giovedì, 31 gennaio 2008, ore 22:36

Uscire con il buio accendere il motore
sapendo che ti aspetta una luce a gas
nel fondo del fondo
sale scende la biella il tornio adesso
è un computer
E se guardo alle mie spalle sento
benzina che fuoco
e davanti solo puzza di nafta
e i compagni che corrono
e le luci che si spengono
e forse prima avvelenato forse
tutto in collasso
un piccolo calo a Wall Street
ero io che bruciavo
con altri colleghi
uno fino nella nave
ah, balena sale scende la biella sale scende ma il tornio
sale scende la biella tornio adesso elettronico sale scende
Wall street cinquant’anni per cinquanta euro sono morto.

Una medaglia al valor civile per Denis Zanon. Un eroe moderno?


di Vanna Palumbo


Un eroe moderno? Non era l’ambizione di Denis Zanon, l’operaio accorso in aiuto del compagno morente e, insieme a lui, rimasto vittima delle esalazioni nella stiva di una nave cargo a Porto Marghera. Ma quel gesto di solidarietà, nel tentativo di strappare alla morte il quarantasettenne Paolo Ferrara, ha fatto dell’operaio interinale Zanon un eroe del lavoro.

Ed ecco allora la medaglia al valor civile, proposta dal Segretario della Cgil Epifani al Presidente della Repubblica, come “riconoscimento degli atti di coraggio che ogni giorno i lavoratori del nostro paese compiono anche a costo della loro vita”.

Una proposta accolta quasi con riconoscenza dai quindici mila lavoratori portuali che hanno affollato la manifestazione di lunedì scorso a Mestre. Ma il cui consenso ha oramai valicato i confini angusti della cronaca nel quale vengono ogni giorno ricacciate le troppe morti sul lavoro.

E non è forse un caso che, a dispetto del consueto oblio in cui cadono queste notizie, ad aderire all’iniziativa del leader della Cgil siano stati per primi i protagonisti della comunicazione e dell’informazione, a partire dalla nostra associazione, Articolo 21, che con Beppe Giulietti ha lanciato una petizione già sostenuta da centinaia di firme. Ma, da questa mattina anche Rainews 24, il TG 3, l’Usigrai e Peacereporter.

Importanti adesioni sono fino ad ora arrivate anche dalle Istituzioni e dal Governo: il ministro del Lavoro Cesare Damiano, per il quale la medaglia a Zanon sarebbe un giusto riconoscimento a colui che è “morto nel tentativo di salvare la vita”, e “con convinzione” il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Gianni Pagliarini, che “plaude alla mobilitazione di settori importanti del mondo istituzionale e della comunicazione” convinto che il tema delle morti bianche sia “una delle più gravi emergenze che assilla il Paese”, il Presidente del Veneto Giancarlo Galan, e l‘assessore alle politiche culturali della provincia di Roma, Vincenzo Vita.   

E così, mentre i portuali di Porto Marghera sfilavano in corteo e gridavano la loro rabbia contro le morti sul lavoro, e si annunciava una grande manifestazione nazionale a Torino, nello stesso giorno altri operai morivano a Napoli ed a Bologna. Così, mentre scriviamo, siamo costretti ad aggiornare la contabilità delle vittime. E’ di poco fa una nuova terribile notizia: un giovane di 25 anni ha perso la vita a Sant’Angelo di Brolo, nel messinese. Un nuovo terribile incidente sul lavoro.

linodigianni

mercoledì, 30 gennaio 2008, ore 05:58


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Bosforo

Riparato, nella stanza, l’ultima
attendo che vengano.
Era uno, no erano molti,
erano in tre
hanno detto che avrebbero chiuso le frontiere,
preso tutti i cavalli, tagliata l’ultima gola.
L’ hanno vista, fin sulla soglia
cercava un varco, conduceva un figlio,
li precedeva un cane.
Ah, se avessero potuto chiudere la porta
sull’ultimo orizzonte come stella che esita
a cadere.
E...


 

Alisei
Le nuvole, indecise
agguato sul sentiero che curva
dove ieri ti lasciasti  cadere.

Con due mani degli archi
infilati in zufoli attenti
sei sul ghiaccio, il mio alito
a reggere sicuri volteggi


linodigianni

martedì, 29 gennaio 2008, ore 06:13

Meningite,Nigeria

Abbiamo letto un articolo su come una multinazionale farmaceutica
ha sperimentato su 200 bambini della Nigeria un farmaco contro la meningite.Alcuni bambini, in conseguenza dei farmaci assunti, sono morti o hanno subito gravi conseguenze fisiche.
Questo è avvenuto...
The Lancet
The Lancet
Gran Bretagna
19 gennaio 2008

Salute
Un mondo di cavie

Lo scopo era legittimo, testare un nuovo antibiotico contro la meningite, ma non il modo in cui è stato fatto. Nel 1996 la Pfizer ha condotto la sperimentazione in Nigeria, dove circolava una grave epidemia di meningite, senza informare correttamente i volontari dei possibili rischi e dell'esistenza di medicine già collaudate.

Su duecento bambini arruolati, undici sono morti, altri si sono ammalati di artrite o hanno subìto danni permanenti. Il caso è arrivato in tribunale: il governo nigeriano chiede alla Pfizer nove miliardi di dollari di risarcimento. Come regolamentare queste sperimentazioni, che non riguardano solo l'industria del farmaco, ma anche università come Harvard e la Johns Hopkins? Metà degli studi clinici sono condotti nei paesi poveri. Soprattutto in Cina, in India e nel continente africano, ma anche in Europa dell'Est. Sempre più spesso le case farmaceutiche subappaltano le ricerche ad aziende locali, che si occupano di trovare il personale e i volontari.

Il fatturato di quest'industria si aggira intorno agli undici miliardi di dollari all'anno, con più di mille società che vanno a caccia di cavie dalla Bulgaria all'India. Il problema, spiega The Lancet, è che non sempre le aziende riescono a rispettare gli standard clinici adottati nei paesi industrializzati.

linodigianni

lunedì, 28 gennaio 2008, ore 09:11

Hai aperto la borsa:
un appuntamento saltato,
un cartone di latte e le pinzette
che non trovavi.

Hai rimesso tutto dentro, e sei rientrata
nel lavoro con le ore
che si attaccano ai pali,
orizzonti spostati,
insieme ai piatti da lavare.

Una cioccolata e dei popcorn,
navi pirata da nascondere.
La pianura della tua faccia
durante le riunioni inutili,
con geografie mutevoli
e grotte da esplorare.

Ogni giorno fai l’acrobata
sulla sottile corda
che ti inventi con ciascun bambino
in equilibrio tra il ridere e
la curiosità con cui attizzi il fuoco.

linodigianni

domenica, 27 gennaio 2008, ore 06:14

577. Ti ho dovuto dimenticare, eppure chi continua
a svenirmi addosso? Chi macchia col suo sangue
ancora le porte?
Giunto fin lì per l'unica via del mare,
Teo toccò coi piedi la sabbia
poi di nuovo acqua dolce e
finalmente la terra.
Giunse così tra gente nemica, inseguitrice
di una Bali che invitò sulla via del ritorno.
Affréttati Bali che soltanto a quest'ora
per le basse maree nella costa
orchestrine di gente minuta
riescono a suonare.
Tutto questo è racchiuso nella parola creazione.
Pensammo fosse pagata per accusarci
quando tornò dalla cucina a mani vuote,
tutta fasciata d'oro
a un passo dalla nostra morte.
Ecco la città vesposa dove nasce il traditore,
che nutrite sulla terrazza più alta,
per dire fregandosi le mani
- allora cosa mi prospetti buon gesù
divora tutti gli aerei che incontri -
Ma era un'altra voce.


[Daniela Rampa - da Rosa materica, ed. El Bagatt, Bergamo, 1991]

http://akatalepsia.blogspot.com/2008/01/ti-ho-dovuto-dimenticare-eppure-chi.html
linodigianni

venerdì, 25 gennaio 2008, ore 22:47

Ah, la merica, la merica non trovata..

avevo ancora odore di cipolle
e un biglietto in mano per piroscafo
che mammamia mi aveva detto
madonnina farà la grazia

Ah, la merica, la merica che ricco sfondato tornero' .

Si, pecorino mi portavo
ma pure mani di faticare
chè come  il buio dentro
sapevo quante radici hanno cure e patimenti

Ah, merica puttana, quaranta giorni di isolamento

Sembrava che tutta l'erba
in vita mia fosse annegata
notti vento e fumo addosso
mi vergognava che sempre vomito capitasse

Merica,mi straziasti ah, sti paesani mericani

Meno male che mi annascosi nella stiva di carbone
e che quarantanotti aspettai le luci
se avessi visto in quella statua
di Ellis Island il campanile del paese mio
indietro urlando pure a nuoto, nero
inchiostro di seppia avrei lasciato

  E merica, mi hai tenuto, ma non cosi, maledetta merica

I paesani raccolsero i piccioli per il rientro
non ci abbastavano per tutte le 12 bare di 66 partiti
e meno male che non si seppe il mio nome
che il piu piccolo, mericano, io, mai riuscii a essere.

linodigianni

giovedì, 24 gennaio 2008, ore 05:15

Che il cielo potesse aprirsi davvero
come la pancia  di un dinosauro
e rovesciare una foresta
e prosciugarsi di vento e del mare
e cancellare passi che tornano

senza preavviso
basta un sussulto
del corpo e del cuore
tutto questo senza  [ dolore ]

non era altro che lo sfiatamento
di una Balena
il passo fuggente [ di una falena ]
il piccolo sguardo di un occhio stizzito
per risalire nella corrente
come salmone [ di nostalgia ]

linodigianni

martedì, 22 gennaio 2008, ore 11:57


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Prologo, in sottrazione

“ Mai saputo il nome dei venti, e nemmeno la direzione”.
Giaccone blu sbottonato, il toscano nella mano, gli occhiali sghembi sul naso.

Nei giardini, guardò se ci fosse il solito uomo lettore di giornali, estate e inverno. C’era.
Il gruppo di stranieri rumeni, in piedi, a bere il vino dei cartoni, posato sulla panchina.
La vecchietta con l’anca malformata, camminava come un pendolo portando il cane a pisciare.
Tutti presenti, bene.
Anche quella mattina, il canto interrotto degli uccelli avrebbe rappresentato un segnale.
Segnale di cambiamento del quadro, e questo non era bene, meglio la continuità.
Questo pensava tra sé Pino Barba, il giorno precedente.
Perché del giorno successivo si persero le tracce, sparirono riscontri.
L’umanità visse un giorno in più, quello mancante.
Pino Barba si ritrovò in mano un libro, data e dedica nel frontespizio.
Come fosse arrivato a lui, quel manoscritto, e come e perché
il più famoso e desiderato poeta della sua vita
gli dedicasse quel libro, ecco, questo stentava alla sua comprensione.

( continua, forse )

linodigianni

martedì, 22 gennaio 2008, ore 07:00



Horcynus Orca


I grilli taceranno
per strade allagate.
Aria, impedirà il respiro
 in forma di domanda.
Cercate se àncora
il volo degli uccelli.
In quel paese
dove non più rotte
né stasi né segreti.

Fermatevi.
Nel posto scelto.

Se morte, che sia
non grano di corallo
non cornice d’onice,
solo
polpa di ciliegia
amara ombra consunta.
Bolla sorgiva.
Amata !



Avvistamenti

 
 

Quello che videro, furono le braccia
coperte da uno scialle di lana
incrociate , distratta
rincorsa di volo.

Staccarono petali, sbocciò
una corolla, i capelli tornarono grigi
il profumo neonato:
e uno spostamento
e un moto dei fianchi
aperti al sorriso.

Atollo vulcano

Ti tengo, vicino, per mano
ti abbasso la testa
ti sciolgo le corde:
io pitone nel cesto,
tu flauto
io concluso nel suono
Asfodelo, amaro succo
me intriso.

 

linodigianni

domenica, 20 gennaio 2008, ore 08:08



Si conclude con L’antologia dei vincitori e dei finalisti    la prima Edizione del Concorso di poesia “Un fiore di parola” dedicato a Martina Pluchino, mia figlia, e Federica Zagni, figlia di Morena Fanti, rispettivamente di 18 e 24 anni, vittime della strada.

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La giura era composta, oltre che dalla scrittrice Morena Fanti con funzioni di presidente, da Alessandra Pigliaru, Daniela Raimondi, Dominica Villa Balbinot, Elisabetta Bucciarelli, Erminia Daeder, Lucetta Frisa, Margherita Gadenz, Margherita Rimi, Maria Gisella Catuogno, Maria Pina Ciancio, Marina Raccanelli, Sandra Palombo, Silva Bettuzzi, tutte poetesse e scrittrici stimate e conosciute. Data la grande e inaspettata quantità di testi pervenuti, 725, si è ritenuto opportuno votare ad eliminazione. Hanno superato questa fase 274 poesie che dopo ulteriori selezioni si sono ridotte alle 43 opere che presentiamo in questa antologia. Nell’ultima fase si è votato per la designazione dei due vincitori.

Grazie alle curatrici del concorso di aver indetto un premio
senza fotocopie, tasse, premiazioni pubbliche. Grazie per la fatica delle selezioni.
Complimenti ai vincitori.
Complimenti a tutti i partecipanti.
Grazie per l' aver scelto anche un mio scritto. ( "Allora, anche)

Scarica l’antologia

Allora, anche


Allora, anche.
Pensavo arrivasse con gradualità,
annunciandosi.
Come saluti prima di una partenza,
cenni discreti di tacite intese
per lunghe comunanze.

Allora, anche.
E che portasse poi, insieme alle cose brutte, almeno
qualche credibile equidistanza.
O, almeno, una serena sapidità.
E invece, uggiolo, cagnetto fastidioso
che tenta l’azzanno a polpacci a tiro.
In affanno, con carenza d’aria.
Stordito a sera,
incupito e sfranto,
mi scopro spesso a covar rinunce.
Di fronte a me il Tempo,
uno straniero,
di lingua sconosciuta.

Allora, anche.
Imparo il flauto,
riguardo i libri.
Pensavo la poesia fosse
passero che zampetta.
Invece mi hai insegnato a sbozzare
il legno, nominare foglie e
inseguire le nervature,
per inventarti.
 

linodigianni