o per rivendicare giustizia. Il 21 marzo, nel primo giorno di primavera, lo faremo anche con lui e per lui. Tutti insieme. Da 11 anni a questa parte.
11 anni aveva Claudio Domino, quando è stato assassinato a Palermo da una criminalità che non arretra davanti a nulla. Pochi anni di più aveva Giuseppe Di Matteo, sequestrato, torturato e sciolto nell’acido per punire la collaborazione del padre con i magistrati da parte di uomini senza onore. Lo scorso 21 marzo Rosaria Schifani non è potuta venire a Roma a ricordare assieme con noi suo marito, gli altri uomini della scorta di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e tutte le altre vittime. Ha voluto però mandarmi una lettera, per essere egualmente assieme e uniti, anche quel giorno. Le sue parole si concludevano così: “Quello che ti chiedo, come cristiana e come cittadina, è di far capire tutto ciò alle istituzioni: che ci governino con legalità e con giustizia, che diano un esempio”.
Questo voglio ripetere un anno dopo a Torino, perché di questo, in effetti abbiamo bisogno: di un esempio di un impegno limpidi che vengano dalle istituzioni. Ne ha bisogno Rosaria e i tanti parenti degli uccisi, ne abbiamo bisogno tutti. Verità e coerenza. Trasparenza onestà. Servizio ai cittadini e attenzione ai più deboli. Rispetto delle regole e primato dell’interesse pubblico. Questo deve tornare a essere la politica e questo debbono garantire le istituzioni. Questo dobbiamo non solo chiedere ma anche saper costruire tutti. Insieme. Uniti.
Torino, Napoli, Foggia: migliaia di studenti scendono ancora una volta in piazza per protestare contro la criminalità organizzata, che "soffoca la nostra società"
"Come se aveste colpito noi"
Di nuovo in piazza contro la mafia
La manifestazione pugliese nel nome di Giorgio Palazzo, il ragazzo ucciso a Sannicandro. Nel capoluogo piemontese l'appuntamento nazionale di Libera
IL BLOG DEI RAGAZZI DI LOCRI
martedì, 14 marzo 2006
venerdì, 10 marzo 2006
È per "mettere le cose in chiaro" davanti all’ignoranza degli occidentali sul proprio paese e sulla sua cultura che Marjane Satrapi, nata nel 1970 in Iran, ha deciso di raccontare a fumetti e in bianco e nero la terra della sua infanzia e della sua adolescenza, fino alla partenza per la Francia nel 1994. Con i suoi quattro album, Persepolis (edizioni L’Association, 2001-2003), è il ritratto universale di un’adolescente ribelle, filosofa come tutti i ragazzini, che cerca di capire il mondo in cui cresce, un mondo che l’autrice ci fa scoprire dall’interno. Colpita dall’enome successo di Persepolis, Marjane Satrapi dichiara: "In Francia ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno accolta a braccia aperte e che mi hanno sempre dimostrato molta curiosità e interesse". Con la stessa naturalezza della piccola Marji dei suoi fumetti, esprime la complessità di appartenere a due paesi: "In Iran, sono nazionalista francese, e in Francia, sono nazionalista iraniana".
http://www.mirada.it/satrapi/present.htm (link segnalato da Pattinando)


mercoledì, 08 marzo 2006
giornata speciale ,per uscire in mare,oggi
tra festa e negazione mi porto compagni di viaggio
Hola, quieras porte una pregunta..conosci Neruda?
E nelle acque delle Antille Colombiane partì una barquita
verso la traduzione di Pablo Neruda
"Puedo escribir los versos màs tristes esta noche..
e nel Suq di casablanca ho preparato le ricette
facendo vedere le fotografie a Najat
e lei mi preparava un cuscus, mi mostrava
la carne per la tajine, e le cipollle
e mi chiedeva "come questo?
e ci scambiavamo cibi,parole, e sorrisi di assenso
e mi sono portato Erri de luca, una poesia sulla madre
e mi accompagnava Emily Dickinson, per non farmi mancare niente.
Come spacciatore di sogni
ho proposto l'ingresso in libri speciali
che arrivino là
dove le lingue si fermano
e gli occhi tutto capiscono
Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.(Neruda)
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza(erri de luca)
"L'abitudine a un cielo straniero
si acquisisce a fatica-
come il volto dei bimbi che rimane
più i passi s'allontanano
The Habit of a Foreign Sky
We -difficult- acquire
As Children, who remain in face
The more their Feet retire (Emily Dickinson)
lunedì, 06 marzo 2006
Si dice che , facendo fotografie, non si riproduce il reale
ma solo cio' che della realtà percepiamo..
Si festeggia, da te, in Ucraina, l'otto marzo?
- Non più come una volta, quando si era obbligati dall'Unione Sovietica,
c'è chi lo fa, chi no, ma non se ne parla tanto
senti, ma ai tempi di Cernobyl, tu quanti anni avevi?
Mm, sui diciassette, capivo, sentivo..ma figurati
eravamo ancora sotto la censura sovietica, era apparsa una riga per pochi secondi in tv..
ma poi avete saputo?
Quando dei 4 reattori nucleari, che se ne era rotto uno, e c'era il pericolo della rottura
degli altri 3, che avrebbero invaso l'Europa..allora si
ma ci dicevano di coprirci la testa uscendo, figurati..
Poi abbiamo saputo che i capi delle gerarchie, chiusa la scuola ,
avevano mandato via, in località sicure, mogli e figli e nipoti..
(Entra una corsista colombiana, interrompiamo il discorso)
!Hola M...que pasa? està bien?
M..è triste, viene da Medellin, la zona piu calda del narco traffico
ha 34 anni e già 4 figli, risposata da un mese con un italiano
(Entra I... russa, insegnante di nuoto)
Dai facciamo un po' di esercizi, scrivete una frase per ciascuna figura
( I..è molto amica dell'Ucraina, abbastanza caustica e provocatoria)
I che hai scritto, che figura hai scelto?
bocca, la frase è questa..vorrei mettere un bacio sulla tua bocca
(e sghignazza insieme alla sua amica)
bene, dico io sorridendo, sarà contenta la mia fidanzata quando glielo diro'
(Entra n, marocchina analfabeta, è un mese che non si vedeva)
N..ma che fai, oggi non era la tua classe, sei stata male?
Mm- asma- spedale
ma strano, ha il velo, mai vista in 2 anni col velo in testa
Finisce il sottogruppo dei "bassi"
e inizia l'altra classe del gruppo "alti"
si parla di letture, di viaggi con i taxi in argentina, dei libri che catturano
di versi del Martin Fierro recitati a memoria
io e V ci scontriamo morbidamente ancora:
lui ha 60 anni, viene con sua moglie con cui è sposato da 35 anni
è argentino
parla contro gli arabi, gli omosessuali e gli ebrei
io lo prendo in giro ridendo
dicendo che gli mancano ancora gli zingari, i capelloni e i drogati, eppoi è a posto..
la moglie lo guarda pensierosa, e gli dice:
cambia sedia, che ti agiti troppo, e poi ci fai il buco sopra
come nelle sedie di casa..
quando vado a scuola, ogni giorno, non so chi ci sarà
quel giorno
attrezzo la barca, guardo il vento e le nuvole
e cerco di cogliere il senso del volo degli uccelli.
Perchè solo nel mare, e nella testa del pescatore
uccelli, pesci, acque e nuvole
convivono
e danno il senso del viaggio
verso i tesori nascosti
nelle superfici più esposte.
venerdì, 03 marzo 2006
ci siamo, gente!
si chiude la fase delle adesioni e si apre quella delle azioni.
ecco cosa scrive Sentiero, che non è arrivata a conteggiare le ultimissime adesioni dei blogger,ma il discorso è valido comunque. Leggete con attenzione:
Eccoci! Alla data di oggi abbiamo totalizzato 175 quote. Il termine per aderire è scaduto ieri ma per mia negligenza ho tardato nel fornire informazioni richieste da altri siti e singole persone quindi sarò più flessibile nell'accettare nuove adesioni (con modalità da definire).
Per il 2006 abbiamo scelto insieme di arrotondare ogni singola quota a 10 euro esatti quindi abbiamo totalizzato 175 promesse di pagamento da 10 euro ciascuna per un totale di €.1.750,00.
Considerando che i bambini a noi affidati per il 2006 ci costano €.1448,00, avanzano €.302,00 che invece d'essere utilizzati per adottare altri bimbi potrebbero essere destinati a un'offerta generica destinata agli istituti scolastici in generale (così ne godono anche i bimbi non nominativamente affidati a noi) oppure cercare di farli rientrare in un progetto diverso (argomento che approfondiremo nelle prossime settimane)
Come effettuare il versamento
Il versamento di €.10,00 va fatto con un bollettino di C/C postale da un qualsiasi ufficio postale italiano sul seguente conto corrente:
c/c n.242636 intestato a:
S.O.S. Missionario
Via Giovanni XXIII, n.23
63039 San Benedetto del Tronto (AP)
Accanto alla voce "Eseguito da" occorre scrivere GRUPPO INSIEME e il vostro nick (o nome reale se volete). Non dimenticate mai di specificare GRUPPO INSIEME, mi raccomando! I bloggers scriveranno GRUPPO INSIEME/BAMBINI NEL TEMPO.
Accanto la voce "Residente in" potete scrivere il vostro indirizzo personale oppure, se volete mantenere la privacy, un indirizzo di fantasia o ancora, se preferite, il mio indirizzo personale che uso come sede del Gruppo Insieme per la ricezione delle news sui nostri bimbi. Fino all'anno scorso per questo scopo usavo una casella postale ma ho dovuto disdirla quando ho cambiato città. Non ho fatto in tempo ad aprirne una nuova quindi optate per una delle tre scelte: vostro indirizzo/indirizzo di fantasia/mio indirizzo.
La CAUSALE, che vi raccomando di scrivere sempre e bene, è ADOZIONI A DISTANZA GRUPPO INSIEME - Bambini nel tempo
I codici dei bimbi quest'anno non è necessario scriverli nella causale, se volete potete ometterli. La cosa più importante è specificare GRUPPO INSIEME.
Per risparmiare sulle spese postali, consiglio a chi si è messo a disposizione per 2 quote di fare un unico versamento di €.20,00; chi si è messo a disposizione per 3 quote un unico versamento di €.30,00 e così via.
Chi vive nei dintorni di San Benedetto del Tronto può andare direttamente al SOS Missionario a pagare la propria quota presentandosi come membro del gruppo INSIEME e riceverà la ricevuta del proprio versamento.
Mi auguro che tutti possiate fare il vostro versamento entro il 30 aprile, in caso contrario non succede nulla ma se potete avvertitemi del vostro ritardo per evitare solleciti da parte mia o da parte degli altri gestori.
Domani o dopodomani provo a inserire l'immagine di un conto corrente già compilato come esempio.
Quando avrete fatto il vostro versamento avvertitemi via e-mail o quì in bacheca così potrò seguire facilmente il decorso dei nostri versamenti ed essere certa che non vadano persi perchè di tanto in tanto verificherò che tutti i nostri soldi arrivino a destinazione, con le Poste non si sa mai...
Per ogni altro chiarimento, lasciate un commento qui o inviate una mail cliccando sull'icona "email" nella colonna destra.
Sempre a vostra disposizione! Un sorriso, Sentiero
mercoledì, 01 marzo 2006
prendono il treno,per venire a lezione, con una bambina di 13 mesi in passeggino.
Hanno il foulard in testa,Marocco.
Conoscono poche parole, capiscono di più.
Cosa devono aver capito, vedendo il video sul pestaggio del loro connazionale, lo immagino.
Ne ho parlato poi anche con le donne del corso piu avanzato.Polonia,Albania,Portogallo.
E le loro risposte, mi hanno dato da pensare.
Hanno paura che gruppi di stranieri le aggrediscano, per strada.A Torino.
Io ho cercato di capire. Ma diffusa è la sensazione di insicurezza, di rischio, per loro.
Si, è necessario che la legalità,sia condivisa e assicurata.
E allora, si cominci ad avere migranti/ persone
e non braccia da usare in nero, cui non affittare la casa.
E chi delinque, via, rimpatrio.
Ma la legge, non le vendette dei carabinieri o il farsi giustizia da sè, di questo Far-west
che ci vieni innanzi
ps. Un carabiniere che salta coi piedi sul corpo di un uomo a terra ubriaco, non è legge, è violazione della legalità.