domenica, 30 marzo 2008, ore 13:32

Arrivarono coi carri,
spinti dai venti d'avanzo
segnarono la terra
e, al tirare dei puntelli
il tendone del circo si gonfiò.

Solo di giorno, i colori e i suoni
di notte balena sospesa sottovento
non una luce, nè una luna
animali niente.

Un circo strano, speciale
per tutti i vecchi artisti in pensione
esibirsi e guardare
ridere e contarsi
salutare e ricordare.
Con i rumori di sempre.

Non fosse per il guardione
all'entrata, nessuno avrebbe pensato
alla Fiat Mirafiori,
reparto Presse, porta 15.
linodigianni

venerdì, 28 marzo 2008, ore 20:02



Le anatre, in alto, sentivano il mare.
Per ora, tra i canneti, fucili.

All' annuncio
di un'aria leggera
del sale, dei salti dell'ombra
sembrò mancare poco.

In meno di un singhiozzo
retrogusto ferroso
le ali superarono il salto
la cascata invertì direzione
il prato liquido.

Fu l'abbaio del cane
la mano a carezza
la costola del vecchio che
si ruppe
un piccolo schianto
una smorfia,
un ricordo d'accatto.

All'incrocio degli occhi,
quel che resta del giorno.
linodigianni

lunedì, 24 marzo 2008, ore 16:58



" Sapevo il mondo
in una rugiada effimera
eppure "

Kobayashi issa, poeta di haiku
vissuto tra il settecento e l'ottocento
linodigianni
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categoria : poesie, poesia

domenica, 16 marzo 2008, ore 16:18

Dentro la testa un passaggio verso
l’arcobaleno, senza la pignatta
e prima della pioggia.

Come aprire una porta
nella stanza di Parigi e
uscire a Mosca.

Per inventare i suoni
dentro il proprio corpo
foresta e pista dei cammellieri.

Da quando sono piccolo
che li aspetto, con i bagagli pronti
le preghiere mute
e lo zenit a piombo sopra di me.

Dentro la testa dervisci roteanti
usciti da un libro Sufi
rifiutano di fermarsi.

Non smettono di salmodiare
e le mie pene prendono slancio
si trasformano in pianeti
con le stelle asciutte,
con le mani piccole
con la richiesta ancora
con la misura colma..


Dentro la testa  assenza di vento
il coro delle cicale s’è fatto attento
se vuoi sapere dove dirige la corrente
se vuoi sapere il vuoto, il fermo immagine
il vero nucleo pulsante
respiro, sguardo, e la curva degli occhi
inventano adesso il mondo rotondo

 

linodigianni

sabato, 15 marzo 2008, ore 19:47





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Testo della canzone La Cura di Battiato

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te. Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà). Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare. Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza. I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi. Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. TI salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te... io sì, che avrò cura di te
linodigianni
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categoria : canzoni

mercoledì, 12 marzo 2008, ore 16:07

Un albero storto, dai rami calcificati
un barattolo incrinato
pieno di ammacchi.
Acqua, scorre,
il bicchiere è colmo
non trattiene
lo sgomento.

E mentre lo spazio della piazza
si apre sempre più
e la gente scompare
e ascende la nebbia
un uccello
un singolo canto
mi trascina con la testa
e con gli occhi
attaccato a una foglia
per imprimermi
nei particolari, nei colori, nelle ombre,
nelle pause, nelle domande
tutti
i problemi della vita delle formiche
loro
con un sole e una luna
troppo grandi
per pensarsi uomini.

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linodigianni

martedì, 11 marzo 2008, ore 08:48

la barba

Mentre mi facevo la barba
guardavo la schiuma compressa
pensavo alla tua collega
ci avevi litigato
poi preso le distanze.
Mi avevi detto che

era stata campionessa di nuoto
e che adesso, senza capelli,

lottava contro un male chiaro.
Poi mi hai detto che non
ce l’ha più fatta
ad arrivare a nessun traguardo,

ad aspettarla due figli
e un marito.

Mente mi radevo
la lama sottile divideva
il mondo tra i vivi e i morti

e tu mi parlavi
dicevi che non ti bastava
una vita sola
che la prima doveva essere di prova
ma quella vera, era meglio dopo.

Io non stavo bene, non avevo digerito
ero stanco, mi dovevo fare la barba
era notte, avevi lavorato 16 ore
eravamo distanti
ma adesso insieme.

Abbiamo bisogno delle notti
da riempire insieme di
pozzanghere in cui bagnarci
correndo come gagni malefici
mentre io te
mangiare bere uomo donna.

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Filastrocche

In mezzo alle pagine
separato da una bolla d’aria
un fiore secco
con l’intero prato
la mucca fuggita
e l’ape nascosta
il bambino che grida
e l’ombra che si sposta
il sole che finisce
e il vento che non c’era.

La mano di D*
mi disegna sul foglio.
Con le guance rubiconde.
Come fossi di Eolo il figlio.

Ma non è che lei sappia disegnare
e io le dico smetti
fammi sentire come sai
suonare, che è meglio
neanche per sogno,
mi dice,io il mio mondo, tutto
l’ho dovuto inventare
e adesso chiudo
le pagine, la bolla
e per favore, rimetti
il fiore secco dove l’hai preso.
linodigianni

giovedì, 06 marzo 2008, ore 18:39

Del chiedere, in gola, nell’assenza
del canto
se appare, o ricorda
il Passato dimesso senza sguardi su niente.

Come ora completa
preghiera
pensata

Io ombra, lei contorno
recinto
e campo.

Inferriata.
 O svolo.


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linodigianni

domenica, 02 marzo 2008, ore 08:28

Itaca, nunca mas

Che bruci la gola,
lasciando polvere di vetro.
Che chiuda lo sguardo
ma resti intatta la visione.

Costringendo i particolari
a diventare storia narrata,
dei mancamenti
degli entusiasmi.
Acqua riflessa
in parte.

 
Che si disveli, finalmente, l’imbroglio di Itaca
non il viaggio, non la meta
ma l’invenzione del labirinto
qui e ora,
sul ponte della nave
a cercare vele e aria dentro noi.


Rami


Sull’ asse dell’orizzonte il fucile
prende la mira
forse un uccello
forse un’abitudine.

Mi metto la mano al fianco
per il pensiero di un dolore
che verrà.

Sotto il ramo di un albero
nel bicchiere di limonata
che hai in mano
dondola appena la luce.

Un soleil levant
molto intimo.

Sul conto di incremento
esponenziale della popolazione del mondo
togliamo oggi i 35. 0000 bambini
morti nel mondo per fame.
Ogni oggi che viene.

Come un’ eclissi
o un gelo ghiaccio
il bisturi della coscienza
non concede
tregua alla poesia.

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