sabato, 28 luglio 2007, ore 07:23

Sussulti


(Riempirsi gli spazi di cose,
dare un prezzo agli oggetti,
mi è sempre interessato poco.
Amo raccogliere sensazioni
che non restano uguali nel ricordo.
E il loro valore.
Invendibili e preziose.)

Verso sera, spinto in un angolo del sofà
dal mare
contro la sabbia senza sponde
cerco di capire
cosa beve a bocca piena
con lente ondate e sussulti
come fosse per tirare su un sole,
del vento
e partire.

Per propiziare il mio viaggio
incuneo il corpo tra due anse,
lo stendo parallelo a una fenditura
e muovendo poco la schiena
vado incontro alla mia
Venezia

Casseruole


Mi alzo al mattino presto
per preparar cucina,
prima del sole tigre
dagli occhi soffocanti

Faccio ciò che promisi
di non mai fare
vedendo mia madre al mattino
costringermi ai fumi dei pomodori
a colazione.

D'altra parte, sul mio tavolo
c'è sempre uno strofinaccio aperto
tovaglia veloce di mio padre.

Siamo destinati a ripetere
i gesti prima che siano
solo rimpianto.

E la cura con cui apparecchio
i miei piatti
mi spiega meglio di tante parole
quello che inseguivano nel
ripetersi dello stesso gusto del sugo:

ridisegnare , ogni giorno
i confini dei passi
che ci spettano
piccole vite nelle casseruole.


Il vento fa il suo giro

il primo canto del gallo
che sta dentro il mio petto
richiama quello che sembra un muggito
e non è che una moto che rincasa
ubriaca d'alcool e di pastiglie

S'è fatto tardi, insieme
passando tra le alpi occitane
tra il latte di capra, la lingua d'oc
e i rifiuti di oggi per il diverso che arriva.

Il vento fa il suo giro

linodigianni

venerdì, 20 luglio 2007, ore 11:47

Preghiera per Cernobyl     edizioni E/O
Svetlana Aleksievic
Collana: Tascabili
Area geografica: Letteratura russa
ISBN: 88-7641-586-6
Pagine: 348
Data di pubblicazione: 2004
prezzo euro 8,50
 
IL LIBRO
 la scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic si chiedeva: "Cosa possiamo aggiungere ancora a tutto ciò? Di che cosa parla questo libro?". E rispondeva. "Questo libro non parla di Cernobyl', ma del mondo di Cernobyl'. Proprio di ciò che conosciamo poco o nulla… La ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti". E così Svetlana Aleksievic ha dato voce, con decine e decine di interviste, a quel "popolo di Cernobyl'" composto di persone dalle professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi, donne, uomini, bambini e soldati, contadini e intellettuali, credenti e atei.

 Un libro da comprare, leggere e far conoscere.
Anche se l'argomento è duro.
Un libro che si legge d'un fiato.
Che fa capire gli orrori del nucleare.
Che fa capire come manipolavano la gente, non solo nella ex- Urss.
LO so che uno, almeno d'estate, ha voglia di leggere altro.Neanch'io avevo voglia.
Non fosse stato per Lam che l'ha comprato, letto e invitato caldamente me a farlo.
Grazie.
Ora passo il testimone, sperando che qualcuno lo raccolga, e ne faccia continuare la corsa

 

linodigianni
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domenica, 15 luglio 2007, ore 10:48

Vieni,  o mia cara, partiamo.

Mangeremo un panino
col pesce alla griglia
nel porto di Istanbul, dove capii
la differenza fra la psicoanalisi americana
e le masse che mi circondavano
camminando.Si, a sera in Cappadocia,
a Goreme, nelle chiese della Mela pre-cristiane
Un bagno dal battello, a Fethie.
Ci daranno il profumo per le mani
e per il volto, in pulmann, berremo chai
e yougurt salato nei chioschi.

Si, cara, sta tutto in quel libro
lì, pure scontato questo mese.
Va bene, niente fotografie.

Vieni,  o mia cara, partiamo
tre lunghe tappe, dal tavolo
al divano, al letto.

linodigianni

venerdì, 13 luglio 2007, ore 07:44


(seconda versione)

Ho girato l'aquilone,
attaccato il sacco, spostato nuvole,
puntando le montagne.Il sale e il salto dei pesci
in quell'ora raccolta
mi hanno aperto la strada.


E dalle sponde di un mare grosso
sono passato al fiume svogliato.Solo il cielo ha conservato
l'involucro di un grosso pacco.
Le mie ciabatte si sono intimidite.

Ho mancato l'incontro con lo
scrittore, poco male, mi rimangono i suoi scritti.
Anche per questo
cerco l'aria
nel lato giusto .

Le correnti vaghe
mi incuriosiscono, e il tempo che son rimasto concentrato
(non lo diresti, difficile crederci) mi ha portato vicino.

Il bordo dei tuoi occhi.


Dislessie
(prima versione)

Ho girato l'aquilone,
puntando le montagne
attaccato il sacco, spostato nuvole.
Il sale e il salto dei pesci
in quell'ora raccolta
si sono aperti la strada.
(Mi piace quando parli di
cose vere).
E dalle sponde di un mare grosso
sono passato al fiume svogliato
solo il cielo ha conservato
l'involto di un grosso pacco:
terra da possedere nelle distanze.
Le mie ciabatte si sono intimidite.
Ho mancato l'incontro con lo
scrittore, poco male, mi rimangono
i suoi scritti.
Anche per questi voli mi faccio
leggero cercando di mettermi l'aria
nel lato giusto del mio apparato.
Ma anche le correnti vaghe,
mi incuriosiscono, e il tempo
che son rimasto concentrato
(non lo diresti, difficile crederci)
mi ha portato vicino vicino
al bordo dei tuoi occhi.

linodigianni

martedì, 10 luglio 2007, ore 06:35

Una donna sconosciuta,
vecchia,
seduta sul mio letto.
Mi seduce con le parole,
fredde,
sgranando gli occhi
come semi di rosario
come sguardi liquidi
di vipere.

Una donna conosciuta,
nel sogno
che mi siede addosso
e solo noi vediamo la complicità
del gesto,
e il calore trattenuto.

E'  strano questi sogni,
non li ricordo mai,
neanche le sensazioni.
Questi forse erano dell'ultimo
fiato della notte, quando un po' di freddo
ti cerca il lenzuolo,
impigliato, d'estate, sotto di te.

Ho scoperto che i suoni hanno un corpo
che si nasconde ai più :
li ho sorpresi svestiti
questa mattina all'alba.
Erano nitidi, sulla strada
non opachi a niente.

Ho regalato loro  una mia
risatina.

linodigianni

lunedì, 09 luglio 2007, ore 07:22

Sono nel paese degli automi
parlano solo del mangiare
e del bastante cacare.
Per carità, impàri
a dar loro la giusta importanza.
Ma.
(Non parlare così,
che poi diventeremo
anche noi,
e poi ci sono i nostri genitori
esercita una "pietas" per tutti,
per favore)

S'incazzano per le tasse aumentate
o le macchine rigate,
passeggiano come carcerati
nell'ora d'aria,
si vestono con le mutande
della festa,
di quando andavano
a trovar la zia, in collina.

Se hanno dei bambini,
son polipi urlanti
mangianti gelati, patatine
e cochecole
che dicon nonna nonna
come gazze rapaci
strappando brillantini
gli ennesimi, in volo,

E insomma,tu dici
ma allora che ci fai
in quel posto, scappa,
evita, no?

Vedi, è che a volte
per seguir gli affetti
necessita vedere
muoversi questi mondi
(di un solo telegionale
attenti a pettegolezzi e veline)
che apre la tivu
per sapere dove scorre la vita.
Tu qui vedi solo
questi rami distorti
malamente ingozzati,
e ringrazi che altrove
ci siano ancora
i sensibili alle foglie.

 

linodigianni

domenica, 08 luglio 2007, ore 07:10

Ti arrampicavi , scimmietta
per raccogliere le pigne
da abbrustolire, scoppiettando.

Le dita a granchio
cerco di seguire l'onda
chiedo di quando
minacciasti di buttarti giù.

Poi nacqui io,
e diventasti mimetica, sul fondo.

E mangiavi in disparte, spaghetti e pomodorini
che diversa e delicata
ti presentasti. Ma
la barca la tenesti salda
mettendo in conto i morsi
affilati, le paure trascinate.
Fino alla Grande Fuga.

Preparata con cura, decisa
sull'attimo
senza vestiti nè casa
sulla scialuppa di salvataggio
solo una complice
decisa già nella pancia
chiave segreta per aprire
la via.

Ti faccio una foto
e ti guardi i piedi
che non vengano storti
ti tieni la gonna
che non si scoprano le gambe.

Avevano ragione nel dire
che vulcani siamo
con gli strati e il magma
del fuoco antico.

 

linodigianni

venerdì, 06 luglio 2007, ore 16:03

Genova per noi. Sei anni dopo
Ernesto Milanesi


Ci sono libri scritti con gli occhi del lettore. E si leggono con le parole della memoria collettiva. Succede con «Cosa cambia» (Marsilio, pagine 188, euro 16), il romanzo che il veneziano Roberto Ferrucci dedica a Genova 2001. Andata e ritorno, più volte, con tutto quello che serve per non dimenticare: taccuini d'appunti, powerbook, piantine, palmare. Un viaggio che ruota inesorabilmente intorno ai ricordi che bruciano sempre l'anima. Pagine urticanti come la pelle nelle giornate fra lo stadio Carlini, piazza Alimonda e la scuola Diaz. Un «romanzo d'informazione» che mette in riga le immagini di una videocamera accesa sotto il sole di luglio, dentro e fuori la zona rossa. Un nuovo capitolo di docufiction (dopo «Gomorra» di Roberto Saviano)che quasi sommessamente non archivia la realtà in grado di superare ogni immaginazione. Un libro che ci guarda dentro: accende i ricordi di chi c'era; non spegne l'indignazione di chi ha visto Genova 2001 da lontano; dentro l'eterno replay di quelle giornate, non chiude mai gli occhi davanti a qualcosa che brucia dentro.
Ferrucci era andato a Genova, da quarantenne un po' giornalista un po' no global. «Per tutti noi è stata uno spartiacque nella nostra percezione del mondo. Allo stesso tempo, però, è stato un esperimento di distruzione delle garanzie personali».
Sei anni dopo, Ferrucci ci fa tornare insieme tutti lì. Con 14 «tessere» dell'identico puzzle ricomposto pazientemente dentro il movimento. C'è la macelleria messicana sulla testa rasta di Magdalena, insieme alla giovane Elisa e al fantasma di Angela. Parole calibrate sulle storie che hanno attraversato Genova fino a uscirne diverse, per sempre diverse.
Si scrive ancora Genova. Si legge tutto d'un fiato PernondimentiCarlo. Si scruta il buco nero dello stato senza più legge. Si patrocina la giusta causa dei 93 inermi della Diaz, dove «duecento agenti hanno fatto politica con la divisa». Grazie a Ferrucci, siamo ancora tutti a Genova. Con la chitarra di De André e le parole di una sua vecchia canzone.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Luglio-2007/art5.html

 

linodigianni
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