martedì, 30 ottobre 2007, ore 13:07

"Può darsi che non ti sia necessario
notte;
dall'abisso dell'universo
come la conchiglia senza perle
sono stato tratto dalla tua riva."

La conchiglia e altre poesie
di Mandel'stam Osip
                                                    



Perché per scrivere, c’è bisogno di notte
per sopravvivere,  dell’inizio del giorno.

A pensarci bene, è veramente poca cosa
quattro lettere in croce
per correre insieme un paio di isolati.
Quando a me
restano quartieri ,
solai alti, scantinati.

A rovistare nei miei cassetti, rinuncio.

Attendo poche gocce,  evase
levità d’aria fuggita
dalla fissità dei viaggi
con le suture nette
di chi lascia amici .

Ne sento il corpo e l’ombra
definisco vesti e consistenza :
chiedono 
avvolgono
segnano.

Capisci perché ti cerco gli occhi
per scacciare
notturne fauci
in forma di gelo ?

Va bene, apriamo insieme
un mandarino.
Non è il momento ,
non è atteso.

Irrompe sole
a carta vetro.

Così, così, così.


Lino Di Gianni

linodigianni

domenica, 28 ottobre 2007, ore 15:27

[...Con la falce nell'erba
frusciava il mio baleno :
il papavero ardendo sullo stelo
e ciascun boccio sereno
in abbandono ancor vivo
a tagliarlo pativo,
e accanito godevo
con la falce nell'erba.
Erba recisa che sempre rinasce,
se dove ruminando
è mucca e latte
per vivace concime
ritorna alla radice...]
 
da Canti Anonimi. Clemente Rebora
 
Disclaimer
 
Tutta questa impudicizia
nel mostrare
mutande sporche
pensando che
qualcuno.
Qualcuno capirà.
 
Tutto questo sforzo
per portare la parola
ad articolazione intelligente,
quando basta solo
un urlo quieto,
senza attirare
sguardi di nessuno,
pantaloni smessi
sulla sedia.
 
Mi dicono :
scrivi per farti capire, no?
Mancano i binari per seguirti.
 
Io apro la finestra,
il vetro incontra un raggio
il fastidio degli occhi.
Niente più che
il segnale d'una presenza
forse un'occasione di vento

Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore
gl'intrecci degli uomini, chi ride e chi urla
giura che Cristo poteva morire a vent'anni
le gru sono passate, le rondini ritorneranno.
Sole d'oro, luna piena, le nevi dell'inverno
le mattine degli uccelli a primavera
le maledizioni e le preghiere.
Rocco Scotellaro 


I monacielle

Sono le streghe dispettose
che si dice ai bambini
vengano su dal camino
sotto forma di scintille.
 
Quando al sud c'era la magia
( quella che i " ricercatori"
poi trovavano )
c'era tanta ignoranza
ma anche tanta costumanza.
 
La chiesa ti mangiava da vivo
ma poi ti lasciava in pace per morire.
Non come questa nuova religione
che ti affama e rincoglionisce in vita
e l'accanimento finisce
se vogliono loro.
 
I monacielli oggi m'hanno truvat
sto triste, calmo e aspetto
Sono i gioni dei murt
e bisogna rispettare
questo regno silenzioso che s'incontra.
 
 
Sottotraccia
 
 Mia amata, ti scrivo dalla tolda
di una nave ancorata
tra le alghe dei
Sargassi.
 
Nei giorni che trattengono
i nostri fiati sottocoperta
e svuotano zèfiri e libècci 
vorrebbero
condannarci al
reflusso sottotraccia
 
( Isole che vediamo
nel salto dei pesci-luna
quando ti chini a specchio )
 
Lo sai che non resisto
a cercare coralli
ossidiane e pescetti-acciughe
che sguazzano nel palmo delle tue mani
 
Mia conchiglia, paguro
vizio del sole caimano
ènfiati , golfo mistico del mio teatro.
 
 
linodigianni

giovedì, 25 ottobre 2007, ore 22:11





Vorrei ringraziare molto la mia amica Zena (
colfavoredellenebbie )
per questo suo grosso e spontaneo regalo .

E' una prefazione alla seconda raccolta di  mie "poesie**",
"
Le Temps des Cerises "
a cui le
FeaciEdizioni hanno generosamente ri-dato ospitalità
dopo la prima  raccolta pubblicata "
Un 'occasione di vento
"

Uno dei casi in cui la quarta di copertina,
vale più del contenuto.

" È tanto fondata nel vivere e nell’aver vissuto, la poesia di Lino Di Gianni, da sembrare di volta in volta una panchina, un banco del mercato, oscillante fra stoffe e pesci, un’aula o una cucina, dove basta uno strofinaccio pulito per fare tavola e tovaglia.
Una casa, soprattutto.
Perché, lì, gli spazi si contraggono, fino a tener vicini i tempi e le presenze.
Perché, lì, gli oggetti si prestano i fumi e i pensieri: in forma d’immagine pellegrina che fa dire, altrove, di occhi,/ caldi/ come patate cotte sotto la cenere.
Perché, lì, i viaggi scelgono la forma e hanno lunghezze e transiti d’amore: tavola, divano, letto.
 
Leggere la poesia di Lino Di Gianni, allora, trova il senso e la via dei gesti quotidiani: come tagliare il pane, incontrare il suo interno forzandone passaggi/ le difese.
Si esce puliti e leggeri: niente è in vendita, niente appare.
Dentro le piccole vite nelle casseruole, la parola trova un nitore essenziale. La sua verità."

Zena Roncada 

Grazie tante anche a Giovanni Monasteri ( Proteus )
della redazione FeaciEdizioni 
per le sue parole di apprezzamento:

[...Una scrittura appassionata, ironica, affamata, onnivora, che sembra voglia inglobare tutti i momenti della vita. Un linguaggio piano e friendly, con qualche deciso sussulto
espressionistico, qualche dissacratoria asperità e improvvise acutezze liriche...
Il tutto è di una grande vivacità... ]


Giovanni Monasteri

Grazie molte, infine a chi legge e a chi lascia il suo commento.
La spazio più reale, di una ricerca di parole, credo sia
quello delle sintonie casuali che innesca.

** per casi come le mie scritture, non parlerei di poesia
    ma di ricerca di parole.

 Sono state  pubblicate le raccolte di poesie 
e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
 

"In levare" di Massimo La Spina

 "Le parole nostre" di Teréz Marosi



su
 FEACI POESIA
www.feaciedizioni.it

 

linodigianni

mercoledì, 24 ottobre 2007, ore 04:20

Gattàre.

 

In queste mattine intiepidite

penso a tre cose, dentro un frastuono.


Ho poche energie,

e bastano appena

per fronteggiare gli obblighi.

Per il di più, dipende.
( Ruoto nel mulinello ).

 


Più che lo sguardo
veggente,
è calzar scarpe,

usando quelle sfatte.

 

Altri portano fuori il cane,

facendo i 5 piani.

Io sorveglio le parole

gattàre diffidenti.

 

 

In quella stanza per te, rivolta ad Oriente

zufoli sempre  le stesse armonie.
(Ciascuno di noi,

prega ?)

 

L'energia, lo sguardo

e le parole

bastano appena.

Per il di più,

dipende.

 

 

 

 

24 ottobre 2007

“ Io e mio fratello Ciovanni erimo inafabeto, perché alla scuola non ci avemmo potuto antare, però, con la boca che ci avemmo, nessuno si lo poteva credere che erimo inafabeto”
Vincenzo Rabito. Terra matta. Einaudi


A cu-ccu-‘a- sc *

Un nervo che muove
a infinito struggimento
il vederti lenta nel
reagire.

Appoggiare il capo chino
dal lato della mannaia
e aspettare docile
che si chiudano le vene.

Ero piccolo, e la vaccinazione
e la brioche alla crema.
Ero piccolo, e i crackers
con la spremuta a scuola.
 
Anche se ti han fatto vivere senza
un balcone,
il sole dentro
l’han visto in tanti.
 
Potessi farmi aggiustare il fiocco.


*La civetta, in pugliese
 
 
 
Solo un balcone
 
 
Che non dicessero di comprare palazzi
 
Che sarebbe bastato solo un balcone
e due stanze per muoversi.
 
Che le ossa non avessero a stridere,
per questo serviva
calore continuo, a giorno.
 
Che tutto questo lo chiedessero da grandi,
 
quando già avevano figliato, scoperto la mano che
si abbatte sulla faccia;
la bocca che grida sotto gli occhi
iniettati , a sangue.
 
Ma, di più, e ancora più colpevole
che non avessero potuto
scoprire
la Grazia,e la Gioia e la Bellezza
di una musica di Bach,
di una poesia di Zanzotto
di un quadro di Schiele
o del Don Chisciotte.
 
Per questo, e per quello
che togliete
ai nuovi bambini l'arte fuggiasca
della capriola, dello sberleffo gentile
degli occhi pieni di Maraviglia
 
Per me sarete, per sempre
Dalla Parte del Torto
 

AutoDaFè

Non so scrivere domande,
questionari, tabulati
Non so leggere Bandi,
partecipar concorsi.

Se viene di farlo,
penso allo sparire delle varietà
dei semi.
Necessità
di  capire di più sui terreni.

(Mi imbambolo a leggere
le pagine di giornale incartate )

Non riconosco i broccoli
dalle cime di rapa
o le Mazze di Tamburo.
Non mi piacciono
i Tartufi.

Non capisco di macchine,
di olio o di frizioni,
nè pastiglie dei freni.

Mi piacerebbe
far sopravvivere
il bosco della festa:
il pungitopo, la pervinca e la convallaria,
il sambuco, il nocciolo, e il bosso.

Verso l'acqua e il bambù fa la sua presenza
così come una sola pianta
di elleboro

linodigianni

giovedì, 18 ottobre 2007, ore 20:31

Tagliar l'erba
nel sottopancia della notte,
a fare la strada in macchina, anzitempo.


Il basto del cielo
si alleggerisce, mi fermo.
Una stella ( Unica, imbarazzante
nel lattecagliato)


Le ansie mi portano
a essere la cucitrice
di Vermeer, buona solo a fare gli orli
in un tempo dentro un quadro.


Fortuna che il telegrafo che tengo
sulle ginocchia
ogni tanto mi consegna dispacci
sui flauti che suonano,
sui bambini che cercano i Maya,
sugli zufoli della Pitela di Elia.

 

 

 

 

ps. per qualcuno interessato
uscita la seconda raccolta di poesie
sul bel sito Feaci Edizioni
linodigianni

venerdì, 12 ottobre 2007, ore 21:54

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linodigianni
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giovedì, 11 ottobre 2007, ore 19:26


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 " Io devo andare,padre,devo. Ora.
Non importa se avrò le gambe spezzate.
I miei occhi raccoglieranno tutto dentro.
Mio cucchiaio , acqua nera.
Madre, volerò."
(dal discorso di Gia-neT, prima di..)

Gia-ne-T non so se ha 20 o 40 anni
si nasconde se le viene da ridere.
Forse  una vergogna.
Ha occhi bui e siepi

Tra e me lei ci scambiamo segni
G,gatto-dico io

Non so se ci  troveremo al ponte.
Ora  sembra
un Griot nella savana,

I suoi 6 anni,
restituiti, un po'.

linodigianni

martedì, 09 ottobre 2007, ore 12:05


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From: ananke85
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dalle 14 alle 19

Arrivo molto prima, mi preparo le schede, divise per livello 
( indispensabili per la mia sopravvivenza fisica, se no mi picchiano)

Entrano alcune donne straniere dell'anno scorso.Secondo livello.
Devono prendere i figli che escono da scuola alle 16,30 - sono contente
di ritrovarsi, di studiare, di sentirsi molto più preparate delllo scorso anno.
Parlano bene, in italiano, tra loro e sono diventate amiche
(vengono dalla Russia, Ucraina, Francia, Polonia, Portogallo,Cuba, Senegal, Marocco,Germania)


A dirle così, le nazioni da cui provengono, non dice niente.

Per me, sono viaggi che devo inziare per traghettare ciascuna di loro
in una" No Man' s Land" dove introdurre lingue
e codici di mediazione .Se no il gruppo non regge.

Dopo che ti conosci da un anno, è più facile -per me e per loro.
Sono corsi gratuiti, statali ( le vecchie 150 ore) a iscrizione e frequenza liberi.

Il che vuol dire che se qualcosa non convince, non vengono più.

(Ma se tornano, ciascuno diventa sempre più esigente
(per esempio adesso vogliono la certificazione universitaria di Siena,
la Cils, a cui dovrei prepararli).

POi ci sono le persone nuove da accogliere.
Ieri sono arrivate dalle Mauritius, dalla Gran Bretagna,
Mattews dagli Stati Uniti, e due ragazze di 17 anni dall'Islanda
( ma non funzionavano tanto, ridacchiavano..al mattino vanno al liceo italiano
per uno scambio annuale.)

Io ero sommerso dalle carte disordinate
dai libri e dai test d'ingresso.Anche perchè quelli del primo livello,
essendo il primo giorno, hanno sbagliato orario e sono piombati da me
nell'orario dell'altro gruppo.

Spero non mi capiti ancora la figura terribile che ho fatto, l'altro giorno,
 con una donna americana che era venuta ad iscriversi.

Aveva il bambino piccolo che strepitava tra i piedi.
Dopo mezz'ora che mi parlava fitto fitto in inglese, io, (che capivo
quasi niente) le ho detto l'unica frase che non avrei mai dovuto dire
" Can you speak English, please ?"

Ps. oggi prime due lezioni
di informatica  ad adulti italiani, dalle 18 alle 21,30.
Preparazione alla patente europea del computer (ECDL).
Speriamo di sopravvivere.

.....................................................................
aggiornamento mercoledi 10 ottobre

12 posti al corso di internet  ma oltre 24 iscritti .
Discussione difficile
per non mandare via nessuno.

A scuola con gli stranieri continuano gli arrivi.
Dal SudAfrica, dal Ghana, dalla Romania, Bulgaria.

Problema nel cercare di mettere insieme , e dividere
livelli cosi diversi:dall'analfabeta in lingua madre
alla certificazione universitaria Liv 3 di Univ di Siena.

Alcune frasi possono provocare reazioni imprevedibili.
L'interpretazione delle intenzioni spesso, in contesto
interculturale( ma non solo) è diversa.

 

 

linodigianni

sabato, 06 ottobre 2007, ore 19:58

Non l'ho mai conosciuta bene, ero piccolo e la aiutavo a vendere al mercato.
Era molto vecchia e rugosa e curva, per me.
Con gli occhi di un azzurro slavato rallentava le ansie, guardandoti.
Parlava in piemontese,e le parole nella bocca  provocavano
come una piccola eco, uno sforzo  di comprensione che arrivava dopo.

Vendeva bottoni, calzini,cerniere.

La gente comprava,e insieme a queste cose si pagava il tempo delle chiacchiere.
Dovevo aiutarla a tirare il carrretto, perchè non ce la faceva.

Un giorno giocavo con un uovo di legno, che mi incuriosiva perchè non ne capivo l'uso.
Lei lo prese in mano, lo mise dentro un calzino e mi mostrò come si rammendava.
Io la guardavo fisso, interdetto, con un aria di serietà come se dovessi firmare un contratto.
Nonostante fossi basso, lei mi arrivava solo all'altezza del viso.
Guardandomi in faccia mi disse "Sei proprio un "mignin", hai gli occhi sempre malinconici, come se ti uscissero le lumache con la pioggia"

A Palmira, caduta e mai più rialzata, nessuno che le abbia contato tutte le ore di lavoro .
A Jole, che ogni giorno alle 5 metteva i banchi sulla piazza.
Donne che hanno attraversato il secolo attorno ai carretti,
attaccate alle biove con la mortadella, peperoni con le acciughe al verde.

E a madama Bosio, che mi fermava sempre per le scale,
e il cui marito morì per le cave di amianto di Balangero, un "brutto male"
impregnava la tuta. (Mandavano a morire,per un lavoro)

A Dorina, vedova di Cicengo, che mi mostrò
la merda e il sangue in cui nascono i vitelli,
(e come far sposare Carlin quarantenne con la ragazza analfabeta degli Abruzzi,
tramite parrocchia)

Una folla di persone, che iniziano a parlarsi per conto proprio ,
aspettando di capire da che parte ci sarà ombra, oggi.

linodigianni

venerdì, 05 ottobre 2007, ore 19:01


Foto originale del Mate di SanTelmo

Ho incontrato Vito, oggi.
Gli ho chiesto,Vito, perchè non ti piace parlare ?
Mi ha guardato.
(Io penso che abbia avuto come la tentazione di un sorriso)
Poi ha preso un oggetto, me l 'ha dato, e se n'è andato.

Amo le persone taciturne, quando le incontro
non viene tutto quel gran parlare. Oltretutto so per certo che
molti di loro hanno scarsa memoria
dei fatti successi.
Ma memoria nulla  per le  parole :
appene dette ,subito dimenticate.

Tuttavia
si ricordano particolari lontani, con colori vividi:
come se dovessero dipingere i corvi di Van Gogh.

Allora, anzichè un nodo al fazzoletto, anch'io ogni tanto
guardo un oggetto, e mi ricordo le persone che ci stanno appese.

Il mate della Feria di SanTelmo

Lei era un maschiaccio, alta,secca e nervosa.
Entrò in classe una sera, con fare da coguaro, mi guardò e disse "Habla Espanol ?"
Sapeva già parlare abbastanza italiano, voleva solo provarmi.
Poi chiamò dentro il suo fidanzato, un ragazzo biondastro, mite e ridente come quelle pallotte piene di segatura, di pezze colorate
( Erano due campioni di nuoto argentini)
Lei mi chiese quanto costavano le lezioni di italiano per stranieri,niente, dissi io, sono corsi statali, gratuiti.
Bene, disse, dimmi i libri necessari che li imparo e poi ce li spiego a questo qui.
Lui rideva, accomodante. Lei a mitraglia mi chiese di spiegarle tre lezioni per volta.

E poi?
E poi, aspetta..guarda questa piccola zucca
dove gli argentini bevono la bevanda nazionale, il Mate..

Lui era molto alto, più di un metro e novanta
e quella faccia da bambolotto e quei capelli d'un colore indeciso
ne accentuavano un carattere meticcio.
Era molto cercato dalle altre donne del corso.
Tra loro e lui, una specie di moglie Polifemo pronta a scattare,
a trasformare in tragedia semplici approcci
di giovani donne.
Per farli gareggiare in Italia, loro stranieri appena arrivati,
erano stati adottati dall'allenatore, per ottenere la nazionalità.
Dal che si vede che esistono migranti diversi.
Un giorno che andai, invitato a casa loro, lei, vestita di rosso
mi gridò per scherzo che mi portavano
a Mar del Plata, e mi davano quel Mate per viaggiare.

Tanti anni dopo, con quella zucca di SanTelmo,
cercai di dissetare mio padre, che nel letto d'ospedale
non riuscì ad attraversare il suo Oceano Atlantico.


linodigianni