martedì, 30 maggio 2006

 
IV. foglie da fumo

 

Quando mio nonno mi disse
vammi a comprare mezzo sigaro sciolto
non arrivavo al bancone.

Ho passato tutti gli anni da grande
a cercarne il gusto, l'origine
e il senso.

Arrampicato a quel tavolo
ho guardato tagliare le foglie,
mentre il corvo di fronte,
muezzin d'accatto,
chiamava i fedeli alle messe del giorno.

Adesso, potendo,
rivorrei la sorpresa, la distanza.

Forse da lì, riprendere il viaggio.
Spegnere echi, consumarne le ceneri.


I. Ricette

Aspettano il dottore, davanti alla porta.
La borsetta usata, l'altra buona per la domenica.

Vengono dal Sud, seduti fuori  di casa, un tempo.
Al forno del paese, con  i grembiali usati.

Le ciabatte comode,  anche oggi, ma solo
per il gonfiore dei piedi, la pesantezza degli arti.
I denti che non si han soldi a salvare
le nuove geografie varicose.

E un piatto ripetuto , immutabile negli anni,
preghiera laica,
scongiuro onomatopeico.

Mentre il sugo "pèpia" e borbotta
e un odore di malvarosa
si intromette
per  tenerci in vita.

II.  Lo svolo.

Gli legarono le mani
e dissero, colpa tua
questa terra che non sai lavorare
questi salici che non sai intrecciare.

Pagherai con
l'agonia di un coniglio,
terrai le zampe
mentre lo sgozzeremo.
Cercherà di scuotersi
come mucca con il tafano
in punta di morte.

Gli chiesero conto
della sua biografia
ne segnarono a dito le mancanze:
dove quel figlio, dove l'arresto
senza rispetto per gli omicidi dei soldi.

Tutto poteva passare,
la mancanza di case, la progenie interrotta
i parenti scomparsi
perfino che un cuore si dicesse
curioso, a mangiare con quiete
e distanza le parole degli altri.

Non perdonarono l'orgoglio,
di aver
compitato
insieme alla voce,
qualche lettera antica.

Ogni volta re-imparo
l'iniziale di un nome,
il suono che segue
e l'accompagno col gesto.

Chissà, poterlo imparare, il lavoro dei campi.


III. Elefanti

Ah, disse, gli elefanti sono comparsi?
Eh,  rispose lei,  con questa umidità,  Lei sa che la mia schiena

Avete ritirato ciò che vi aspetta? chiese lui
Vorrei impacchettare queste colline, e i cieli in sovrappiù,
il peso della carta, a parte, per favore.

Lui le porse la mano,  affabilmente
Lei rispose con un sorriso, di cortesia
Insieme verso il mare,  un passo dietro l'altro
sostenendosi a vicenda, ignorando il gorgo
e l'affondo, alghe nella risacca.

 

linodigianni alle 07:44 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
commenti: commenti (11)(popup) | commenti (11)

sabato, 20 maggio 2006




Oh, finalmente ce l'ho fatta.

 

Del mio libro di poesie sono state tirate
6 edizioni e tutte andate esaurite.
6o.000 copie tradotte finora nei principali paesi del Maghreb, dell'America Latina, dell' Asia.

Mai successo prima, le maggiori case editrici
assediano l'astuto
direttore editoriale che per primo mi ha scoperto.

 

Devo tutto pero' all'invito mandatomi dalla mia cara amica,
che ivi pubblica alcuni suoi scritti, quelli si da pubblicare veramente
in un libro, come chiediamo da tempo, in molti.

Scherzi a parte, dateci un'occhiata se avete tempo

è un'altra utopia concreta, quella di pubblicare on line,
in modo graficamente dignitoso e strutturato,
qualcosa di cosi' gratuito e immaginifico
come  poesie senza soldi ,onori e onèri.

p.s. dedicato a chi mi ha fornito il tappeto volante
e la formula segreta per farlo levitare

 

1.

Un filo teso davanti agli occhi


passano navi con isole che non abbiamo fatto in tempo a conoscere
delfini dentro i sogni prima di… Terra


pòrtati via i pesci che puzzano (ma, lascia)
che del sapore resti a lungo
per quando ti finirà il sonno:


con reti usate e tenui
(lacerti inservibili)
cercavamo riparo dall'onda sole
quando cade

vento   

traduzione spagnola abbozzata, incompleta e imperfetta

Un hilo teso adelante  de los ojos
Pasan naves con islas que no hemos hecho en tiempo a conocer
delfines dentro los suenuos
ante de..Tierra.

Llevate los peces que huelen mal (pero, deja)
que el sabor se quede por un tiempo
para cuando se terminarà el sueno

Con redes usadas y tenuas
( rotura inservible)
buscavamos reparo de la onda sol
cuando cae
viento




 

linodigianni alle 08:26 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
commenti: commenti (24)(popup) | commenti (24)

mercoledì, 17 maggio 2006




Lievito di birra

Le galline in cerchio,
a inventare strade improvvise.

La pelle che tira per la pioggia.
Arriverà.

Si aggiusta il cappello,
taglia il formaggio ,
due olive nere.
Non mancano mai.

Quel pane pugliese
appoggiato sul petto,

il coltello piantato nel cerchio
del mondo

vela àlgida, mollica arresa.

All'ombra del gelso
solleva di poco una scarpa.

Nei suoi occhi
lo scugnizzo che corre:
lo stelo d'erba  s'affìna
rosicchiato, dai denti.

Infine, cos'altro ?

linodigianni alle 19:23 in: poesie, poesia, storie, poesie mie, scrittura
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)

martedì, 16 maggio 2006

Atta-n-'t (padre)

Togliti dagli occhi, per favore.
Smettila di zappare per il tuo pane e cipolla
i tuoi canestri di salice, il maiale se viene buono.

Svuota il frigo da tutti i tuoi sacchetti,
la ricotta salata per quando sudi
gli spaventi per quando non ritorni
il bottiglione per vedere tutto
come al lago della festa.

Scrivere, non sai scrivere
leggere : nemmeno.
Ma i nervi, l’osso il muscolo
funzionavano, eh ..cumpà..

Atta-n-t/ padre
che lingua parlano questi,
che non sanno nemmeno immaginarsi
il silenzio della contro-ora
nel podere?

In che mano c’hai messo
che se ci mandano
a prendere l’acqua, al pozzo
torniamo con lo scanto, lo spavento
che da piccoli ci prendeva
a sentire del lupo mannaro
che raspava alla porta?

linodigianni alle 11:39 in: poesie, poesia, poesie mie
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)

lunedì, 08 maggio 2006

 Forse fu qualcuno a decidere
di far scrivere quelle parole, a quell'ora, in quel luogo.

Feci un salto controcorrente, salmone guizzante
che ricompone le origini
che riconosce la tensione all'azzardo.

Gridai, quella volta, per dichiarare ai venti
la scia da seguire.

Alle genti mostrai il marchio tuo, inevitabile.

Oh, l'idea dell'onda cobra d'alga assorta :
tra i tuoi piedi mobili mi aggrappo, inciampo, rifiato
m'incanto in asse col lontano ancoraggio.

Sali, non sono che acciuga, adesso
attendo l'impatto, la fine del volo
un salto nel cielo, all'indietro a nutrirti, bacio e ricordo:
insieme equilibrio,
in trìgono.

Averli, sestanti così,
da puntare dove filtra la luce
tra le tue essenze aromatiche,
in carta di cedro.

linodigianni alle 20:58 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
commenti: commenti (8)(popup) | commenti (8)

lunedì, 01 maggio 2006

Pelo patate, e sorveglio che non se ne vada troppo scarto
insieme alla buccia.
Tutte queste donne che trasformano una radice sotterranea
scura, ostile e umida
e ne fanno ricordi da ritrovare.
Non conoscono l'arte, eppure è come scegliessero le parole
accostassero gli ingredienti.
Come nell'arte, le materie prime serve sceglierle
con cura, perchè le emozioni non si destano a comando.
Queste parole, che inseguono dei sentimenti,
stanno a significare cose legate alla terra, con gli sguardi lunghi
e i silenzi assorti, aspettando che tutto il sole sia sceso in terra.

Trilogia delle soddisfazioni, ancorchè esitanti, per prudenze bambine.

Parte 1

La corda, la corda dell'arco
(di quest'arco fatto dalle ciglia barbare mie
e dalle fughe dei tuoi sorrisi, acqua che sfrangia fra sassi)
la corda ha una
qual certa e-la-sti-ci-tà.

Una tensione setosa, morbida e potente.

Le frecce, come se due giovani
innamorati yiddish dovessero
fuggire liberandosi dai divieti del rabbino.
E scappiamo, ma ci aspettiamo,
e a volte uno prosegue a masticare
sentendo in bocca il sapore dell'altro

la corda,l'arco, le frecce
e i bersagli, Mio Dio,
i bersagli ce li avete chiari, li centrate?
ne ricavate una qual certa dissimulata soddisfazione, no?

Beh, tutte ste mele con due cestini piccoli
seppure intrecciati, fa ridere, volendo
La cosa bella, è appunto, il crederci.


linodigianni alle 22:06 in: poesie, storie, poesie mie
commenti: commenti (17)(popup) | commenti (17)

lunedì, 01 maggio 2006
linodigianni alle 08:24 in:
commenti: commenti (11)(popup) | commenti (11)

lunedì, 01 maggio 2006

No che non sapevo
che toccandolo non avrei sentito niente
non la carne, non il battito
forse il riprendere
di un ansimo che prepara la corsa?

I miei tendini formarono un arco
un piccolo delfino guizzo' a sbuffo sulla pelle
accartocciata
e mi ritrovai a nascondermi
con l'intero corpo
per celare agli occhi altrui
la mancanza di un riscontro
nei pensieri girovaganti
senza tatto.

Abbracciai la prima donna che correva
per prendere il treno.
Ero gia seduta, nel suo scompartimento
quando ritrovai
gli accessi, i calori
restituiti
pensieri tenuti al laccio
dai miei cavalli desueti

terza poesia della trilogia delle privazioni (senza suoni, senza aria, senza corpi)


Per respirare mise la testa
in bocca a un pesce,pensando lui abituato a.
Per camminare senza trattenersi tirava su dagli angoli
quell'aria che resta umida e d'ombra anche nelle sere d'estate
o sotto traccia ai geli improvvisi degli autunni tardivi

E dunque, non respirava abbastanza.

Ci sarebbero volute riserve di cieli
da attraversare, con l'aria
cumulata per immersione
traspirando anidridi, insieme
a rinunce, cinismi e scoramenti residui.

Ma un azzurro, un fondo di lago
alpino da lapislazzolo,
non ancora s'era visto
posato, calato a forza
nelle branchie
affannate aperte al massimo d'aria

seconda poesia della trilogia delle privazioni(senza suoni, senza aria, senza...)

leggere lo spartito, conoscerlo a memoria
anticiparne i passaggi
stendere le dita sul ponte di una nave sonora
dirigerne i venti,gli svoli ,gli approdi.

Mi faceva gli agguati.
La musica.
La musica che dovevo suonare.
Mi imponeva i suoi ordini,stai chiusa a provare
niente conta piu' di questo.
Ma se riuscivo, nessuno capiva
il trionfo muto, cascata euforica di ghiaccio.

E qualcuno doveva cedere
in questo triangolo d'ossimori:
o la mente,o il legno o l'osso.

Sono stata fortunata, danno minimo
ho pensato sul momento.

Ma ho capito anche
che insieme al dito, alla spalla. al polso
il mare si è inghiottito
il fiore rosso del mio piano
e l'onda complice non mi prenderà piu


Madonna dei marinai, degli zoppi e dei luitai
pellegrina muta e condiscendente
delle stelle cadute in acqua
degli accordi di la fatti sul battito
di ciglia delle sirene:
Ascoltami.

Oggi che ho trovato una corda cui tenermi
per sollevarmi in aria
con tutti i pesci colorati sfuggiti
ai sogni che si sono persi, agli strangolamenti
evitati per mancanze di ossigeni
oggi mi tengo un liuto
nella testa
delicato,faccio in qui e in là con la testa
e sorridendo, mi abbuffo
mongolfiera
ebbra.

prima  poesia della trilogia delle privazioni(senza suoni, senza aria, senza...)

linodigianni alle 00:16 in: poesie mie
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)