giovedì, 28 settembre 2006
" Dire al Paese , con franchezza:
un paese può anche essere più povero, a seconda delle contingenze,
 ma se la scuola è protetta, funziona, migliora,
quel Paese è destinato a funzionare e migliorare.

[..]si possono anche avere le pezze al sedere se si ha una buona scuola pubblica.
Una buona scuola dà speranza e soprattutto dignità a un paese.
Ma con una scuola a pezzi, che non crede in sè stessa
e non è creduta utile dallo Stato,
un Paese è strutturalmente votato al disastro:
al collasso culturale e allo scollamento sociale"


Michele Serra, l'amaca in Repubblica 28 settembre 2006
linodigianni alle 12:28 in:
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lunedì, 25 settembre 2006
 

 

straordinarie foto scattate in Iraq dall'esercito italiano
e messe qui grazie alla cortesia di Renato

fonte    www.linodigianni.it

linodigianni alle 09:40 in:
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martedì, 19 settembre 2006

abecedario                                                





Leggere

 

 

Scrivere

 

 

 

Far di conto

 




clicca sulle carte




abecedario, under construscion(grazie a Lam per l'orsetto:-)

linodigianni alle 21:53 in: storie, siti, poesie mie, scrittura
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sabato, 16 settembre 2006

Aprire una foglia di viola
con mani e dita prudenti

per avvolgerci piano piano
un piccolo elefante
delle dimensioni di un pugno

fatto di mollica di pane

che dica del mio essere carcerato
(tra i fasti nervosi )

che attragga uccello

per portarmi , in volo,

nutrimento e beltà.

linodigianni alle 04:34 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
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giovedì, 14 settembre 2006

La specializzazione militare nelle rapine è dovuta all'insediarsi nel nostro territorio di culture criminali provenienti dall'est europeo. La mafia russa e quella croata, in particolare, hanno assorbito molti ex-appartenenti alle forze speciali dell'esercito e della polizia. In generale la "capacità" mlitare è una caratteristica di tutti gli appartenenti alle bande provenienti dai Balcani, gente che ha espletato il servizio militare per almeno tre anni, e che dunque ha un elevato livello di addestramento con le armi da fuoco. Non bisogna poi scordare poi che gli arsenali dell'est sono da anni in vendita al miglior offerente e per le bande di rapinatori, anche italiane, è ormai estremamente facile reperire armi, lanciarazzi, ed esplosivi. Si tratta indubbiamente di un salto di qualità della malavita, quella comunque legata alla marginalità ed alla vecchia cultura criminale dell' "assalto alla ricchezza". Le grandi organizzazioni stanno gradatamente abbandonando i reati rischiosi e poco remunerativi per dedicarsi ai tre grandi settori di intervento sviluppati dalla globalizzazione: ambiente, salute e alimentazione.

Ecco allora che l'azione si sposta nel ventre molle del nord-est. Dove, contrariamente a quanto lasciano intuire i racconti satirici - e tutto sommato sentimentali - di un Aldo Nove o dell'ultimo Mauro Covacich, si respira un'aria greve e inquietante: intrecci segreti di economia, politica e criminalità, poteri occulti…

Il nod-est si è trasformato in uno straordinario laboratorio criminale. La commistione tra economia legale e illegale e un uso sistematico dell'evasione fiscale hanno di fatto determinato il boom che caratterizza il territorio. Disseminato di ditte che producono la materia prima che viene poi lavorata nei laboratori clandestini da manodopera in stato di semischiavitù e gestita dalla malavita organizzata. Per non parlare della disinvoltura degli investimenti, come quello di alcuni industriali di Treviso che hanno fornito la copertura economica a un locale di lap dance gestito da una delle tante mafie dell'est, un posto dove, fino a che non è intervenuta la polizia, si praticava manifestamente la prostituzione. Ma il dato veramente allarmante - e affascinante per un autore di noir- è il proliferare di gruppi di professionisti che si consorziano per offrire "servizi" alla nuova malavita, dal riciclaggio, ai finanziamenti, alla copertura fiscale. Un fenomeno nato all'interno dell'economia sommersa e illegale che, col tempo, si è allargato al mondo del crimine, coinvolgendo direttamente quello della politica e delle forze dell'ordine. La corruzione è il meccanismo fondamentale dell'attività di questi consorzi, come dimostrano gli arresti eccellenti compiuti negli ultimi mesi. Il mio sguardo privilegiato sul nord-est nasce da questa analisi e da uno studio approfondito delle trasformazioni socio-economiche. E criminali, ovviamente.

qui l'intervista completa  http://www.massimocarlotto.it/  (intervista su arrivedrci amore ciao)

 

linodigianni alle 16:50 in: scrittura
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lunedì, 11 settembre 2006
A volte, il tempo
diventa giocoliere:
una palla in su, la perdita
una palla in giù, il ritrovamento.

Come un cuore pulsante
che smette di battere,
nella zona solita c'è oggi un'assenza:
tutte le mie identità di plastica, perse alla rinfusa.

Me le riportano minacciose,
con voce straniera, con possibile inganno.

Devo decidere, recupero la preda
prometto ritorni, compensi,
temendone agguati.

Decodifica, valuta in fretta
una palla su, una giù
due bevon birra, la moto
uno magro mi fa la paternale
l'altro prende i soldi senza battere ciglio.

Forse sarò preso in giro,
i soldi non servono
a capire lingue diverse.
Io ci ho provato, cercandone gli occhi:
ma non avevano echi, ne' salutavano quieti.
Questo sempre mi affanna, la violenza
sottesa, le paure bambine di chi al buio
deve trovarsi la strada.

http://www.linodigianni.it


linodigianni alle 21:53 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
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sabato, 09 settembre 2006

Una stella, chi l'ha mai vista
cadere in un bicchiere

e l'uomo, portarsi la mano
fin vicino al cuore
alzar lo sguardo e..

mah, una stella, mica era una stella
quella "cosa" caduta giù nei campi
(mi sembra di un francese)

Era ( è ) era stata una persona
che pur di fuggire
si doveva essere nascosta malamente
in un campo, come merda, precipitata.

Che almeno qualche coscienza sbocci,
non sia stato letame invano.

Che qualche sogno si interrompa
per chiedersi ( ma cosa stiamo diventando ?)

Dici che succedeva anche a noi, taliani per la Merica?
o in belgio-miniera  Marcinelle?

In tempo di voli low cost.
Fermate quell'aereo, ve ne prego.
Fermate.
Aereo, frontiera.
Prego.

 

Diario Multi-etnico

 

Francia
Scopre cadavere immigrato
nell'orto. E' caduto da aereo
Un agricoltore ha scoperto nel suo terreno, nei pressi dell'aeroporto parigino di Roissy, i resti di un giovane algerino che, secondo gli inquirenti, sarebbe un immigrato precipitato dal carrello d'atterraggio di un aereo di linea, dove si sarebbe nascosto per giungere in Francia clandestinamente. L'impatto al suolo dell'immigrato, caduto da un'altezza elevata, ha formato nel terreno un piccolo cratere profondo 30 centimetri. Accanto ai resti del giovane sono stati ritrovati i suoi documenti. Si tratta di un giovane algerino di 19 anni. La caduta, secondo quanto è emerso dall'autopsia, è avvenuta 24 ore prima del ritrovamento del cadavere.dal  manifesto del 6 settembre

linodigianni alle 18:54 in: stranieri
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venerdì, 08 settembre 2006

E' venuta in Italia dopo due settimane.E'stata un mese.Poi è ritornata.Si è sposata: marito, casa, permesso di soggiorno. Ma non il lavoro. Al suo paese aveva un figlio diciottenne.
Litiga, il marito italiano la butta fuori casa. Lei deve trovarsi un lavoro subito, ma si ammala.
Come badante, non ha pazienza, non è il suo lavoro.
Nel suo paese aveva una identità, un lavoro (anche se poco retribuito) una laurea. Qui, diventa un problema.

Marocchino :aveva i tratti dell'antico popolo berbero.
Occhi buoni, occhi da frenata lunga, rispetto alle violenze.
Passato di tossicodipendente, comunità di recupero. Fermato dalla polizia,che non ha creduto che aveva veramente a casa il suo permesso di soggiorno,l'hanno sbattuto al cpt per 5 giorni senza avvocato.
Per parlare con qualcuno si è tagliato tutto con i cocci di una bottiglia, e al pronto soccorso ha ottenuto di telefonare all'avvocato.

Nei corsi di italiano per stranieri , alcune parole si ripetono spesso: lavoro, permesso, figli
altre dobbiamo cercarle, diritti, accoglienza, arrichimento dato dalle diversità.

A volte dei bambini marocchini che corrono per la classe son come fulmini, di complicità silenziosa, tra noi.

in Diario Multietnico, altre storie

linodigianni alle 07:25 in: scrittura, stranieri
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giovedì, 07 settembre 2006

L´INFERNO INDIANO
Intervista/ Parla Mahasweta Devi , scrittrice bengalese, che vince domani il Nonino
"La cronaca è quella che mi ispira e le ingiustizie di ieri e di oggi come la schiavitù per debiti"
Ha settantanove anni e da sempre denuncia le miserie della sua gente oppressa da leggi arcaiche

PERCOTO
NATALIA ASPESI
Questa signora spiccia e per niente fragile, che sbatte nervosamente un angolo del suo sari color sangue sulla spalla del golf di lana grigia, chiede pasta all´amatriciana ed è già infastidita dagli sguardi occidentali che si commuovono per i suoi eroismi e per i suoi 79 anni che si vorrebbero tremuli e invece sono duri e combattivi, è la più famosa eroina di un´India che anche gli indiani non conoscono, la cantastorie irrefrenabile, puntigliosa, implacabile, di soprusi, miserie, crudeltà, tirannie, sfruttamento, annientamento, dolore, di popoli cancellati dal vorticoso progresso del paese, dove gli ingegneri informatici sono milioni e migliaia le grandi aziende occidentali che ricorrono alla loro sapienza comunque sottopagata. Già rabbuiati dai nostri problemi certo meschini, ci siamo abituati ad addolcirci con certe finte mille e una notte contemporanee, con l´India giocosa, matrimoniale e ballerina dei film di Gurinder Chada e Mira Nair, con l´India borghese e benestante dei bei romanzoni pieni di intrighi d´amore di Vickram Seth, o con quella fresca e romantica della giovanissima Rupa Bajwa, che ha appena vinto il premio Grinzane Cavour per gli esordienti. Ma si sa che la giuria del premio Nonino è spietata e incorruttibile come un manipolo di samurai, orgogliosamente la sola delle migliaia di compiacenti giurie ad avere come suo massimo pregio quello di scartare ogni indulgenza, ogni faciloneria, ogni opera che corra il luttuoso pericolo di diventare di moda, forse per questo prendendo in considerazione le donne, ritenute portatrici di banalità, con una parsimonia talvolta punitiva.


Questa volta ha dovuta mettere da parte la sua dotta misoginia perché, per gli strani scherzi del destino, il suo giudizio severo e adamantino si adattava perfettamente all´opera letteraria e all´impegno sociale e politico di questa colta, appassionata, combattente signora indiana, Mahasweta Devi: in India lei è una celebrità venerata e ha vinto tra l´altro il premio Magsaysay, una specie di premio Nobel dell´Asia, mentre da noi, e questo piace al Nonino che odia l´ovvio e il risaputo, è quasi sconosciuta, se non per suoi accaniti esegeti come gli studiosi Italo Spinelli e Anna Nadotti; è stata lei a convincere l´Einaudi a non considerare una follia la traduzione dal bengalese e uno spreco la pubblicazione di un timido libricino composto da sette racconti scritti tra il 1970 e il 1990, uscito pochi mesi fa col titolo La preda. Un solo altro racconto, "La cattura", era già stato edito da Theoria nel ?96, oggi introvabile, e in un volumetto intitolato India Segreta, del ?99, La Tartaruga aveva inserito tra diciotto racconti di donne anche uno della Devi, lo stesso, durissimo, che ritroviamo in La preda.


In più fa molto Premio Nonino e quindi Magris, Olmi, Naipaul, Le Roy Ladurie e gli altri delle giuria, che queste storie, estratte da una immensa mole di lavoro in bengalese, riunita in 42 volumi (opera omnia che l´editrice indiana Seagull ha iniziato a pubblicare in inglese), paiano leggende sprofondate in tempi di primitive, perdute disperazioni e invece eccole qua, sono tuttora possibili, vere: viste, testimoniate, oralmente tramandate, raccontate e raccolte dall´implacabile stanatrice di ingiustizie e assurdità raccapriccianti: dove il bersaglio di ogni sopruso e privazione e disumanizzazione riesce a conservare ironia e dignità, paura ma anche fierezza. Domani, i mille invitati nelle nuove distillerie della casa, confortati dall´oblio imposto dall´accostamento paradisiaco di brovada e muscetta e stupendamente storditi dalle esalazioni delle nuove grappe, dalla signora Devi, nuovo "Maestro del nostro tempo", saranno subito messi in riga, estratti dal loro assonnato benessere, strappati alle morbidezze dei torroni e alla sensualità delle frittelle e dei balli in costume friulano, con le sue tragiche fiabe vere. «Erano gli anni ?80, molto tempo fa ma poi non tanto, nella regione di Palamau nell´India Occidentale, una regione molto povera, popolata da intoccabili, emarginati, e soprattutto adivasi, cioè aborigeni che occupavano le terre prima dell´arrivo degli altri popoli conquistatori che gliele portarono via. C´era un sole insopportabile, e un vecchio sciancato trascinava un carro pesantissimo con una fatica sovrumana. Chiedo: "Perché quell´uomo deve lavorare come una bestia da soma?". E il proprietario del carro, serafico, risponde: "Per salvare il mio manzo, che vale almeno 2.000 rupie e sotto il sole creperebbe. Invece la vita di quell´uomo non vale niente, è il mio lavoratore vincolato". Lavoratori vincolati erano, purtroppo sono, quelli che indebitandosi col padrone per ottenere cibo, ne diventavano proprietà, passando il debito anche ai discendenti, per sempre».


Nel racconto "Il sale", le cose vanno così. Nel villaggio arrivano i giovani attivisti e spiegano al padrone che il betbegari, la schiavitù per debiti, è diventata illegale, che i contadini vanno pagati. "Bene", dice il padrone, e per vendetta, lui che possiede anche tutti gli spacci, fa scomparire il sale. Senza sale non si ha la forza per lavorare: inizia qui una magnifica lotta fatta di astuzia, di appostamenti, di fughe, tra i contadini a caccia del sale e gli intelligenti elefanti che vogliono proteggere il saled che gli viene dato dalle guardie forestali. Vinceranno naturalmente l´elefante solitario ed il padrone. Dice la signora: «Io vedo continuamente, con i miei occhi, la brutalità del sistema esistente, quello che separa totalmente l´India che progredisce e che raggiunge il benessere da quel quarto di miliardo dei suoi abitanti che resta escluso da tutto, abbandonato e ignorato. I miei racconti nascono dalla cronaca vera, dagli orrori cui assisto, e che mi hanno fatto entrare in gruppi di azione e difesa come quello per i diritti delle tribù nomadi declassificate». Qui i racconti di Devy si fanno più spaventosi. Nel 1871 gli inglesi classificarono come criminali circa 250 antiche tribù nomadi che vivevano nella foresta, fuori da ogni casta, istituendo un Criminal Act che bollava come pericolosi anche i neonati. Dopo l´indipendenza le tribù sono state declassificate, ma solo formalmente. Così gli arresti, le torture, gli assassini senza ragione da parte di una polizia particolarmente feroce, di un Sabar o di un Lohdas, sono continuati. Devi ha lottato per restituire giustizia a questi innocenti, i corpi alle loro famiglie, e ne ha scritto racconti freddi, quasi ironici, semplici e strazianti. «La mia esperienza mi fa essere perpetuamente arrabbiata, ci sono sfruttatori e forme di sfruttamento imperdonabili. E dal momento che io credo nella collera, in una violenza giustificata, strappo la maschera all´India progettata dal governo, per denunciarne la brutalità».


Una delle passioni di Mahasweta Devi è raccogliere le parole delle molte lingue e dei tanti dialetti indiani, prendere nota delle tradizioni che diventano racconti. Come la storia dei dombasi, che sposano la bambina primogenita al dio Venkateshwar Shiva. Quindi i famigliari maschi costruiscono per lei una capanna vicino a casa dove deve prostituirsi apertamente, consegnando tutti i guadagni ai genitori. Il villaggio la onora come sposa di Shiva. Quando non può più vendersi, le procurano una capanna lontano e sarà libera di fare quel che vuole.


La signora Devi è nata nel 1926 a Dacca oggi Bangladesh, in una famiglia hindu ma laica, di casta alta, figlia di un famoso poeta, Manish Ghatak, uno zio celebre regista, Ritwik Ghatak: laureata in letteratura inglese, si è sposata due volte e due volte ha divorziato, ha un solo figlio, scrittore.


Vive a Calcutta, viaggia instancabilmente tra adivasi, tribali, intoccabili, dirige un giornale in cui i senza voce possono esprimere richieste e desideri. Ha fatto parte da ragazza dei giovani comunisti, ha assistito alle rivolte dei braccianti senza terra e degli studenti degli anni Sessanta e Settanta, ha trasformato ogni esperienza in romanzi, racconti, articoli, opere teatrali, libri per bambini. Molti film si sono ispirati alle sue opere, importante La madre del numero 1084, diretto da Govind Nihalani.


Nelle sue storie gli uomini sono eroi fragili destinati alla sconfitta, le donne delle erinni invincibili, ragazze che umiliano il capo della polizia mostrando il loro corpo nudo e martoriato dalla violenza, belle che non vogliono sottomettersi al desiderio del prepotente e, poiché il loro no non conta, lo fanno fuori a colpi di macete. «Scrivo delle donne perché sono recluse, emarginate, punite. Scrivo di e con gli adivasi. Con Nehru e dopo di lui ci è stata imposta una certa versione della nostra storia alla quale dobbiamo ribellarci. Bisogna avere il coraggio di rileggere, di reinterpretare ogni cosa, il coraggio di andare alla storia non scritta. E´ compito della letteratura dire quale è stata in realtà la storia, soprattutto la storia delle donne. Gli storici dovrebbero leggere molta letteratura per dare forza alle loro argomentazioni». Mahasweta Devi, piccola, anziana, forte, scura, serena e impaziente, storici e letterati, qui, se li mangia in un boccone.

   Articolo da "La Repubblica" del 28 gennaio 2005

      
 

linodigianni alle 07:21 in:
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mercoledì, 06 settembre 2006

Abbiocco.
Sensazione di sonnolenza data dalla digestione. Per estensione, apatia, indolenza, scarsezza di riflessi, sonno: “Che faccia fai, hai l’abbiocco?”. “Scusami, mi sto abbioccando”. Derivati: abbioccarsi (riflessivo), abbioccato.

"Slangopedia" è il vocabolario online dei linguaggi giovanili: la prima "enciclopedia dello slang", appunto, nata da una nostra inchiesta del 1998 (intitolata "Parliamoci in under 18").

http://espresso.repubblica.it/slangopedia

linodigianni alle 07:07 in:
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domenica, 03 settembre 2006

Stanlio & Ollio

Laurel e Hardy
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Laurel e Hardy

Nel 1921, Stan Laurel e Oliver Hardy si incontrano per la prima volta sul set di Lucky Dog. Nel 1926, Laurel è il regista del film Get'em Young, nel quale Hardy, divenuto un caro amico, è uno degli attori. Il film non parte molto bene, visto che Ollie si ustiona e viene sostituito, per volere del produttore Hal Roach, dallo stesso Stan, che in questo modo, però, perde la regia.

Nel 1927 nasce ufficialmente il formidabile duo, e nascono i primi lavori della coppia Laurel & Hardy che, però, non girano da protagonisti. Il primo film della coppia è Putting Pants on Philip, anche se in questa pellicola i due personaggi non hanno ancora assunto le caratterizzazioni con le quali divennero celebri. Da questo momento, però, comincia ufficialmente l'unione con Hardy, che li porterà a girare numerosissimi film, anche più di una decina all'anno, accompagnati da cast di attori più o meno fissi.

Gli anni d'oro finiscono verso il 1940, quando cessa il rapporto con gli Studi Roach e Laurel & Hardy si rivolgono alla Metro-Goldwin-Mayer ed alla 20th Century Fox, due grandi case cinematografiche che non lasciano alla coppia molto controllo sulle pellicole.

Il successo in America comincia a calare e così Stan ed Ollie si recano in Europa, dove la loro fama è ancora grandissima: il (nuovo) successo è immediato.

Proprio in Europa girano l'ultimo film, Atollo K, una coproduzione italo-francese, che purtroppo si rivela un fiasco. Durante il film, Laurel viene colto da un brutto malore.

Nel 1955, il figlio di Hal Roach ha l'idea di riproporre la coppia in una serie di comiche per la TV, ma la salute dei due attori è pessima.

Il 7 agosto 1957, all'età di 65 anni, muore Hardy, e con lui una coppia irripetibile. Laurel, che negli ultimi mesi assiste il compagno al capezzale, ne rimane sconvolto, ma non si presenta al funerale dell'amico, spiegando la sua assenza con le parole "Babe avrebbe capito". Hardy è seppellito al The Valhalla Memorial Park Cemetery a Hollywood.

Negli ultimi anni della sua vita, Laurel viene gratificato con il Premio Oscar alla carriera; purtroppo il povero Ollie non poté vedere quel magnifico riconoscimento, né il rinascere dell'interesse per il lavoro della coppia da parte delle nuove generazioni.

Stan, nonostante fosse stato inizialmente restio, scrisse anche lo Statuto dell'associazione internazionale che anche oggi provvede a diffondere l'opera di questa grande coppia comica: i Figli del Deserto; ne esiste una sede anche in Italia.

Laurel si spegne il 23 febbraio 1965, all'età di 75 anni, in un appartamento dell'Hotel Oceana a Santa Monica, vicino Los Angeles, e viene seppellito al cimitero di Forest Lawn-Hollywood Hills, vicino a Los Angeles.

Sono stati sottovalutati dalla critica cinematografica, probabilmente perché accusati di non possedere un messaggio sociale come nei capolavori di Charlie Chaplin. Questo è un grande errore poiché proprio i loro film racchiudono una enorme quantità di situazioni quotidiane, drammi domestici, soprusi verso il più debole e una morale molto spesso pessimista, che si può definire "sociale". Laurel & Hardy interpretano quasi sempre individui emarginati dalla società che li schiaccia psicologicamente (ma anche fisicamente).

Le personalità di Stanlio & Ollio sono prive di cattiveria; in fondo al loro cuore c'è sempre un momento per la carità e per rendersi utili a chi ne ha bisogno. Quando provano ad agire maliziosamente una forza redentrice li tramuta in uomini ingenui e buoni . Sono due adulti rimasti bambini che non capiscono cosa sia il male, lo ignorano e ne diventano vittime inconsapevoli.


Indivisibili fratelli cinematografici sono stati geniali portatori di bene in tutto il mondo.


Nessuno come questi due attori ripeterà simili trame e soggetti, nessuno riuscirà ad egualiarne il risultato, nessuno saprà superarne il ritmo di comicità. La loro opera incontestabile è, a detta di molti, adatta a qualsiasi tipo di pubblico, per tutte le generazioni future.

Ironia della sorte, Hardy, in punto di morte, convive con una paralisi in tutto il corpo che lo immobilizza da un solo lato. Laurel, invece, alla fine dei suoi giorni rimane paralizzato dal lato opposto a quello del suo grande compagno di lavoro e amico.

Filmografia

linodigianni alle 11:44 in:
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venerdì, 01 settembre 2006

Testimonianze
«I giocattoli che uccidono»
«Ci hanno lasciato giocattoli che ci uccideranno», ha raccontato al Times di Londra Hassan, 10 anni, proveniente dal villaggio di Hala Jaber, in ospedale per una grave ferita all'addome causata dallo scoppio di una cluster bomb. Sua cugina Sikna, 12 anni, aveva visto un oggetto piccolo, rotondo e metallico, con una qualcosa che sembrava una sigaretta alla fine, e quando i suoi cugini le hanno detto che poteva essere una bomba, l'ha gettata via spaventata.
«Hassan ha fatto un volo di due o tre metri e io sono volata dall'altra parte». «Il mio intestino è uscito fuori e io lo tenevo in mano e correvo urlando Allahu-Akbar (Dio è grande)», ha raccontato Hassan.
In un altro villaggio, nella zona di Blida, i bambini hanno raccontato di aver visto, mentre giocavano, «qualcosa che assomigliava a una bottiglia di profumo». Abbas, di 6 anni, l'ha raccolta ma «è cominciato a uscire fumo così l'ha buttata», ha raccontato al "Daily Star" Ahmad Shibli, 13 anni, anche lui in ospedale per ferite ai piedi e alle mani.

link alla notizia
(le nazioni unite denunciano l'uso delle bombe a grappolo
da parte dello stato ebraico
"Immorale che siano state usate negli ultimi tre giorni del conflitto)


In forma di spada,
forgia la tua tenerezza
ma che sia dallo sguardo lungo
che non perda acqua
che necessita, assai, qui da noi.

Ha rischiato la morte
per cercare il suo posto
è stato per annegare
e non faceva il turista colpito da Montezuma.

Un padre emigrato
accorato
spiega a suo figlio
in che terra vivono
dove i giocattoli
si pagano con braccia
e gambe e piedi
mangiati dai cani delle
Cluster Bomb
(ma e il lavoro degli operai
delle fabbriche d'armi, non ci pensi
al lavoro?Vuoi chiudere le fabbriche , vuoi?


santa madonna degli ignavi
miscredenti e atei
riprenditi i pensieri che maturano frutti
riprendi la spada, l'acqua
e lo sguardo lungo del vecchio.
Fa' che corra soltanto
per essere bambino,
e non ci indurre in disperazione,
e così sia.

linodigianni alle 22:44 in: poesie, poesia, poesie mie
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