giovedì, 31 gennaio 2008
Uscire con il buio accendere il motore
sapendo che ti aspetta una luce a gas
nel fondo del fondo
sale scende la biella il tornio adesso
è un computer
E se guardo alle mie spalle sento
benzina che fuoco
e davanti solo puzza di nafta
e i compagni che corrono
e le luci che si spengono
e forse prima avvelenato forse
tutto in collasso
un piccolo calo a Wall Street
ero io che bruciavo
con altri colleghi
uno fino nella nave
ah, balena sale scende la biella sale scende ma il tornio
sale scende la biella tornio adesso elettronico sale scende
Wall street cinquant’anni per cinquanta euro sono morto.
Una medaglia al valor civile per Denis Zanon. Un eroe moderno?
di Vanna Palumbo
Un eroe moderno? Non era l’ambizione di Denis Zanon, l’operaio accorso in aiuto del compagno morente e, insieme a lui, rimasto vittima delle esalazioni nella stiva di una nave cargo a Porto Marghera. Ma quel gesto di solidarietà, nel tentativo di strappare alla morte il quarantasettenne Paolo Ferrara, ha fatto dell’operaio interinale Zanon un eroe del lavoro.
Ed ecco allora la medaglia al valor civile, proposta dal Segretario della Cgil Epifani al Presidente della Repubblica, come “riconoscimento degli atti di coraggio che ogni giorno i lavoratori del nostro paese compiono anche a costo della loro vita”.
Una proposta accolta quasi con riconoscenza dai quindici mila lavoratori portuali che hanno affollato la manifestazione di lunedì scorso a Mestre. Ma il cui consenso ha oramai valicato i confini angusti della cronaca nel quale vengono ogni giorno ricacciate le troppe morti sul lavoro.
E non è forse un caso che, a dispetto del consueto oblio in cui cadono queste notizie, ad aderire all’iniziativa del leader della Cgil siano stati per primi i protagonisti della comunicazione e dell’informazione, a partire dalla nostra associazione, Articolo 21, che con Beppe Giulietti ha lanciato una petizione già sostenuta da centinaia di firme. Ma, da questa mattina anche Rainews 24, il TG 3, l’Usigrai e Peacereporter.
Importanti adesioni sono fino ad ora arrivate anche dalle Istituzioni e dal Governo: il ministro del Lavoro Cesare Damiano, per il quale la medaglia a Zanon sarebbe un giusto riconoscimento a colui che è “morto nel tentativo di salvare la vita”, e “con convinzione” il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Gianni Pagliarini, che “plaude alla mobilitazione di settori importanti del mondo istituzionale e della comunicazione” convinto che il tema delle morti bianche sia “una delle più gravi emergenze che assilla il Paese”, il Presidente del Veneto Giancarlo Galan, e l‘assessore alle politiche culturali della provincia di Roma, Vincenzo Vita.
E così, mentre i portuali di Porto Marghera sfilavano in corteo e gridavano la loro rabbia contro le morti sul lavoro, e si annunciava una grande manifestazione nazionale a Torino, nello stesso giorno altri operai morivano a Napoli ed a Bologna. Così, mentre scriviamo, siamo costretti ad aggiornare la contabilità delle vittime. E’ di poco fa una nuova terribile notizia: un giovane di 25 anni ha perso la vita a Sant’Angelo di Brolo, nel messinese. Un nuovo terribile incidente sul lavoro.
mercoledì, 30 gennaio 2008

clicca per ingrandire
fonte
Bosforo
Riparato, nella stanza, l’ultima
attendo che vengano.
Era uno, no erano molti,
erano in tre
hanno detto che avrebbero chiuso le frontiere,
preso tutti i cavalli, tagliata l’ultima gola.
L’ hanno vista, fin sulla soglia
cercava un varco, conduceva un figlio,
li precedeva un cane.
Ah, se avessero potuto chiudere la porta
sull’ultimo orizzonte come stella che esita
a cadere.
E...
Alisei
Le nuvole, indecise
agguato sul sentiero che curva
dove ieri ti lasciasti cadere.
Con due mani degli archi
infilati in zufoli attenti
sei sul ghiaccio, il mio alito
a reggere sicuri volteggi
martedì, 29 gennaio 2008
Meningite,Nigeria
Abbiamo letto un articolo su come una multinazionale farmaceutica
ha sperimentato su 200 bambini della Nigeria un farmaco contro la meningite.Alcuni bambini, in conseguenza dei farmaci assunti, sono morti o hanno subito gravi conseguenze fisiche.
Questo è avvenuto... - Continua a leggere in
www.tantelingue.splinder.com
|
|
 |
Salute
Un mondo di cavie
Lo scopo era legittimo, testare un nuovo antibiotico contro la meningite, ma non il modo in cui è stato fatto. Nel 1996 la Pfizer ha condotto la sperimentazione in Nigeria, dove circolava una grave epidemia di meningite, senza informare correttamente i volontari dei possibili rischi e dell'esistenza di medicine già collaudate.
Su duecento bambini arruolati, undici sono morti, altri si sono ammalati di artrite o hanno subìto danni permanenti. Il caso è arrivato in tribunale: il governo nigeriano chiede alla Pfizer nove miliardi di dollari di risarcimento. Come regolamentare queste sperimentazioni, che non riguardano solo l'industria del farmaco, ma anche università come Harvard e la Johns Hopkins? Metà degli studi clinici sono condotti nei paesi poveri. Soprattutto in Cina, in India e nel continente africano, ma anche in Europa dell'Est. Sempre più spesso le case farmaceutiche subappaltano le ricerche ad aziende locali, che si occupano di trovare il personale e i volontari.
Il fatturato di quest'industria si aggira intorno agli undici miliardi di dollari all'anno, con più di mille società che vanno a caccia di cavie dalla Bulgaria all'India. Il problema, spiega The Lancet, è che non sempre le aziende riescono a rispettare gli standard clinici adottati nei paesi industrializzati.
|
lunedì, 28 gennaio 2008
Hai aperto la borsa:
un appuntamento saltato,
un cartone di latte e le pinzette
che non trovavi.
Hai rimesso tutto dentro, e sei rientrata
nel lavoro con le ore
che si attaccano ai pali,
orizzonti spostati,
insieme ai piatti da lavare.
Una cioccolata e dei popcorn,
navi pirata da nascondere.
La pianura della tua faccia
durante le riunioni inutili,
con geografie mutevoli
e grotte da esplorare.
Ogni giorno fai l’acrobata
sulla sottile corda
che ti inventi con ciascun bambino
in equilibrio tra il ridere e
la curiosità con cui attizzi il fuoco.
domenica, 27 gennaio 2008
577. Ti ho dovuto dimenticare, eppure chi continua
a svenirmi addosso? Chi macchia col suo sangue
ancora le porte?
Giunto fin lì per l'unica via del mare,
Teo toccò coi piedi la sabbia
poi di nuovo acqua dolce e
finalmente la terra.
Giunse così tra gente nemica, inseguitrice
di una Bali che invitò sulla via del ritorno.
Affréttati Bali che soltanto a quest'ora
per le basse maree nella costa
orchestrine di gente minuta
riescono a suonare.
Tutto questo è racchiuso nella parola creazione.
Pensammo fosse pagata per accusarci
quando tornò dalla cucina a mani vuote,
tutta fasciata d'oro
a un passo dalla nostra morte.
Ecco la città vesposa dove nasce il traditore,
che nutrite sulla terrazza più alta,
per dire fregandosi le mani
- allora cosa mi prospetti buon gesù
divora tutti gli aerei che incontri -
Ma era un'altra voce.
[Daniela Rampa - da Rosa materica, ed. El Bagatt, Bergamo, 1991]
http://akatalepsia.blogspot.com/2008/01/ti-ho-dovuto-dimenticare-eppure-chi.html
venerdì, 25 gennaio 2008
Ah, la merica, la merica non trovata..
avevo ancora odore di cipolle
e un biglietto in mano per piroscafo
che mammamia mi aveva detto
madonnina farà la grazia
Ah, la merica, la merica che ricco sfondato tornero' .
Si, pecorino mi portavo
ma pure mani di faticare
chè come il buio dentro
sapevo quante radici hanno cure e patimenti
Ah, merica puttana, quaranta giorni di isolamento
Sembrava che tutta l'erba
in vita mia fosse annegata
notti vento e fumo addosso
mi vergognava che sempre vomito capitasse
Merica,mi straziasti ah, sti paesani mericani
Meno male che mi annascosi nella stiva di carbone
e che quarantanotti aspettai le luci
se avessi visto in quella statua
di Ellis Island il campanile del paese mio
indietro urlando pure a nuoto, nero
inchiostro di seppia avrei lasciato
E merica, mi hai tenuto, ma non cosi, maledetta merica
I paesani raccolsero i piccioli per il rientro
non ci abbastavano per tutte le 12 bare di 66 partiti
e meno male che non si seppe il mio nome
che il piu piccolo, mericano, io, mai riuscii a essere.
giovedì, 24 gennaio 2008
Che il cielo potesse aprirsi davvero
come la pancia di un dinosauro
e rovesciare una foresta
e prosciugarsi di vento e del mare
e cancellare passi che tornano
senza preavviso
basta un sussulto
del corpo e del cuore
tutto questo senza [ dolore ]
non era altro che lo sfiatamento
di una Balena
il passo fuggente [ di una falena ]
il piccolo sguardo di un occhio stizzito
per risalire nella corrente
come salmone [ di nostalgia ]
martedì, 22 gennaio 2008

image, images
Prologo, in sottrazione
“ Mai saputo il nome dei venti, e nemmeno la direzione”.
Giaccone blu sbottonato, il toscano nella mano, gli occhiali sghembi sul naso.
Nei giardini, guardò se ci fosse il solito uomo lettore di giornali, estate e inverno. C’era.
Il gruppo di stranieri rumeni, in piedi, a bere il vino dei cartoni, posato sulla panchina.
La vecchietta con l’anca malformata, camminava come un pendolo portando il cane a pisciare.
Tutti presenti, bene.
Anche quella mattina, il canto interrotto degli uccelli avrebbe rappresentato un segnale.
Segnale di cambiamento del quadro, e questo non era bene, meglio la continuità.
Questo pensava tra sé Pino Barba, il giorno precedente.
Perché del giorno successivo si persero le tracce, sparirono riscontri.
L’umanità visse un giorno in più, quello mancante.
Pino Barba si ritrovò in mano un libro, data e dedica nel frontespizio.
Come fosse arrivato a lui, quel manoscritto, e come e perché
il più famoso e desiderato poeta della sua vita
gli dedicasse quel libro, ecco, questo stentava alla sua comprensione.
( continua, forse )
martedì, 22 gennaio 2008
Horcynus Orca
I grilli taceranno
per strade allagate.
Aria, impedirà il respiro
in forma di domanda.
Cercate se àncora
il volo degli uccelli.
In quel paese
dove non più rotte
né stasi né segreti.
Fermatevi.
Nel posto scelto.
Se morte, che sia
non grano di corallo
non cornice d’onice,
solo
polpa di ciliegia
amara ombra consunta.
Bolla sorgiva.
Amata !
Avvistamenti
Quello che videro, furono le braccia
coperte da uno scialle di lana
incrociate , distratta
rincorsa di volo.
Staccarono petali, sbocciò
una corolla, i capelli tornarono grigi
il profumo neonato:
e uno spostamento
e un moto dei fianchi
aperti al sorriso.
Atollo vulcano
Ti tengo, vicino, per mano
ti abbasso la testa
ti sciolgo le corde:
io pitone nel cesto,
tu flauto
io concluso nel suono
Asfodelo, amaro succo
me intriso.
domenica, 20 gennaio 2008
Si conclude con L’antologia dei vincitori e dei finalisti la prima Edizione del Concorso di poesia “Un fiore di parola” dedicato a Martina Pluchino, mia figlia, e Federica Zagni, figlia di Morena Fanti, rispettivamente di 18 e 24 anni, vittime della strada.
Continua a leggere
La giura era composta, oltre che dalla scrittrice Morena Fanti con funzioni di presidente, da Alessandra Pigliaru, Daniela Raimondi, Dominica Villa Balbinot, Elisabetta Bucciarelli, Erminia Daeder, Lucetta Frisa, Margherita Gadenz, Margherita Rimi, Maria Gisella Catuogno, Maria Pina Ciancio, Marina Raccanelli, Sandra Palombo, Silva Bettuzzi, tutte poetesse e scrittrici stimate e conosciute. Data la grande e inaspettata quantità di testi pervenuti, 725, si è ritenuto opportuno votare ad eliminazione. Hanno superato questa fase 274 poesie che dopo ulteriori selezioni si sono ridotte alle 43 opere che presentiamo in questa antologia. Nell’ultima fase si è votato per la designazione dei due vincitori.
Grazie alle curatrici del concorso di aver indetto un premio
senza fotocopie, tasse, premiazioni pubbliche. Grazie per la fatica delle selezioni.
Complimenti ai vincitori.Complimenti a tutti i partecipanti.
Grazie per l' aver scelto anche un mio scritto. ( "Allora, anche)
Scarica l’antologia
Allora, anche
Allora, anche.
Pensavo arrivasse con gradualità,
annunciandosi.
Come saluti prima di una partenza,
cenni discreti di tacite intese
per lunghe comunanze.
Allora, anche.
E che portasse poi, insieme alle cose brutte, almeno
qualche credibile equidistanza.
O, almeno, una serena sapidità.
E invece, uggiolo, cagnetto fastidioso
che tenta l’azzanno a polpacci a tiro.
In affanno, con carenza d’aria.
Stordito a sera,
incupito e sfranto,
mi scopro spesso a covar rinunce.
Di fronte a me il Tempo,
uno straniero,
di lingua sconosciuta.
Allora, anche.
Imparo il flauto,
riguardo i libri.
Pensavo la poesia fosse
passero che zampetta.
Invece mi hai insegnato a sbozzare
il legno, nominare foglie e
inseguire le nervature,
per inventarti.
venerdì, 18 gennaio 2008
grazie per aver scelto questa ministoria in 10 righe e averla pubblicata
la potete leggere qui
il racconto di lino di gianni

IO E' UN ALTRO
di
Lino Di Gianni
Ero dentro l’aula magna di Magistero, a Palazzo Nuovo di Torino.
Ero dentro un’assemblea, ho chiesto se veniva al cinema, davano “Alice’s Restaurant”. Io non posso, ma la mia amica sì.
Ero sul Po, insieme a lei, scarpe bianche, camicia a fiori.
Poi ero dentro una soffitta, in via San Donato, e si vedeva il campanile. Ed era sabato, e c’era il corteo, contro 600 denunciati a Torino e c’era il famoso questore Voria. E quello sarà l’unico corteo mai partito, caricato da fermi in piazza Vittorio.
E siamo scappati, a piedi, fino all’altro capo della città.
Lei aveva i capelli corti, i pantaloni di velluto, aveva dormito una notte sulle panchine sotto casa sua per sentirsi tra Sartre e De Andrè. Io leggevo Pavese, e Urlo di Allen Ginsberg e Proletari senza Rivoluzione. Sentivamo gli elicotteri, camminavamo.
E dopo un po’ ero dentro il cellulare della polizia, picchiato e arrestato insieme a lei e dopo un po’ eravamo in questura fino alla sera.
Sì, alla sera ci lasciarono andare, lei denunciata per resistenza e oltraggio. E ci trovammo dentro una paura che ci legò lo stomaco a un albero e per uscire cercammo la strada dentro le tane, per rinvenire le mappe e trovare le vene d’acqua.
E mi trovai dentro quella stessa soffitta, con lei e la febbre alta per il dopo aborto clandestino, i soldi raccolti a scuola con una colletta da una professoressa democratica, passai due estati per restituirli.
Finita la scuola lei andò a fare la baby sitter io mi iscrissi a un’organizzazione politica della sinistra extra-parlamentare.
Quando ci lasciammo, lei disse che non avrebbe voluto uscire dalla pancia della madre.
Io ero dentro al movimento degli studenti, degli operai.
Io ero dentro a Mirafiori. Io ero dentro alle classi dei bambini.
Io... è un altro.
mercoledì, 16 gennaio 2008
Gruppo di lettura Avigliana
Gruppo di lettura organizzato dal CTP di Rivoli e Valle Susa
in collaborazione con biblioteca, Assessorato alla cultura del Comune di Avigliana e Ial
progetto e gestione ins. Lino Di Gianni
5 incontri a cadenza quindicinale, al giovedi dalle 16 alle 17,30
Tutte le iniziative e i resoconti degli incontri su
www.leggiamoinsiemeunlibro.splinder.com
Primo incontro : leggiamo “Milena Agus . Mal di pietre. Ed Nottetempo.”
due gruppi di lettura
mattino: ore 9,30 /11,30 presso la scuola Galilei, via Nicol 2 Avigliana
gruppo di lettrici straniere (Russia, Francia, Albania, Mauritius, Polonia
pomeriggio ore 16/17,30 presso la biblioteca di Avigliana- Torino
Continua a leggere
martedì, 15 gennaio 2008
:: Tema. Scrivete, usando la lingua madre, le vostre opinioni sugli ospedali e sulla sanità del vostro paese. Poi traducete in italiano.
Svolgimento :
(Riporto alcune frasi che mi hanno colpito , nei temi svolti da donne adulte tra i 20 e i 50 anni dei miei corsi di italiano per stranieri)
In Russia, Ucraina, la sanità è pubblica, ma se non dai i soldi in nero ai dottori, non ti visitano
(anche in Romania, Bulgaria )
In Albania i dentisti li prendono dalla Turchia perché costano meno.
In Gran Bretagna, lei lavorava come microbiologa, gli standar sono
- Continua a leggere
ps. andate a vedere che macchina hanno messo su,
per leggere i libri che ci sono nelle biblioteche degli altri.
lunedì, 14 gennaio 2008
[...c'è un tempo per perdersi e un tempo per ritrovarsi...]
[... trituriamo tonnellate di grasso perchè con le nostre ossa attiriamo gli uomini come fossero cani...]
Calixthe Beyala
Come cucinarsi il marito all'africana
Traduzione di: Gaia Amaducci e Concetta Sorace
Prefazione di: Dada Rosso
151 pagg. 14,00€
ISBN: 978-88-88983-05-9
Anno di pubblicazione: 2004
La signorina Aissatù è follemente innamorata di un maliano purosangue e celibe, Souleymane Bolobolo, che vive con la madre e il loro animale domestico, una gallina. Per sedurlo non bastano dolcezze e teneri baci, occorrono anche aromi tropicali che stregano e catturano. Mango selvatico, zenzero, marinata di spezie e zuppa di pesce… In questo modo, si scatenano torrenti di estasi e di eccessi sensuali. Aissatù possiede i suoi filtri soavi e altre polveri magiche per ammaliare gli uomini, secondo la tradizione a lei trasmessa dalla madre.
Al di là dell’aspetto spensierato e leggero delle ricette di cucina, Calixthe Beyala traccia il ritratto di una giovane africana disorientata, persa in una società che rifiuta il cibo e le rotondità femminili e che propone un modello di bellezza opposto a quello che prevale in Africa. Una situazione che può facilmente essere estesa anche all’Europa, in cui la magrezza esasperata e lo spomparsi in palestra risultano essere obiettivi da perseguire. Grazie alle succulente ricette che chiudono ogni capitolo del libro, questo romanzo fresco e divertente suggerisce anche numerosi temi gastronomici esotici cui ispirarsi.
http://www.epoche-edizioni.it/catalogo2.asp?idsch=66&idaut=37
ps. andate a vedere che macchina hanno messo su,
per leggere i libri che ci sono nelle biblioteche degli altri.
http://www.anobii.com/people/linodigianni/
domenica, 13 gennaio 2008
Questa sera, c’è l’alone di luna, sarà freddo.
L’ acqua per terra, la vedo ghiacciata.
Bisognerà alzarlo, quel fuoco. Lo hanno detto alla tele, ieri sera.
Sento tutti i telegiornali, mi tengo informata.
Le ragazze non mangiano più, vogliono tutte farsi veline,
e i maschi che dormono sempre. Si svegliano solo
per qualche messaggio, ci vediamo, x qlcosa, okkey , evvai.
Non tutte, per fortuna.
La Nerina, no. Lei è diversa. Sempre stata.
Lei dipinge colori che neanche a saperlo diresti che vengan da dentro.
Sapori di buon minestrone, col fagiano, la polenta.
Soltanto, lo strano, dentro i quadri son sempre le stesse le cose
che girano.
Uccelli, e poi flauti.
Mai un uomo, un bambino, un cestino di frutta,
o due fiori, una mucca.
No, solo uccelli che neanche li senti. O nel cielo, su un albero
con un flauto appoggiato.
Nel silenzio questi flauti e questi uccelli.
Per i cieli, s’aggiusta con gli occhi, di un azzurro diverso.
Dall’odore di terra vien fuori che nei quadri lei sospende la crescita
il tempo diventa lumaca che esce , la piuma che cade, la polvere sparsa.
Lucrezio, il suo gatto, la tenta con le pose da cane da caccia,
Ma è del tutto evidente che è di poco talento
Meno male che nel nostro paese non accadono cose così brutte che lèvati
come si vedono in quel canale tivù.
Nessuna fatta a pezzi, niente bambino ammazzato, zero donne “sturpate”.
Immondissia, tutta bella e divisa nei suoi bei sacchettin.
Delle poche magie che sono rimasta capace mi basta d’isolar marmellate
allagar pomodori e convincere fagiolini a rinascere.
sabato, 12 gennaio 2008
Che un tavolo è un tavolo
e per quanto tu faccia non troverai l’anima del legno
se non nelle notti del rumore assordante dei tarli
o degli assi che si ritirano.
Giacchè di questo si tratta, di navi che spariscono
dopo essere partite, di ambizioni da bucanieri
tagliate all’altezza della gola da abitudini piccine.
Sono vecchia di troppi anni e mi sento bene ma
vorrei che le mie vele tornassero all’assenza dei venti,
mi accontenterei di lavare i pontili e rammendare le reti
e osservare la rotta segnata dai pesci volanti.
Se dovessi mettere in mare questo guscio di noce
carapace inghiottito dal rumore dei fondi
avrei il destino dei tonni, d’essere chiuso nel buio
di una latta .
Ogni giorno, allora, mi fingo in montagna
di dover, per il colmo di un caso
salire verso vette imbiancate,
d’occhi rauchi senza altri paraggi
E invece
spio,
l’altezza dei salti
da sardine strozzate
tra la valle dell’onda e il nevaio
e immagino
il motore unico
del mare, del monte, del mio sé
salato dentro il barattolo
venerdì, 11 gennaio 2008
In questa città dolente con il tram a
circolare destra o sinistra
alberi elettrici sulla piazza sotto la pioggia
un ragazzo immerso nella scodella di latte
del volto della madre, ragazzino sudamericano
perché qui non se fabbricano più di quel modello.
All’angolo marocchini si scambiano saluti, sguardi e dosi.
La pelle bianca con le occhiaie
della rumena incinta, ride con un volto mobile
mentre accanto due ragazze ventenni sono intente
a colpire con la daga
portando il colpo in pancia, dal basso verso l’alto
colpendo organi vitali.Ogni tanto
si aggiustano i capelli, educate.
”Sobbelli, ma alluminano poco” dice lasignora
anziana delle lampade colorate per natale della piazza.
Un taxista percorre lento e mi guarda
come se fossimo in gondola a Venezia
per dirmi che nessuno rimane senza sguardo di un altro.
La dottoressa mi guarda in bocca
e scopre molte parole ossidate
che non hanno trovato via di fuga.
Ogni giorno a contatto con il tartaro e i miasmi
dei piccoli inferni personali
sogna la bocca del leone, al circo
una distrazione , e via.
Quando scrivo così, tu mi dici
sempre che è bella , ma non è poesia
che preferisci l’altra
quella che ti emoziona
Io vado in processione, corteo dei miei sguardi
tra il rondò de la furca e il manicomio
delle donne, dove adesso si cercano nomi.
giovedì, 10 gennaio 2008
Le Temps des Cerises - e-book di Lino Di Gianni

Sa di domenica mattina, certa poesia di Lino Di Gianni. Ha i profumi di casa e del ciondolare senza fretta e forse senza altro scopo che sentire e ascoltare i rumori che regolano i nostri passi
[…] E la cura con cui apparecchio
i miei piatti
mi spiega meglio di tante parole
quello che inseguivano nel
ripetersi dello stesso gusto del sugo:
ridisegnare , ogni giorno
i confini dei passi
che ci spettano
piccole vite nelle casseruole. […]
Nei ricordi l’essenza delle persone amate, in quella parte di anima che non può tacere.
Ascoltarsi, questa forse è la via della poesia. Una via a volte stretta e scomoda, ma forse l’unica che può portarci al valore vero delle cose
Riempirsi gli spazi di cose,
dare un prezzo agli oggetti,
mi è sempre interessato poco.
Amo raccogliere sensazioni
che non restano uguali nel ricordo.
E il loro valore.
Invendibili e preziose. […]
E, infine, vedere l’invisibile, toccarlo con i sensi se non con le mani, e sorprendersi della loro visione
[…] Ho scoperto che i suoni hanno un corpo
che si nasconde ai più :
li ho sorpresi svestiti
questa mattina all’alba.
Erano nitidi, sulla strada
non opachi a niente.
Ho regalato loro una mia
risatina.
E nel vento delle emozioni, le parole si arruffano e scompongono le immagini
[…] le tue mani veloci a tenere serrati i balconi
mentre il vento a valle
trasferiva tetti sui tuoi capelli. […]
fino a far scomparire il resto, e tutto assume una parvenza nuova, attraverso gli occhi di Lino Di Gianni, e le cose cambiano nome e forma. E per chi legge c’è un momento di pausa, un invito a fermarsi tra oggetti e ricordi, come un fare pace con se stessi, cosa che dovremmo ricordarci di fare più spesso, ascoltando il suggerimento dell’autore. Pace interiore che si rivolge poi all’esterno e guarda gli altri, ogni altro da sé, e ascolta il parlare e il muoversi altrui, in un riappropriarsi della propria umanità.
È stato pubblicato ed è disponibile in rete, in forma di e-book,
“Les Temps des Cerises di Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it
grazie molte a Morena Fanti per questa sua recensione pubblicata sul bel sito
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/16/le-temps
mercoledì, 09 gennaio 2008
italiano per stranieri 4 ::nel corso di informatica le ragazze giovani sono piu interessate
a prendere la patente informatica, piuttosto che imparare strumenti come il blog.
Una sola donna, sta cercando di imparare
si è iscrittta al corso di lettura, ha sottoscritto quote per le...
Continua a leggere
mercoledì, 09 gennaio 2008
Una ragazzina attraversa il corridoio ondeggiante
tra la sua faccia buffa down e le gambe mal sorrette
è tenuta per mano se potesse urlare sentiresti infuriare
tempeste se potesse calmare le acque coprirebbe di miele
il mar dei sargassi
vicino indifferenti stanno in piedi anoressiche in marche di jeans
e narcisetti in occhiali a specchio, orecchio al cell.
Una donna clown scappa dalla sua bambina
parlava tedesco e adesso nessuno capisce più le sue parole
in nessuna lingua
l’unica cosa che calma è vedere crescere i fiori ma
è dura aspettare stagione.
Una donna volpe ha dilaniato in silenzio a morsi voraci
la bambola coi pizzi messi sul letto
parlava e imparava a leggere
solo non voleva laurearsi a sei anni.
Una donna sonno cade in sbadigli quasi tutto il giorno
non risponde per niente o con larghi sorrisi
io piego i bigliettini
aspettando che ne raccolga qualcuno
ho provato a svuotare la borsa
mi ha detto che non ricorda di essere partita
e nemmeno le interessa.
Ho portato una poesia , preannunciando l'autore
ne ho scandito le parole
in ciascuna delle lingue delle persone presenti
senza grossi imbarazzi hanno rivolto lo sguardo altrove
pensando che non han tempo per mendicanti, poeti
o perdigiorno.
Piuttosto, sapevo la quotazione del dollaro, oggi?
martedì, 08 gennaio 2008

clicca per ingrandire
Giornata di rientri, dura per tutti. Nebbia, riprendere la tangenziale, chi c’è e chi non c’è.
La corsista russa stressata dai giorni passati a Londra, pieni di stranieri, si mangia male, magari apro un ristorante italiano.
La corsista cubana, alle...
Continua a leggere
www.tantelingue.splinder.com
lunedì, 07 gennaio 2008
In mezzo alle pagine del libro, strano, eppure le avevo le chiavi, controlla il gas se è chiuso, stavo cercando delle parole che, guardi se c’è posta per favore ? forse che l’uso delle pentole è meno importante ?
Bianco, e poi grigio, cenere, carta da zucchero, canna di fucile.
Occhi. Aperti. Chiedono perché.
Tutte le parole del mondo, i cibi, tutti gli oggetti. Tolti dalle tasche, sul tavolo.
Con la mano, nella mia mano, il caldo del sole rimastomi dai giardini Luxembourg di Parigi, accompagno i figli dei Comunardi a morire.
I figli dei braccianti vedranno i banchi di scuola, e poi i campi.
Per quelli piccoli oggi, dipende.
Se trovi l’acqua, se eviti l’aids, se mangi, se niente pulizia etnica- puoi sorridere.
Se non ti hanno comprato il cellulare giusto, piangi pure, sei finito.
Bianco, e poi grigio, cenere, canna da zucchero, carta di fucile.
altre mie scritture qui
qui due raccolte

pubblicate su Feaciedizioni
domenica, 06 gennaio 2008
Bianco su bianco
Hanno messo fiori, quest’ oggi
sul banco dei cafoni
quelli nuovi, nati qui,
con l’orecchino e l’ipod
ma sempre il formaggio sul sugo.
Il banco nella fabbrica non si vedeva
tanto, propriamente
che per una distrazione del padrone
l’arrosto è venuto da buttare
con tutta la produzione
sentite scuse, ci faremo carico.
Nelle recite a teatro
le parti distribuite richiedono
un fisico di ruolo
e l’allevamento di un bracciante
oggi più di ieri
si è fatto complicato
ma sempre lì deve portare
A scavare terra, nella terra
acciaio nell’acciaio
ieri rape oggi rame
impiccati agli alberi
oggi geni modificati.
Siamo rimasti in tre
a piangere, senza capire
uno parla, con i gesti
l’ altra risponde con le mani
nel silenzio intorno
le parole tornano semi
i minerali pietra
e se capirò, forse cotone.
venerdì, 04 gennaio 2008
Colori
Fino a dove le colline in mezzo ai fiati,
uno scialle a ricoprirle e proteggerle
dai colpi di tosse degli angoli .
Nella vetrina l’orsetto di pezza
segue il cammino della bambina che porta
fiera l’ombrello, scarpe bagnate
e pensieri lasciati andare.
Ti luccicano gli occhi, a fluire
nelle anse racchiuse tra il tuo gomito
la mia schiena e il divano.
Rimestoli baccalà,
mantecato, con la polenta bianca.
E il rame, e l’azzurro e i bianchi
si inalberano, sorprese , noci
con vele, gherigli nascosti
dei nostri amori scoiattoli.
Distacco, in legamento
Indicò un punto la mano seguì il ferro nell’orizzonte
territori passarono negli occhi dei corvi
ombre interrotte dalle acque sotto le sassifraghe.
Si arresero i braccianti, le mani al cielo
ogni albero il ceppo di una cella.
lino di gianni
Vorrebbe avere i tuoi occhi-bambino e io le parole sempre in bocca, pronte a far le bolle sulla carta, come coL sapone, ma d'inchiostro incise - come te. Nella scelta però - per te - mi basti un ombrello, cerchio e un salto, lo scudo degli alberi - a proteggerti, sempre - proteggiti.