giovedì, 29 giugno 2006
Fu il giorno che annunciava onde
e non c'era acqua tra le colline
le tue mani veloci a tenere serrati i balconi
mentre il vento a valle
trasferiva tetti sui tuoi capelli.
Si tolse la corrente, perdesti voce e sguardo
ascoltai l'eco come da telegrafo .
Mentre il palazzo era percorso dai marosi
iniziasti a tremare insieme alla candela
solo la cera ti teneva ancorata
piuma, lattice - bambagia
Ah, avessi potuto deglutire
il tuo spavento
mi sarei mangiato gli orchi,
sarei stato diga
e sabbia tracimata a calmar rimbombi
Mi hai detto :
ho,
pensato,
a te.
Almeno dirti
tromba, d'aria
Sospesi, la mano del violinista verde
tu mi sollevi insieme alle colline,
ai palazzi.
Io cammino sul parquet
(e ti circondo con lo scialle
che cucirai quando sarai vecchia).
Lo scrivo qui, che sei compagna, a me.
E' più che uno scritto che passa.
E' uno sguardo che si ripete
sfidando radici, colline
e la calata delle ciglia, quando mi dici di sì.
martedì, 27 giugno 2006
Il cielo, il cielo era azzurro.
Di quel colore che ti sembra occhi di follia. E le cicale, col sole che spaccava i sassi, sotto le zampe delle lucertole.
Il vecchio, con la coppola, mica era mai stato nei poderi.
Se li era giocati tutti, quei campi.
Scappato al Nord, solo con una bicicletta e la moglie che non l'avrebbe mai perdonato. E otto figli maschi, e una femmina- suora.
- Nonno, ma tu lo fumi quel coso?
Eh, si capisce. Sparisce come acqua nel fosso.
_ Nonno, me lo dai qualche soldo che vado a comprare la requilizia, accussì mi fumo pure io a sigarra?
E vabuono, accattati la requilizia, poi ti porto al cinematografo, coi romani, i leoni ,i schiavi: Spartacus
ma tu m'hai a promettere che quanno fai granne ti addevi imparare a leggiere e scrivere
Il figlio maggiore, Vito, fatto il militare al Nord, autiere.
Senza studi, ad aiutare nei campi, aiutare il ciabattino del paese, tanto per imparare un mestiere
S'era sposato una femmina istruita, aggraziata, sarta: i suoi di lei non volevano, il padre era uno sportivo delle maratone.
Se non me lo fate sposare mi butto dal balcone..disse lei. E tutti sapevano che l'avrebbe fatto, in quel Salento più vero della Grecia
Monologo di Vito
Se prendi un ramo di salice, e lo bagni, ti faccio vedere io, che cestino, ti faccio.
Si, sul sugo ci devi mettere la ricotta tosta, si squaglia e lega pasta e sugo.
No, non so leggere, testa dura, ho voluto andare subito a zappare la terra.
Ma il maiale lo so uccidere, e pure il vino, so fare. E se pianto l'insalata, quella esce.
Adesso siamo a Torino, io, mia madre, mia moglie e mio figlio piccolo.
Ho lavorato come ciabattino, come operaio, adesso mi sono comprato una licenza, compro e vendo scampoli in piazza.
Qui a Torino c'è la grossa fabbrica Facis, io compro pezze intere, poi taglio e vendo i pezzi.
Le donne sanno tutte cucire. Si fanno le gonne, i pantaloni, i cappotti.
Abbiamo cambiato casa, da una stanza siamo passati a due, e mia madre s'è trovata una casa sua, vicino a a noi, ma litigava sempre con mia moglie.
Mia madre c'ha il diabete, la gamba che non si vuole curare la porterà a star male.
Mia moglie fa la pantalonista, taglia e cuce, ma porta troppo poco a casa, e io sono geloso.
Da giovane ero magro, i capelli all'indietro, un neo sul mento.
Adesso è cresciuto, quasi una noce di carne, dopo un po' che rido, mi prendono per moro, e non la vedono più.
Mio figlio, o' muparill(il mutino)si vergogna di me, che sembro un marocchino, che faccio amicizia troppo subito con tutti.
Dice che sembro il sergente Garcia, quello di Zorro.
Uno dei fratelli di Vito, Gerardo, studio' in collegio , ma se ne scappò. Sposò una siciliana levigata come una mandorla, le fece fare otto figli e passò la vita a smerigliare tubi, in una boita propria, con la polvere mischiata alle sigarette.
Un altro vestiva coi giubbotti da teddy boy, giacconi di pelle nera,andava in cerca di belle donne nelle balere.
Sposò una donna coi capelli precocemente grigi, grassa e complice e rimasero insieme anche quando lui fu licenziato dalla Fiat.
Un fratello vecchio, con la gamba malata, mori per un infarto.
Un fratello che rideva, vendette il pesce tutta la vita, e lo fa ancora oggi senza saper nuotare , nè essere mai andato al mare.
(altri esercizi di scrittura, qui)
martedì, 20 giugno 2006

Version en Castellano
Yo adivino el parpadeo
de las luces que a lo lejos,
van marcando mi retorno...
Son las mismas que alumbraron,
con sus palidos reflejos,
hondas horas de dolor.
Y aunque no quise el regreso,
siempre se vuelve al primer amor.
La quieta calle donde el eco dijo:
Tuya es su vida, tuyo es su querer,
bajo el buron mirar de las estrellas
que con indiferencia hoy me ven volver...
Volver,
con la frente marchita,
las nieves del tiempo
platearon mi sien...
Sentir... que es un soplo la vida,
que veinte anos no es nada,
que febril la mirada
errante en la sombras
te busca y te nombra.
Vivir,
con el alma aferrada
a un dulce recuerdo,
que lloro otra vez...
Tengo miedo del encuentro
con el pasado que vuelve
a enfrentarse con mi vida...
Tengo miedo de las noches
que, pobladas de recuerdos,
encadenan mi sonar...
Pero el viajero que huye
tarde o temprano detiene su andar...
Y aunque el olvido, que todo destruye,
haya matado mi vieja ilusion,
guardo escondida una esperanza humilde
que es toda la fortuna de mi corazon.
Vivir... con el alma aferrada
a un dulce recuerdo
que lloro otra vez...
Il film Volver, di Almodovar, non mi è piaciuto.
L'ho trovato di plastica, privo di emozioni. Affidato al grande mestiere.
Il film migliore, di questo regista che amo molto, per me rimane "Tutto su mia madre".
È quindi un film molto, anche troppo denso Volver. Ma questa sua densità gli impedisce di esplodere, di divampare. C’è una scena di un incendio in televisione. Ma poi tra il fuoco e l’azione c’è lo schermo. Ecco, il film di Almodòvar sembra vittima proprio di questo effetto schermo, come se ci fosse un’altra barriera tra lo sguardo del regista spagnolo e la vita delle sue protagoniste.(questa recensione continua
lunedì, 19 giugno 2006

esterno giorno, strada che sale, cielo incerto
Rosy- Ci sarà abbastanza acqua, per salire?
Karl- Non lo so, l'importante è non farla morire, tu tienila sempre un po sotto, poco alla volta
la tendi che insegua il cielo, come un arco il baleno..
Rosy- Ci sarà sole per restare?
Karl-Ci sarà, ci sarà, ma anche vento enon troppo, per non scottarsi..e verzura, ombra
dighe e torrenti
Rosy- Non l'ho mai portata fino qui tutta da sola, un conto è vederlo un altro è sentire
la vibrazione che ti sale nella pancia Che ridere, mi son voltata un attimo, e avevi gli occhi tesi e fissi..
Karl-Beh, son contento che la tua prima volta di un duemila sia stata con me, (se sapevo non salivo)
Hai consegnato pacchi di avvisi, tra le montagne
raduno del Werrastet der Rostet Burò, data e indirizzo son risaputi
Prima, tolse le piante dal sole.
poi, salì sul veicolo, slegando le funi.
Guardò sotto, niente chiazze d'olio.
mise la pianta di ciclamino, si tiro' giu gli occhiali
e sorridendo partì.
io tengo la rosa limpia
uuu..luna ,luna luna piena
martedì, 13 giugno 2006


Certo, son pigro a scrivere la recensione di un film
ma questo te la strappa dalle dita.
E se, per caso, vedendolo, non ti piacerà..non so che farci.
Certo al cinema, magari non lo trovi piu, magari in qualche rassegna speciale.
E tu allora impara ad usare Emule, e uno scrigno di tesori, la grotta di AliBabà, si aprirà.
Il film di cui voglio parlare è "L'arco" Di Kim Ki Duc
regista coreano di cui ho visto e consiglio anche lo splendido ferro3 e Primavera ,estate..(sconsiglio vivamente la samaritana)
Il signor Kim Ki duc riesce a fare film con la magia delle riprese, i silenzi, il mare
una ragazzina, un vecchio e le frecce che scandiscono una seduzione prima,
una ribellione poi, un matrimonio morganatico eppure agito, e una morte liberazione in ultimo.
La telecamera ruota, seguendo l'altalena sulla nave, la rgazza che dondola guardando fiduciosa
il vecchio che la sfiora con una freccia per volta, lo sguardo che ruota, accoglie e rilancia quieto.
Kim ki duc..(scrivi divx ita kim ki duc su emule, e poi guardalo, magari su un lettore per divx-costano 35 euro) collegato alla televisione...e vedrai il cinema che ti acchiappa alla pancia, come un vortice morbido.
Intervista a Kim Ki Duk, regista di "Indirizzo inesistente" (audio video sulla destra
martedì, 13 giugno 2006
Gilles Deleuze
Abecedario di Gilles Deleuze
Intervista con Claire Parnet per la regia di Pierre-André Boutang
pagg. 8 ore di conversazione in 3 DVD
€ 40
ISBN 88-88738-77-0
Il libro
Un abecedario articolato per concetti che inizia con la lettera «A» di «animale» e si conclude con la lettera «Z» di «zigzag». Tra queste, in successione alfabetica, stanno concetti quali «desiderio», «resistenza», «tennis», «viaggio» o filosofi quali «Kant» e «Wittgenstein». Per ogni lettera sta un'idea, un concetto, una folgorazione o una semplice passione del grande filosofo. Il risultato è una meravigliosa testimonianza di pensiero, un'incredibile ostinazione al pensiero. Per ogni lettera sta un'idea, un concetto, una folgorazione o una semplice passione del grande filosofo. Il risultato è una meravigliosa testimonianza di pensiero, un'incredibile ostinazione al pensiero. Le otto ore di conversazione sono proposte in 3 DVD. Sono suddivise in 25 concetti chiave ai quali si può accedere per lettera o tramite una lista di argomenti. Poiché Deleuze finisce col parlare tanto di filosofia quanto di politica, di cinema o musica contemporanea, di sport o letteratura. Lo spettatore non può che restare ipnotizzato di fronte a tanto carisma, tanta limpidezza espositiva e tanta chiarezza di pensiero. E lo stesso Deleuze non presuppone in alcun modo che chi lo sta ascoltando e guardando sia uno specialista delle sue opere, un filosofo o anche solo uno studente. Le otto ore di conversazione sono proposte in 3 DVD. Sono suddivise in 25 concetti chiave ai quali si può accedere per lettera o tramite una lista di argomenti. In questunica e ultima opera video egli consegna a tutti il proprio testamento filosofico. Poichè, come ha sempre sostenuto, la filosofia non si rivolge ai filosofi. Accompagna i 3 DVD un libro, a cura di David Lapoujade, con citazioni, estratti, immagini dell'opera e della vita di Gilles Deleuze.
Gilles Deleuze
Gilles Deleuze è uno dei filosofi più importanti del Novecento. Le sue opere sono tradotte in decine di lingue e pressoché integrale è la sua traduzione in italiano. Claire Parnet, sua allieva e amica, è una delle maggiori interpreti del pensiero deleuziano. E' autrice del libro-intervista a Gilles Deleuze, Conversazioni (ombrecorte, 2000). Pierre-André Boutang, regista e amico del filosofo scomparso, è autore e produttore di numerosi film e documentari per la televisione franco-tedesca Arte e non solo.
sabato, 10 giugno 2006
Esercizi di scrittura (testi brevi)
Lo scambista ::
Mi chiamo karl, sono svizzero, faccio il macchinista.Questo è tutto cio' che è necessario sapere di me.Le parole non portano altrove, i miei treni, si.Il mio lavoro, esattamente, è quello dello scambista.Cambio il binario, quando arriva il treno.No, qui non...
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La donna che saltava. (o delle ritenzioni)
Ho conosciuto un uomo molto...
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Il verso del Corvo ::
Sto cercando una voce. Una voce nuova,la mia.Stamani, appena uscito, non vedevo l'ora di farmi sentire da qualcuno.Che magari poi mi guardava stupito,con due occhi grossi così, che midiceva senza prendere fiato:"Hai trovato una voce nuova?"
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Raccogliere. :
P. scriveva tutto quello che sognava su un quaderno. Sensazioni, fatti, personaggi.O meglio, scriveva quel poco che ricordava. Cioè quasi niente, per anni e anni. Al massimo, il ricordo di qualche sequenza.Pero' molto viva, sempre vissuta come se stesse accadendo.
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Messaggi
Dentro casa aveva un telefono, nascosto sotto un cuscino.Acceso: troppa angoscia spegnerlo.Non chiamava mai nessuno, troppi disturbi da dare.Se chiamava qualcuno, contava il tempo degli squilli, senza rispondere.Troppe parole da dire e un tempo solo, tutte insieme, senza rispetto per le...
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Il volo
E, decise per il volo. Ora.
Scendo, conto gli scalini, se sono diventati piu di dieci.Inzio a camminare veloce.C'è.Qualcuno guarda cosa fanno dei gruppi di ragazzi.C'è qualcosa di lento, sornione, lungo e disteso in questo terminare del pomeriggio.Si è sparsa la...
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Le chiavi.
Le chiavi appese alla cintura.Quando se ne andò dalla classe, un bambino disse non le sentiremo più tintinnare, quando arrivi.
Qualcuno aveva rotto lo specchietto della macchina. Senza bisogno di rubarlo.Era il..gratuitamente che lo offendeva.Non era una zona...
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gli headers (testate del blog) che ho realizzato- una ricerca di equilibri
giovedì, 08 giugno 2006
alcune foto della festa dei corsisti stranieri:
clicca sul link
http://www.flickr.com/photos/80008051@N00/tags/festa/

mercoledì, 07 giugno 2006
Madame, posso chiederVi una cortesia?
-Dite, Signore, non di vostre ansie, mi nutro io..
Madame, La luce, la luce della Luna,
la dissipazione, l'onda che si perde e ritorna
l'eco, il battito del fabbro dove l'incudine non c'è più
e il salto dei rospi nelle pozze improvvise
-Mi spiace, non m'intendo di parole
io costruisco cose, non curo corpi, traccio solo segni.
Se volete posso scrivervi una musica
o disegnarvi gli uccelli che ve la cantino
Madame, posso chiederVi se vi recate spesso
col vostro aquilone,
al fondo del dirupo,
nel campo della sègale
a cercare bambini dentro
(testa nella zucca )
- Come vi aggrada , ma ora scusate
vedete che il filo già si tende
le note si alzano ,coro di rospi
e dita rosate
come rastrelli,
(per ogni bambino un battito di tempo).
Impareranno gli odori della pioggia
e delle lacrime
prima che scendano.
(tra la prima e la seconda strofa, Cavaliere
metterei una cerniera,
affinchè meglio si capisca:
i soggetti, Signore, i Soggetti)
Oggi ho visto dei corvi spettatori
dei rospi paganti assorti
mentre Handel
muoveva le scarpe e le mani
e gli occhi
di tanti piccoli barbari
che si aggiravano,
sottobraccio a Mercuzio,
nel primo sogno di mezza estate,
fuori del campo di Sègale.

mercoledì, 07 giugno 2006
Fenicotteri ( o il resto di niente)
Chi leggeva con la pila sotto il lenzuolo?
Quanti avevano un letto che spariva durante il giorno,
e mai, mai (finchè non furono solventi)
ebbero uno spazio da chiamare : "Mio "?
Quale fu il pozzo che spaùra
con le teste di morto (neri scudieri)
che si cuciono ai vestiti, nella notte ?
Nelle due volte che feci a botte, coi pari,
vinsi per la sorpresa:
pensavano a uno scherzo, io mi giocavo
l'ultimo fiato,perchè non scoprissero la fuga.
Rincorro ,
nella via del mercato,nei quartieri di Torino
(pieni di ragazzi di Palermo)
la coda di cavallo della figlia del droghiere.
Cammino in equilibrio sull'asse del cantiere in costruzione
mentre scopriamo la prima donna:
strappa un sorriso, che ci dicesse
mostrandoci le sue maree
di chiamarsi Eva.
Quanto tempo rimarremo,
chiusi nell'armadio,
mentre fuori il fratello
conta i numeri che ci restano
prima della perdita delle nostre bocche?
(Gru rosa in equilibrio
su una sola zampa)

martedì, 06 giugno 2006
Emersero stancamente dalle mani dei lavavetri,
passarono nelle auto semichiuse.
L'occhio azzurro che aveva guardato l'ansa del pozzo
si fissò sulla ciabatta della vecchia :
i dialetti racchiudono gli orti, dovunque.
Bambini, donne, uomini
in libera uscita
come pioggia dopo l'affanno del caldo:
chi portò rosari da sgranare
chi calmò la tosse degli ultimi anni
chi costruì case, senza averne per sè.
Il controllore chiese i biglietti,
si aprirono sorrisi e dopo il profumo nelle mani
ci fermammo tutti a bere il te
offerto alla stazione di servizio.
Diversa civiltà della campagna.
Una volta, stavano come meloni gialli
abbandonati nei campi
finchè qualcuno scoprì l'orario e le rotte.
Ci hanno messo in frigoriferi giganti,
a maturare fuori stagione.
Quando, potrò cucinare
e mangiare
senza che tu chieda
se da me c'è la terra
e il grano, e se sogno , quando ?
Lo so, non ti ricordi dove hai messo le chiavi.

sabato, 03 giugno 2006
Tratto da:
Zanzotto, Andrea
Filò. Per il Casanova di Fellini
Mondadori
Vecio parlar che tu à inte’l tó saór
Un s’cip del lat de la Eva,
vecio parlar che no so pi,
che me se á descunì
dì par dì ‘inte la boca ( e no tu me basta);
che tu sé cambià co la me fazha
co la me pèl ano par an
(…)
Girar me fa fastidi, in médo a ‘ste masiére
De ti, de mi. Dal dent cagnin del tenp
Inte ‘l piat sivanzhi no ghén resta, e manco
De tut i zhimiteri: òe da dirte zhimithero?
Elo vero che pi no pól esserghe ‘romai
Gnessun parlar de néne-none-mame? Che fa mal
Ai fiói ‘l petel e i gran maestri lo sconsiglia?
(…)
Ma ti vecio parlar, resisti. E si anca i òmi
te desmentegarà senzha inacòrderse,
ghén sarà osèi -
do tre osèi sói magari
dai sbari e dal mazhelo zoladi via -:
doman su l’ultima rama là in cao
in cao se zhiése e pra,
osèi che te à in parà da tant
te parlarà inte’l sol, inte l’onbria.
Traduzione:
Vecchio dialetto che hai nel tuo sapore
un gocciolo del latte di Eva,
vecchio dialetto che non so più,
che mi ti sei estenuato
giorno per giorno nella bocca (e non mi basti);
che sei cambiato come la mia faccia
con la mia pelle anno per anno
(…)
Girare mi dà fastidio, in mezzo a queste macerie
di te, di me. Dal dente accanito del tempo
avanzi non restano nel piatto, e meno
di tutto i cimiteri: devo dirti cimitero?
E’ vero che non può più esserci oramai
nessun parlare di néne nonne-mamme? Che fa male
ai bambini il pètel e gran maestri lo sconsigliano?
(…)
Ma tu vecchio parlare, persisti. E seppur gli uomini
ti dimenticheranno senza accorgersene,
ci saranno uccelli -
due tre uccelli soltanto magari
dagli spari e dal massacro volati via -:
domani sull’ultimo ramo là in fondo
in fondo a siepi e prati,
uccelli che ti hanno appreso da tanto tempo,
ti parleranno dentro il sole, nell’ombra.
Biagio Marin
Poesie sparse del poeta gradese Biagio Marin contenenti alcuni dei temi a lui più cari: il mare, la condizione umana, l'esistente.
da "Fémena, gran mistero"
'I ha dito el mar al vento:
"Sta bon, sta quieto,
tu son solo un tormento,
un continuo dispetto."
El vento alora
el mar l'ha hasào,
el mar l'ha valisào
co l'aria che inamora.
Ha detto il mare al vento:
"Sta buono, sta quieto,
tu sei solo un tormento,
un continuo dispetto".
Il vento allora
il mare ha baciato,
il mare ha accarezzato
con l'aria che innamora.
da "Vita che sempre score"
La bavisela
no 'vea fiào
de move la gno vela
del mr grando de Grào.
Le caresse lisiere
per quanto fresculine,
che va per le marine,
no porta primavere.
E no move la zente umana,
per quanto mite e sana,
e le lassa la spiagia
sita e incantagia.
La bava leggera
non aveva fiato
di muovere la mia vela
nel mare grande di Grado.
Le carezze leggere,
per quanto frescoline,
che vanno per le marine
non portano primavere.
E non persuadono la gente umana,
per quanto mite e sana,
ma lasciano la spiaggia
zitta e incantata.
giovedì, 01 giugno 2006
l
esperimenti di deep-illazione
Le foreste, le foreste dei segni limbici,
le isoledeltesoro e i lucarini di vetro
le pozzanghere diamantifere con le ranocchie dagli occhi blu
i pagliacci, i pagliacci dalle mani grandi che oscillano.
Sorrisi giroscopi
e gli orchestrali presi dalle piu rare
e improvvide specie di insetti.
Magie che t'incanti a seguire.
Strappa, taglia. sminuzza
(coi capelli corti/ sei piu bello).
Io, aspettando, chi ?
Deleuze, e il suo abecedario
neh che è bello, 'more?
(Ragazi me racomando, batete bene le dopie)