giovedì, 22 novembre 2007

Degli oppositivi passi.
Capita che gli uccelli che mi vengono a trovare
si confondano coi tempi.
E così, invece di quelli dell’alba, più tolleranti,
a volte è presenza di voci notturne querule
come all' uscita da messa.
Mi lasciano in dono uno sguardo diseguale
quasi toccasse a me
l’eredità tra sogni e veglie.
Mi dicono di cammini che facciamo nelle
ristrette case in cui resta,
mobile dimenticato, un nostro gesto.
( Guardo fuori mentre sparecchio.)
Ed ecco che nei giorni successivi accade di ritrovare
in trasparenza intimità che si credevano perdute.
(Aumenta il volume del pane nei forni).
Mi piace pensare a quegli uccelli come a un gruppo di donne, allegre, anziane , colorate perfino da trucchi imperfetti,
che accompagnano l’amica di tutte a spedire una lettera.
Al becchettare al suolo
al distogliere dello sguardo,
gli uccelli si riprendono
il grido di aiuto della donna
nella notte , nuovo crocefisso di città
e i passi dell’uomo che s’incamminò per salvarsi
da Torino a Birkenau
interrotti al fondo delle scale, al ritorno.
Quel grido notturno ce lo ricorda.
Sola speranza, le nuove grammatiche, i voli, e gli uccelli .
Aspettarli.
Lino Di Gianni
21/ 11 / 2007
martedì, 20 novembre 2007
Pre- istorie.
Luce coccinella
acquattata nell’occhio di uno
straniero in città.
Parole fazzoletti via il mio
quieto maldivivere.
Lumaca antenne
prenderanno
la vita che resta.
Coltelli invisibili
tenui impercettibili
si fanno le ragioni
ogni giorno un affondo.
Estenuati, dimentichi del
sangue già versato.
Guardiamo te che sei davanti ai cuccioli,
che mostri, dei denti, la possibilità
di ritrarsi.
E nelle carezze che rilasci,
medicamenti preziosi salgono
a noi, come cieli
spostati a mano ogni giorno.
Essere dita e suono e canna
inconsapevole , per la musica di altri,
o cercare , incerta partitura condivisa.
Torcia
e ancora i graffiti
nella grotta.
ps. in questa poesia la parte edibile non supera la normale
percentuale consolidata.Presumibilmente,
niuna parte servirà alla bisogna, orpelli et cammei
et similia.
* Per gli uffici stampa et lettori affrettati
gentilmente segnaliamo in caratteri inclinati
sintesi salvabile (2,7 %) pressochè perfetta
lunedì, 19 novembre 2007
Autore: Giovanna Marini
Persi le forze mie persi l'ingegno
la morte mi è venuta a visitare
«e leva le gambe tue da questo regno»
persi le forze mie persi l'ingegno.
Le undici le volte che l'ho visto
gli vidi in faccia la mia gioventù
o Cristo me l'hai fatto un bel disgusto
le undici volte che l'ho visto.
Le undici e un quarto mi sento ferito
davanti agli occhi ho le mani spezzate
la lingua mi diceva «è andata è andata»
le undici e un quarto mi sento ferito.
Le undici e mezza mi sento morire
la lingua mi cercava le parole
e tutto mi diceva che non giova
le undici e mezza mi sento morire.
Mezzanotte m'ho da confessare
cerco perdono dalla madre mia
e questo è un dovere che ho da fare
mezzanotte m'ho da confessare.
Ma quella notte volevo parlare
la pioggia il fango e l'auto per scappare
solo a morire lì vicino al mare
ma quella notte volevo parlare
non può non può, può più parlare.
Scritta nel dicembre 1975, la canzone si riferisce alla tragica morte di Pier Paolo Pasolini, assassinato la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975. Il testo prende lo spunto da un canto religioso extraliturgico, L'orazione di San Donato registrato il 7 febbraio 1965 a Zaccheo, frazione di Castellalto, Teramo, da Cesare Bermani.
Giovanna Marini (Roma, 1937) si diploma nel 1961 in chitarra al conservatorio di Santa Cecilia. In seguito si perfeziona con Andrés Segovia all'Accademia Chigiana di Siena e studia composizione con Carlo Pinelli. Mentre suona liuto e arciliuto nell'orchestra rinascimentale Concentus Fidesque Antiqui, nel 1961 partecipa alla fondazione del Folkstudio di Roma con Giancarlo Cesaroni e Harold Bradley, cantando con Maria Teresa Bulciolu canzoni popolari dell'Italia centrale e meridionale. Nel 1963 Roberto Leydi le sente e chiede loro di entrare a fare parte del Nuovo Canzoniere Italiano; insieme, il 3 aprile 1964, partecipano alla Casa della Cultura di Milano alla prima rassegna della canzone popolare e di protesta vecchia e nuova «L'Altra Italia» e incidono poi, per i Dischi del Sole, alcune raccolte. Nel 1966 partecipa a Ci ragiono e canto, lo spettacolo del Nuovo Canzoniere Italiano con la regia di Dario Fo: suo è il ricco e complesso tessuto musicale dello spettacolo. A fianco dell'intensa attività di spettacoli politici, la Marini inizia poi in Puglia le proprie ricerche sul campo di materiali popolari, dalle quali trarrà spunti e idee per l'apprendimento dei modi contadini, iniziando quei suoi studi sull'emizzione vocale che poi insegnerà alla Scuola di musica popolare del Testaccio a Roma e all'Università di Parigi.
Poesia in forma di rosa (1961-64)
I. La realtà
Ballata delle madri
Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!
Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.
.
.
Da Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie,
vol. I, Garzanti, Milano 1993
domenica, 18 novembre 2007
E tieniti segreti, seduto in quell’angolo
ti guardo nello specchio
ballare , resto di mancia
non ritirato.
Il cameriere gira attorno nei tavoli
sa
quando lo cercherai con lo sguardo
conosce il tuo opaco delle ore tarde,
lo spazio che occupi, il bordo su cui ti affacci.
Ti stendi nella conca in ombra,
ora apro la finestra, vedrai che la musica
ti chiamerà fuori, nastro rosso da allacciarti
alla schiena .
Elis, lasciami stendere le reti sotto questo
asfalto di nebbie, ci serviranno remi dentro questi
bicchieri, per tornare a casa.
Se gli occhi tuoi smettessero di farmi domande
di quando volevo spianare
le colline dietro casa tua,
allevare pulcini
e accendere il camino a mezzogiorno.
Lo so, lo sai, che nella sere tu prendi il largo
e io resto a riva, gridami nel buio,
io ti porto coralli in carta velina
tu tieni sospeso il raddoppio di nota.
*ascoltando Alice di Tom Waits
linodigianni
il vero testo della canzone Alice di tom waits
si può vedere il video qui
It's dreamy weather we're on
You waved your crooked wand
Along an icy pond with a frozen moon
A murder of silhouette crows I saw
And the tears on my face
And the skates on the pond
They spell Alice
|
Fa un tempo da sogno
Agitavi la tua mazza curva
Sulle rive di un laghetto ghiacciato con una luna gelida
Ho visto un omicidio di un profilo di corvi
E le lacrime sul mio viso
e i pattini sul laghetto
scandiscono "Alice"
|
I disappear in your name
But you must wait for me
Somewhere across the sea
There's a wreck of a ship
Your hair is like meadow grass on the tide
And the raindrops on my window
And the ice in my drink
Baby all I can think of is Alice
|
Svanisco nel tuo nome
Ma devi aspettarmi
Da qualche parte, oltre il mare
c'è il relitto di una nave
I tuoi capelli sono come erba di prato sulla corrente
e le gocce di pioggia sulla mia finestra
e il ghiaccio nel mio drink
Baby tutto quello a cui riesco a pensare è Alice
|
Arithmetic arithmetock
Turn the hands back on the clock
How does the ocean rock the boat?
How did the razor find my throat?
The only strings that hold me here
Are tangled up around the pier
|
Aritmetic aritmetoc
Rimetto le mani sull'orologio
Come fa l'oceano a cullare la barca?
Come fa il rasoio a trovare la mia gola?
Le uniche corde che mi tengono qui
sono legate intorno al pontile
|
And by tracing it twice
I fell through the ice
Of Alice
|
E così un bacio segreto
porta pazzia e beatitudine
e penserò a questo
da morto nella mia tomba
mandami alla deriva e mi perdo laggiù
E devo essere pazzo
a pattinare sul tuo nome
e ricalcandolo due volte
cado tra il ghiaccio
di Alice
|
And so a secret kiss
Brings madness with the bliss
And I will think of this
When I'm dead in my grave
Set me adrift and I'm lost over there
And I must be insane
To go skating on your name
And by tracing it twice
I fell through the ice
Of Alice
There's only Alice |
E così un bacio segreto
porta pazzia e beatitudine
e penserò a questo
da morto nella mia tomba
mandami alla deriva e mi perdo laggiù
E devo essere pazzo
a pattinare sul tuo nome
e ricalcandolo due volte
cado tra il ghiaccio
di Alice
C'è solo Alice |
domenica, 18 novembre 2007
Elia Malagò
pita pitela
Forum\ Quinta Generazione poesia 80
Il dio dei gemiti- ( 1980 )
(navigatori senza vele
sfiorati appena dalla corrente
a volte scivolati dal rione a sognare
la fuga
Siamo stati per perdere la voce)
III
Tacerti
tacere di te pudori di corridoi
Inferriate pupille bruciate
riempire il silenzio con un rifiuto
un altro
Ho consumato gli anni a capire
tutta una vita ormai e
non vorrei averne un’altra
scioglierli come niente
questi anni di viaggi clandestini
- la trasparenza dei miei incontri
le calze ruvide faccia triste
non resta che qualche mania
percorso del mattino
la sveglia suonata all’alba
notte imbastita di passi
il timbro sordo della voce
l’avrò saputo almeno
capito
che basta sciogliere la giornata
e non volerne una di ricambio.
domenica, 18 novembre 2007
Opinioni
capsicum ha scritto un nuovo post sul blog radicidellozio ...
Ecco, io non so resistere. Perchè mi sento un po' così, allora mi faccio un giro nel web, e trovo qualcosa e dico: ora lo cito. Poi dico, magari pensano che lo faccio non si sa perchè, per intortare, chissà. E poi chi se ne importa? Ecco qui. A me le cose che Ecco, io non so resistere. Perchè mi sento un po' così, allora mi faccio un giro nel web, e trovo qualcosa e dico: ora lo cito. Poi dico, magari pensano che lo faccio non si sa perchè, per intortare, chissà. E poi chi se ne importa? Ecco qui. A me le cose che scrive Alp a volte piaccono moltissimo, al volte invece le taglierei con le forbici e butterei via la metà, oppure il 90% anche, e quello che resta è perfetto. Ma è la mia personale opinione.
Come questa qui, guardate:
"Solo la legna accanto al camino,
il gatto via dalla porta aperta
mi guardi ferma, come se aspettassi
l’accensione del fuoco, il miagolio del fuori
il ritorno del fiato per dirmi, aspetta.
....
Accanto al camino, non solo legna."
Lino Di Gianni
sabato, 17 novembre 2007

(perchè ti ritorni in fretta la voce)
Solo la legna accanto al camino,
il gatto via dalla porta aperta
mi guardi ferma, come se aspettassi
l’accensione del fuoco, il miagolio del fuori
il ritorno del fiato per dirmi, aspetta.
Lo so che ti viene da piangere, colpa alla polvere
agli uccelli, alle cicale.
Ora che i tuoi occhi sono in asse con
l’angolo della finestra, ora che vedo una via d’uscita
nelle colline, chissà se anche oggi
tornerai a chiedermi
” Cantami Moon River,
mi piace quando fai brillare l’erba gelata dei primi
freddi con il ritono del buio, della luce di casa.
Come quando sei sul dondolo
e il cavallo insegue a volo i corvi.
il vento , il fazzoletto che sventola
e l’odore buono .”
Accanto al camino, non solo legna.
Lino Di Gianni
Recensione di Morena Fanti

Sa di domenica mattina, certa poesia di Lino Di Gianni. Ha i profumi di casa e del ciondolare senza fretta e forse senza altro scopo che sentire e ascoltare i rumori che regolano i nostri passi
[…] E la cura con cui apparecchio
i miei piatti
mi spiega meglio di tante parole
quello che inseguivano nel
ripetersi dello stesso gusto del sugo:
ridisegnare , ogni giorno
i confini dei passi
che ci spettano
piccole vite nelle casseruole. […]
continua qui una bella recensione del mio e-Book
grazie morena
e poi
cronache dal mio corso di Italiano per stranieri
qui
www.tantelingue.splinder.com
giovedì, 15 novembre 2007
Ucciso come un maiale
col Taser, questa arma che uccide senza essere pistola, con una scarica elettrica
Un uomo, 40 anni, prima volta che viaggiava.
Non sapeva la lingua.
Aveva fatto 12 ore di viaggio.
Andava da sua madre.
Lo trattengono 10 ore in ufficio.
Lui si arrabbia e rompe i vetri.
In quattro gli sono addosso.
Uno gli carica il manganello in testa
Gli altri col Taser lo uccodono.
Queste cose si sono viste in un video mandato
da un viaggiatore ai media americani.
Mi vergogno, mi fa male.
Per favore, facciamo una campagna contro
questo Taser..già denunciato da Amnesty International
mercoledì, 14 novembre 2007
giorni riempiti di dolore
di occupazione rabbiosa
neppure quando è notte
ha riposo il cuore
e miseria è anche questo"
dice il Qohélet
E ti presenterai scalza e ti chiederanno tipo di terminazione e quando
risponderai incerta, con parole messe in bocca,
fine termine naturale, anche essendo la prima a dubitarne.
Potevano darti ancora un tempo per fare la pizza o la tiella con l‘agnello.
Potevano darti dei giorni con un balcone, perché chi vive anni senza
ha diritto ad un risarcimento.
Ma nel grande Ufficio Soggetti Obliterati ( U.S.O per gli americanisti) le lamentele,
peraltro a mezza bocca e con tono basso per non disturbare, non sono mai prese
in considerazione.
Dovendo, per dichiarata Mission, il suddetto ente
amministrare, come diceva Elsa Morante,
gli Infelici Molti e i Felici Pochi, salvati dal mondo dei ragazzini.
Allora io porgo una lamentela preventiva, stante le persone in vita
Dato che (Risoluzione dei comunardi)
Paolo Pietrangeli
Dato che, noi deboli, le vostre
leggi avete fatto, e servi noi
quelle leggi non le obbediremo
dato che servire non vogliamo più.
Dato che voi ora minacciate
con cannoni e con fucili, noi
decretiamo d'ora in poi da bestie vivere
peggio che morire è.
Dato che noialtri avremo fame
se ci lasceremo derubare
verificheremo che tra il pane buono
che ci manca e noi solo un vetro sta.
Dato che voi ora minacciate
con cannoni e con fucili, noi
decretiamo d'ora in poi da bestie vivere
peggio che morire è.
Dato che laggiù ci sono case
mentre senza tetto ci lasciate
decretiamo: C'entreremo e subito!
Stare nelle tane non ci garba più.
Dato che voi ora minacciate
con cannoni e con fucili, noi
decretiamo d'ora in poi da bestie vivere
peggio che morire è.
Dato che non può riuscirvi mai
un salario buono di pagarcelo
d'ora in poi le fabbriche noi le guideremo
dato che a noi basta mentre con voi no.
Dato che voi ora minacciate
con cannoni e con fucili, noi
decretiamo d'ora in poi da bestie vivere
peggio che morire è.
Dato che ai governi che promettono
sempre tanto non si crede più
verificheremo che con queste mani
una vita vera ci si costruirà.
Dato che voi ora minacciate
con cannoni e con fucili, noi
decretiamo d'ora in poi da bestie vivere
peggio che morire è.
Dato che il cannone lo intendete
e che a ogni altra lingua siete sordi
si contro di voi ora quei cannoni
noi si volterà.
Ps. Si lo so, l'autore di questa e altre canzoni
è andato a fare poi il regista di sit-com su
Canale 5.
Ecco perchè poi uno fonda il movimento
dei Poeti Ingenui, a cui nessuno
sa di essere iscritto, non esistendo tessere
nè ricevute.

Ascolta la canzone qui:
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| 2:29 · 128 kbit/s · 2.28 Mb · MP3 |
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Dato che (Risoluzione dei comunardi)
Paolo Pietrangeli
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martedì, 13 novembre 2007
Per una po-etica dei
Po-eti In-genui.
(Povareti, ciula ma etici)( se non etilici)
Nella mia stanza, di notte, con l’orologio
c’è un cinese che piccona, al buio, nel pavimento.
Parimenti, se accendo la luce, nell’altra stanza,
vocifera un bosco di uccelli, forse coreani.
Lo scorso lunedi, per la prima volta, ho sbattuto fuori
dal mio”Battello Ebbro” di scuola
due ragazze islandesi, ragazze ricche del bel mondo.
Venivano a ridersi e parlarsi addosso, senza guardare gli altri.
Al loro posto, due fratelli della Costa d’Avorio, che vanno in salita
al buio in bicicletta.
Neri nel nero, devono arrivare prima che cali il buio, e, dopo tanti chilometri
in aereo, ne fanno quattro per scendere da me.
Credo che siamo in tanti, nascosti per lo più,
che per il lavoro siamo come un leone
che preda zebre per la gola.
Non è che siam fanatici, o squilibrati ( anche).
E’ il gusto di trasmettere la curiosità, la “ langue”,
che è cosa assai diversa, da quattro parole in croce.
La ringrazio per la pazienza, figurarsi, non è questo.
Ieri li ho fatti giocare con le figurine, in piedi;
a chi ne copriva una, tirando, le vinceva tutte.
La piccola di tre anni ci guardava interdetta.
Ogni tanto i Poeti Ingenui, azzardano a volare.
Non si sai mai, che per quel giorno,
ci sia venuta, quella capacità.
E romperebbe, dopo, non averlo saputo.
P.s. I Poeti Ingenui negano di essere poeti
perché la poesia è nell’aria, basta respirarla.
Quanto a sentirsi ingenui, affermano di esserlo
per quanto gli è possibile : chi altro continuerebbe
a credere all’attrice del film di Almodovar
” Ho sempre creduto nella bontà di uno sconosciuto” ?
(lo so , lo so..citava “ Un tram chiamato desiderio “)
lunedì, 12 novembre 2007

( clicca per ingrandire)
Tous les matins du monde. (guarda il trailer del film)
Il violoncello di Marin Marais
mi fa pensare alla crescita discosta dei fiori.
Ma al posto dei prati la stazione,
i cartoni dei senzacasa, i sottoscala contesi.
Una fontana dal suolo per lo sguardo dei passanti.
Una carta vola a terra, la bambina urla, l’archetto tiene la nota.
Un’occhiata morbida sfuma in controcanto.
Il suono della viola
mi dice credici agli angeli
taglia gola
invenzione dei poeti ingenui.
Mi dice, credici agli atei
che santificano il loro dio
nell’accogliere navi di dolori.
Sul pentagramma di tutti i giorni
scrivo note che non so leggere,
né intendo voce, se non richiami:
piccolo, io, nell’allontanarmi da casa.
Lino Di Gianni
domenica, 11 novembre 2007

(clicca sulle foto per ingrandire)
La persistenza del gusto.
domenica, 29 maggio 2005
Ti dicono: ecco, questa è la via, se fai così e così, poi sarai felice.
Tu sei piccola, in quel momento, e guardi senza pensare.
Ti vestono: ecco, sii un fiore per attirare le api.
Ma scegli quella giusta, e non dare il nettare prima che sia in trappola.
Tu scegli il nero, che risaltino solo i sentimenti.
Ti preparano per soldi e onori o almeno dei figli
e tu inizi a tormentare un legno.
Legno e dita , dita e legno
i suoni che vuoi far uscire
sono tra quelli impossibili:
del sole che si sposta al mattino,
delle radici erbose che crescono,
del rigurgito della civetta dopo il pasto,
di ciò che resta del clamore del grillo finita la notte.
Se il corpo non regge il peso
dei suoni, si frattura.
Una crepa si allarga, un orlo sbreccato
e l'anfora che contiene l'anima
si ritrova vuota, un volo rimandato.
Uccello non alzato in volo
Allora ricominci, interroghi gli occhi
pensando se li prendo all'inizio
queste lune nascenti
i loro giorni forse saranno puliti,
azzurri, coevi di senso e felicità.
Ti imponi di non far preferenze,
ma è nei porti stranieri, nella barca
di un bimbo coi capelli lisciati e bagnati da sè
che ti incagli, nel giorno.
Col piccolo sciacquettìo della risacca
gondola/nuvola, palo che si allontana- lui.
Mi piace, mi piace
come tenti il volo, non sapendoti ape/ civetta/ lucarino di vetro.
Agave macroacantha dei terreni aridi.
Resisti, rafforzati, suggendo più linfe che puoi.
Riproduciti con semine, polloni o bulbilli.
E, lasciati vivere, se vuoi, da me
nell'intervallo che passa tra l'ascolto, lo sguardo e la parola.
Lino Di Gianni
era una domenica di maggio del 2005, c'erano stati dei bei commenti
è bello sentire oggi, con la stessa freschezza e intensità,
per la stessa persona, le cose che scrissi allora
questa poesia era stata pubblicataqui
sabato, 10 novembre 2007
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10. Giovanna Sicari
Sigillo
Non so quale vampiro ti ha lasciato esangue
quale guerra staccarti dal corpo
e in più sapere che non comprendi.
Ho pregato per la mia morte pari
a quella del bambino consegnato ai cani,
ho pregato che la tua infantile malattia
fosse data in pasto a chi ha sangue, il sacrificio
che chiede Dio è l’esecuzione di una domenica d’aprile.
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10. Giovanna Sicari
Sigillo
pp. 82, € 11,36
ESAURITO
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Notizie sull’autore:
Giovanna Sicari è nata a Taranto nel 1954. Presso le edizioni Barbablù di Siena nel 1986 ha pubblicato la sua prima raccolta di versi dal titolo Decisioni; presso l’editore Rossi e Spera la plaquette Ponte d’ingresso (Premio Brutium 1988).
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Dizionario
a cura di Maurizio Cucchi
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| 24 settembre 2004 |
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| Giovanna Sicari |
Poetessa italiana nata a Taranto nel 1954, è vissuta a Roma insegnando per dodici anni nelle carceri di Rebibbia, si è poi trasferita a Milano ed è morta alla fine del 2003. La sua poesia ha sempre mostrato una forte connotazione emotiva e una densità espressiva inquieta e materica.
Lo si vede già nelle sue plaquette iniziali (Decisioni, del 1986 e Ponte d’ingresso, dell’88) e più compiutamente nelle raccolte maggiori, come Sigillo (1989), Uno stadio del respiro (1995) e poi nel libro scritto nel tempo della sua malattia e uscito poco prima della sua scomparsa. Il suo titolo è Epoca immobile (2003) ed è verosimilmente il suo libro più importante. Si tratta di una poesia interamente percorsa da un vivo senso di ineludibile verità tragica, che trova momenti di atroce risalto incisivo, come nel contrasto del rapporto tra i fanciulli e la morte, specie in un testo come Bimbi nuotano forte.
Giovanna Sicari si esprime in questo libro usando stili e registri diversi, passando dalla poesia-preghiera (“Gesù proteggimi dalla distrazione | dagli occhi ormai tracciati col piccone.”) al canto e al lamento, ma un lamento che sempre oltrepassa, stoicamente, il singolo destino, la tragedia personale. Preghiera, canto e lamento che si spingono fino all’orrore e montano nel delirio, che arrivano a vertigini visionarie o all’attesa del silenzio. Un’opera ricca di profonda emozione e umanissima pietà.
Di Giovanna Sicari va ricordato anche il ritratto di un poeta nella sua città: Milano nei passi di Franco Loi
(2002). |
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Da Epoca immobile
Bimbi nuotano forte
Vivi nel buio appena acceso, amori santi sotto
i colpi del coprifuoco, amori santi in quel mondo antico
che morde nella periferia quel ferro arrugginito, umani
nuotano forte dove si fugge dalla parola, dal ventre esatti.
Clima, stagioni fate presto, fatelo con tutto
il vostro ardore, allenatevi nella nebbia, salite
dove si scansano macerie, su quell’unica auto in corsa,
in quel punto dove partono treni e sulle rotaie
sorride il pianto dei bimbi, i bimbi non sanno
non vedono e hanno la selvaggia preghiera in bocca,
i bimbi nuotano forte, i bimbi dentro la nostra pace. |
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venerdì, 09 novembre 2007
don Gallo ha affermato:
«Abbiamo un proverbio alla comunità di San Benedetto: dimmi chi escludi e ti dirò chi sei. Difficile l'integrazione ma è un obbligo morale. Per noi accoglienza vuol dire già sicurezza e ci meravigliamo come questa indifferenza che c'è da anni si stia trasformando in xenofobia per non dire che ha degli spunti di razzismo».
fonte
Se sei incazzato per il mutuo, per il basso reddito, per l'affitto, per l'incertezza del futuro, per la vita dei tuoi figli e per un milione di altre cose, prendere a botte uno zingaro è un rimedio fortemente ricostituente. Il mercato si impenna, sono tutti contenti. Ma attenzione a investirci troppo, si tratta comunque di una speculazione. Una volta scoppiata anche la bolla romena, uno si troverà incazzato come prima e alla ricerca di nuovi bersagli. Per questo il mercato dei capri espiatori deve essere reattivo e veloce: chi sarà il prossimo?
fonte
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Intervista...Biagi intervista Pier Paolo Pasolini
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From: TROUBLEWATER
Views: 5,249
Added: 5 months ago
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Time: 01:09 |
mercoledì, 07 novembre 2007
Epifanie
Si è messo a camminare, passi lunghi,
quasi fosse un automa.
Si è accovacciato, un solo ginocchio a terra.
La mano sulla fronte, a coprirsi gli occhi.
Si è alzato, incamminato.
E’ salito sulla scaletta di una piscina senza acqua.
Al secondo piano, il trampolino.
Si è fermato.
Ha guardato l’orizzonte.
Quando è sceso, aveva deciso di impararare
a leggere la musica, dall’inizio.
A una certa età,
solo cose essenziali, il resto
è rumore di fondo.
Lino Di Gianni
lunedì, 05 novembre 2007
In memoria di G. R.
Si sporse sui tacchi, per aspirare meglio.
Passò un uccello, uno spazzino,
cumuli di foglie e qualche formica.
Era buio, era incerto, era lontano, era qui.
Voleva soldi, puzzava, leone tigre che sbrana.
Lei si annodò a gomitolo e si fece maglia,
rimase l' impigliato urlo nell'uncino
rimase bambino malmostoso nei rifiuti.
Adesso via tutti chi viene da lì ?
Figura di perfetta sconosciuta.
Il suo profumo di un attimo
per coloro che sentirono
piaceva, durava, legava.
Lino Di Gianni
Giocare col fuoco
Marco Revelli
Quanto avvenuto in Italia in questa maledetta settimana di Ognissanti non ha paragone con nessun altro paese civile. Che un crimine, per orrendo che sia - e l'assassinio di Giovanna Reggiani lo è -, produca come reazione la ritorsione collettiva, in alto e in basso, nelle istituzioni e nella società, contro un intero gruppo etnico e un'intera popolazione, è fuori da ogni criterio di civiltà, giuridica e umana. Che la colpa «personale» dell'autore del crimine venga fatta pagare sulla pelle di migliaia di donne, uomini, bambini, già costretti a vivere in condizioni di indigenza estrema, è cosa che non può [...]
da il manifesto del 4/11/07 qui