

Un albero storto, dai rami calcificati
un barattolo incrinato
pieno di ammacchi.
Acqua, scorre,
il bicchiere è colmo
non trattiene
lo sgomento.
E mentre lo spazio della piazza
si apre sempre più
e la gente scompare
e ascende la nebbia
un uccello
un singolo canto
mi trascina con la testa
e con gli occhi
attaccato a una foglia
per imprimermi
nei particolari, nei colori, nelle ombre,
nelle pause, nelle domande
tutti
i problemi della vita delle formiche
loro
con un sole e una luna
troppo grandi
per pensarsi uomini.
Del chiedere, in gola, nell’assenza
del canto
se appare, o ricorda
il Passato dimesso senza sguardi su niente.
Come ora completa
preghiera
pensata
Io ombra, lei contorno
recinto
e campo.
Inferriata.
O svolo.
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