martedì, 28 novembre 2006


E' tempo di ricominciare a prenotarsi
per sottoscrivere quote
per le adozioni a distanza dei bambini nel tempo.(quarto anno di sottoscrizione)

(Che ne dite se, considerata l'inflazione, le tasse e un eccesso di volontà,
portassimo a 15 euro ciascuna quota da sottoscrivere?)
(Mi prenoto per due quote-alp)

Vivevano nella vita/Permeati da un grande vento /Con sorti giá decise./Fin dalla nascita in corpi da commiato. /Ma c’era in loro un’umida speranza,/una fiammella nutrita del proprio luccichio. / Loro sapevano cos’è davvero un istante,/oh, almeno uno, uno qualunque prima di – […] (“Monologo per Cassandra”). Wislawa Szymborska

Bambini Nel Tempo / clikka sulle foto

  

 (www.bambinineltempo.splinder.com)

linodigianni alle 11:37 in:
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mercoledì, 22 novembre 2006

la mia macchina è 'mpazzita
m'ha detto lasciami stare che ci ho voglia di scrivere stasera,
non stare sempre lì a guardarmi le virgole che magari mi scapa una 'pifania
Che io lo so che stai sempre
a pensare alle madlen , ma guarda che pure le macchine possono avere lo spleen

Ma tu guarda ste macchine ,cosa ci metteranno nei chip di silicio
dico io, mica piu i tempi dello zio Vanjia, e nemmeno del buon
unghiatore di cieli rosati.

Oggi ho chiesto se nei loro paesi
da piccole
avevan la bici con le rotelline
per imparare.
M'han detto di si, soprese, da me,
 farfalle
in unico spazio.

Perchè non sei venuto, Omadiòn?
Ci ho detto guardandolo di sbieco, come capitano alla ciurma.
Dal suo nero di pozzo, barcollando
mi ha guardato aspettando il momento.
No money for ticket
E mi ha steso al tappeto.

Una russa m'ha morso lo stinco
abbaiando Dubai Dubai, altro che qui
piscine e cieli e rubinetti d'oro io aveva
Spaziba, non mi viene voglia di spiegarti, dico io
(Mica son venuto a Mosca per imparare:
se non vuoi cambiare non venire)

Per fortuna Dal Senegal una principessa
a contratto sorveglia le adozioni dei bambini sulla luna
e 5 mesaggeri son partiti
dal Brasile e risalgono l'Orinoco.
Aspetto di sapere il loro modo di dire
tempo, e forse lo imparero'
aspettando
.


 

 

linodigianni alle 21:18 in: poesie, poesie mie
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mercoledì, 22 novembre 2006

Come lucertole appoggiate
sul cuore della notte,
nelle nuvole
le parole (solo) pensate.

Rifaccio il cammino
che mi dichiara vivo
ogni mattino , e non sono che cinque passi.

Attendo.
Con sguardo indulgente.

( Da piccolo ho disseppellito
un palombaro, alto due pollici,
trovato nel Tide).

Ecco : sul sasso del vecchio
un'intuizione di caldo
una parola ha guizzato,
m'è rimasta la coda.

linodigianni alle 05:35 in: poesie, poesie mie
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giovedì, 09 novembre 2006

Di tutte le arti, la più completa, la più avvolgente, la più vampira
è la musica.
L’apprendimento e l’esecuzione della musica richiedono dedizione e sacrificio
completo.
Quando il sortilegio, che si rincorre per una vita, avviene per breve tempo
agisce come un potente setaccio: di qua i semplici esecutori,
casse non vibranti
di là coloro che sospendono la battuta, e fanno risuonare l’archetto nel silenzio che conclude la musica.

l’ uomo guarda quei segni
non conosce la chiave
non risuonano in testa

l’uomo che guarda,  ascolta
le voci improvvise nate in quel punto
più uccelli e foreste, fuochi nel mare
vento calante, tornadi e vuoti d’aria.

Cosa è stato del foglio
lo stregone ha evocato
il medium passante
volava, annegava
cercava le sillabe, l’uomo che guarda.

Inghiotte una lacrima
goccia nella caverna, stalattite
musica coeva dei barbari
arrivata a noi.

 

ps( nessuno mi aveva mai fatto intravedere le potenze polisemantiche della musica
 
dentro le mie torri d'avorio di analfabeta si è fatto avanti lo squarcio di cannone sparato da haendel
che tu mi hai fatto sentire
 
poi quel cd mi sembra sempre di hendel ultimo
 
poi il requiem di mozart sentito in macchina
 
sentire e stare dentro questo flusso totale di energia è come volare su cento tappeti volanti
sapendo che si puo, ad un certo punto,
cogliere un soffione e sulla sua scia riprendere il volo)

linodigianni alle 21:20 in:
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mercoledì, 01 novembre 2006
E prese la barca, e tolse l'ormeggio
e tirò fuori i remi, dalla terra
spostò la paglia e le conchiglie
guardo' il vento, e gli scogli della vigna.

Stava dentro un salvagente, appeso al soffitto della stanza piena d'acqua.

Aspettava che i salici d'acqua crescessero.
Ne ricavava giunchi che paziente intrecciava
cestini con dentro pane, cipolla
qualche acciuga di prosciugato mare.

Fermava chiunque , per  strada
come fosse in un suq arabo.
E questi gli rispondevano " Mussù, ciarea
qui non entrano i cani e i meridionali "
(ah, il velo, il velo)

Cosa facevi nei banchi, quei pochi giorni
sei scappato? avevi la testa grossa ?
i capelli ,
corti li portavi?

linodigianni alle 21:39 in: poesie mie
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