sabato, 29 aprile 2006




leggere lo spartito, conoscerlo a memoria
anticiparne i passaggi
stendere le dita sul ponte di una nave sonora
dirigerne i venti,gli svoli ,gli approdi.

Mi faceva gli agguati.
La musica.
La musica che dovevo suonare.
Mi imponeva i suoi ordini,stai chiusa a provare
niente conta piu' di questo.
Ma se riuscivo, nessuno capiva
il trionfo muto, cascata euforica di ghiaccio.

E qualcuno doveva cedere
in questo triangolo d'ossimori:
o la mente,o il legno o l'osso.

Sono stata fortunata, danno minimo
ho pensato sul momento.

Ma ho capito anche
che insieme al dito, alla spalla. al polso
il mare si è inghiottito
il fiore rosso del mio piano
e l'onda complice non mi prenderà piu


Madonna dei marinai, degli zoppi e dei luitai
pellegrina muta e condiscendente
delle stelle cadute in acqua
degli accordi di la fatti sul battito
di ciglia delle sirene:
Ascoltami.

Oggi che ho trovato una corda cui tenermi
per sollevarmi in aria
con tutti i pesci colorati sfuggiti
ai sogni che si sono persi, agli strangolamenti
evitati per mancanze di ossigeni
oggi mi tengo un liuto
nella testa
delicato,faccio in qui e in là con la testa
e sorridendo, mi abbuffo
mongolfiera
ebbra.

linodigianni alle 22:30 in: poesie, storie, poesie mie
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giovedì, 27 aprile 2006

oh, cara

ho provato a liberare dalle gabbie gli uccelli
evocati dai libri
perchè portassero altrove
le tracce dei voli sognati,
i versi degli istinti inseguiti

ma stavo sbucciando cipolle
e piangere mi sembrava scontato
dunque, un sorriso

ho rimesso negli scaffali
due volumi socchiusi
ali incerte di scenari ai miei ordini
ho chiesto a chisciotte di riporre
la lancia
ad Emma di tornarsene a casa, almeno stasera
Negli orti, a piantare ghirlande
un servitore del re d'Inghilterra.

Oh, Cara
pensare di spostare Moby Dick
 disturbando il suo capitano,
per un po' di polvere
non lo trovi villano?

linodigianni alle 21:02 in: poesie mie
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mercoledì, 26 aprile 2006

e gira negli occhi
caffè dondolanti

sposta piedi come a
ricordare un ballo


non per questi sentieri
da volpi timide
non per finire galline impiccate

dopo che le bombe
le abbiamo smontate dentro
dopo che i capelli
li pettiniamo al buio
e il mio rossetto, indovinalo
 
prima che mi esca il fiato
prima che finisca il sole
mi avrai sentito
passare in testa alla colonna?

 

linodigianni alle 23:01 in: poesie mie
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mercoledì, 26 aprile 2006

DEMONE DEL TARDI
Con gli occhi chiusi sul viavai di facce,
che fanno popolo nella mia stanza,
mi sento solo, che è una bellezza,
così è la vetta, della mia via
Da tronco cavo da nido senza sonno
viene non viene, chiede di me
da pianto perso, che piange altrove
viene non viene, lui chiede di me.
E a me dice il dottore,
che scimmie così verdi,
nei sogni del paese,
lui non ne ha viste mai
Genio peloso, demone del tardi,
che mi assecondi e dopo un po' mi perdi
portami adesso al castello corsaro
dove il pianista ha un regalo perchè
suona la rumba di donna Consuelo
lei scende le scale
consola me.
Le faccio posto sul mio tappeto
che è più leggero da quando tu
ti sei nascosta in fondo ad un segreto
ed hai deciso che non voli più
non voli più non voli più.
Ma a me dice il dottore,
che scimmie così verdi,
nei sogni del paese,
lui non ne ha viste mai
Genio peloso, demone del tardi,
che mi somigli finchè non mi guardi
portami adesso l'odore del ferro
del rosmarino e del caucciù.
Tutto il tuo cielo a che cosa mi serve
se poi non riesco a tornare giù.
E ancora scalcio per il mio gusto
in fondo il posto mi sembra adatto
alla mia guerra alla mia fame
sono venuto per disturbare
Me lo dice il dottore,
che scimmie così verdi,
nei sogni del paese,
lui non ne ha viste mai
non ne ha viste mai, non ne ha viste mai.

Mattia Andreoli in arte Maler

linodigianni alle 18:39 in:
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lunedì, 24 aprile 2006



Nel chiaro del latte del primo mattino
col fumo del caffè evaporano sogni.

Non sogno mai, ricordo niente.
Una viaggiatrice mi chiede
se questo treno va in Thainlandia;rispondo di si
ma prima ferma a Bangalore, dico io.
Non conosco la geografia, non viaggio mai.

Mi rivedo a Instanbul, a far colazione europea
mischiata a quella turca,
the, marmellata,pane,olive nere,formaggio fresco e anguria.

E che altro è successo nel sogno?
Mi stiravi una camicia, la stessa per ore,
disperandoti per le pieghe,
con io che dicevo- dovro' portarla per una settimana
con tutto il lavoro che hai fatto.
Che bello i bigliettini sparsi
per la casa, auguri di un nuovo
compleanno,lasciati un'ora prima
trovati nel giorno dopo
E tu che sogni di Berlino
e io che ti chiedo di farmi esserci
in quel viaggio.

Ma insomma, col fumo del caffè
amaro, rigorosamento senza zucchero,
ora che mi sono staccato dalla bombola
a gas del sigaro onnisciente,
dovro' rimettermi il pollice in bocca?
acconciarmi le gambe
in posizione fetale?

Per lievi[ta]menti
prossimi, recarsi in biglietteria
nei fondi della tazzina.
Pagamento anticipato, supplemento curiosità, obbligatorio.

 

 

linodigianni alle 07:36 in: poesie, storie, poesie mie
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mercoledì, 19 aprile 2006
Un film da vedere, ben girato, sorprendente e molto piacevole

recensione1
recensione2
 
Prime sequenze: quattro persone travestite entrano nell’affollata hall di una prestigiosa banca. Nel giro di pochi secondi, i rapinatori sono padroni della situazione e in più con 50 ostaggi. Cosa c’è di più visto sullo schermo? In più di cento anni di cinema quanti esempi di "bank robbery" (come dicono a Hollywood) sono stati realizzati? Eppure qui ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo, qualcosa di molto originale e sorprendente. Non stupisce, visto chi è il regista. Basandosi su un sceneggiatura particolarmente brillante ed intelligente (l’autore è un esordiente), Spike Lee ha diretto con evidente entusiasmo un film eccezionalmente non ricavato da un suo copione (il filmmaker afro-americano appartiene alla scuola "do it yourself", "fa’ tutto da solo"). Non smentisce però la sua fama di realizzatore di lavori dinamici e controversi che smuovono  
 
  il pubblico (e nell‘opera non manca la critica sociale: polizia, mass media, pregiudizi razziali…). "Inside Man" (cioè "L'uomo che sta dentro") non è un semplice tipico thriller: è un film che ti spinge a guardare dietro le apparenze, un film in cui niente è come sembra, un lavoro in cui le false piste abbondano e solo lentamente e gradualmente si comprende il perché le cose accadono. Un poliziesco (ma forse è riduttivo    
 
definirlo tale) che finalmente non si basa su sparatorie e inseguimenti di auto, ma su una "idea 
 



 

ps..un grazie particolare a Pattinando per la bella immagine
linodigianni alle 11:32 in:
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martedì, 11 aprile 2006

Quando le luci sono troppo forti, è utile soffermare lo sguardo sui particolari,
che danno da riflettere

Da sempre , a Torino, si guarda a chi viene votato al Cottolengo, gestito da suore, per sapere
cosa ha detto di votare la Chiesa. In passato erano tutti voti per la Dc.
Indicativo anche il voto del carcere le Vallette

Da la stampa on Line:

L’Udc fa il pieno al Cottolengo
Al carcere Vallette Forza Italia al 30%
ma il Professore supera il Cavaliere


 Alla Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo, il cavalier Berlusconi batte nettamente il professor Prodi: 68% contro 32. L’Udc ha la maggioranza assoluta: 56,2 (144 voti dei 269 della sezione 653). La Margherita è seconda, ben distanziata, con il 22,6, terza Forza Italia al 7%. I Ds (1,9) sono battuti da Rifondazione (2,7). 
 
In un’altra Casa, quella Circondariale (supercarcere Vallette), il primo partito della sezione 514 è Forza Italia, con il 30,5%, davanti a Margherita (14,5), Rifondazione (14) e Ds (10,6). Vince la coalizione di Prodi (54), contro il 46 della Casa delle libertà di Berlusconi.

linodigianni alle 11:52 in:
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domenica, 09 aprile 2006
"Ogni volta che la guerra si porta via una vita umana è una sconfitta, per tutti, perchè ha perso la umanità, perchè si è persa umanità.

Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione ogni volta che i rapporti tra gli esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con le uccisioni.

Il genere umano potrà avere un futuro solo se verrà messa al bando la guerra, se la guerra diventerà un tabù.
Ancora una volta dobbiamo dire, con infinita tristezza,
BASTA GUERRA, BASTA MORTI, BASTA VITTIME"
GIno Strada
linodigianni alle 09:24 in:
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giovedì, 06 aprile 2006

Un'onda corta, un'onda ritrosa e una a rompere argini

La chiave che apre,serrande,si collegano prese
e le macchine pronte a digerire parole.

Cammino nei solchi della terra,cerco di capire
le piante leggere scivolate
a mettere radici come fili di lampadine provvisorie
!hola,que tal
stamani niente guerriglia in Colombia
vi ho portato un uomo ispanico, entiende?
un màs grande hombre de tierra
che non si vergogno' a parlare
della terra umida della sua donna
dei fiori della sua agricoltora.

Uomini,o mascheroni, o nani irridenti e gorgoglianti
travestiti da operai migranti
che si abbeverano alle parole degli indigeni di qua
e aspettano l'ombra, e aspettano il taglio del sole

e vedrai, uomo, con che riso e che eleganza
la tua gola si troverà tagliata
Da lì a lì,da un orecchio all'altro.

Hai capito cosa, hai creduto violenza
hai pensato paura/ diverso /invaso/ spia?

No,no. No.

Con tutta la grazia e la lentezza e
la pienezza del tempo che ci vuole,

quello che si prende
la delicata corolla chiusa a cuneo invincibile
del fiore di gelsomino
che buca la prima oscurità e apre al cielo
soffi d'aromi che lisciano gli occhi
con tutta la violenza della presenza della poesia
irriducibile cielo.

Loro vennero e continuano
anche se non li stiamo aspettando.

Loro versi, loro sensi
in onda corta,poi raccolta, poi franta
a rompere equilibri.

linodigianni alle 19:43 in: poesie mie
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domenica, 02 aprile 2006

Chi ha voglia di guardare alcuni headers
fatti da me
puo' andare  qui:

http://headersdilino.splinder.com/

alcuni li ho persi, alcuni cancellati, alcuni regalati
quelli che rintraccio, se riesco,
li metto lì.

 

linodigianni alle 11:03 in:
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