
Degli oppositivi passi.
Capita che gli uccelli che mi vengono a trovare
si confondano coi tempi.
E così, invece di quelli dell’alba, più tolleranti,
a volte è presenza di voci notturne querule
come all' uscita da messa.
Mi lasciano in dono uno sguardo diseguale
quasi toccasse a me
l’eredità tra sogni e veglie.
Mi dicono di cammini che facciamo nelle
ristrette case in cui resta,
mobile dimenticato, un nostro gesto.
( Guardo fuori mentre sparecchio.)
Ed ecco che nei giorni successivi accade di ritrovare
in trasparenza intimità che si credevano perdute.
(Aumenta il volume del pane nei forni).
Mi piace pensare a quegli uccelli come a un gruppo di donne, allegre, anziane , colorate perfino da trucchi imperfetti,
che accompagnano l’amica di tutte a spedire una lettera.
Al becchettare al suolo
al distogliere dello sguardo,
gli uccelli si riprendono
il grido di aiuto della donna
nella notte , nuovo crocefisso di città
e i passi dell’uomo che s’incamminò per salvarsi
da Torino a Birkenau
interrotti al fondo delle scale, al ritorno.
Quel grido notturno ce lo ricorda.
Sola speranza, le nuove grammatiche, i voli, e gli uccelli .
Aspettarli.
Lino Di Gianni
21/ 11 / 2007