martedì, 13 maggio 2008, ore 19:34

I campi, i campi di salgemma
bianchi, abbacinati ,
prosciugano l'acqua,
nei movimenti allusi.

I piccoli cieli riflessi
assaporano ad arco tutto
l'orizzonte promesso.

Solo moto visibile
la fuga degli uccelli,
per  l' altrove.

Per le croci piantate
su uno scoglio
la lenta processione
di una tartaruga.

( Tutta la compassione
del mondo
che muove
a ritroso )

  Considero assorto
la promessa del riscatto
tra le spine di riccio
e la corona del corpo.

Occhio che pulsa
uccello migrante,
cuore di granchio
che ritorna.

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linodigianni

lunedì, 12 maggio 2008, ore 09:34

 


” [.. ]  Mangio cielo, evacuo cielo
Sono una trappola in trappola
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta ad una domanda […]  

W. SZYMBORSKA  “La fine e l’inizio”


Estetica di una sovversione Estatica


Rifiuto i libri di poesie che costano troppo
con poche parole, come se vendessero
distillati di verità, e invece sono
un etto di parole al mercato.

Piacerebbe che con fogli di poesie
s’ incartassero frutta e verdura,
pesci e insalate mischiate con le parole
nei gusti e negli umori.

Sarebbe bello avere molto
tempo libero per girovagare con uno sguardo
curioso e svagato, da veggente estatico.

Esserci nei gesti del ragazzo che accudisce la
signora paralizzata in carrozzella,
nei suoi gesti cauti, senza distanza.

Esserci nella caparbietà con cui si muove
la ragazza bionda che lotta contro il marchio
a fuoco dell’anoressia, senza vicinanza.

Esserci nei viaggi delle api e nei loro sogni
di colori addolciti e ondeggianti.

Esserci nelle domande senza riti di quei bambini
che si sono salvati dal bavaglio del pensiero unico,
appesi al filo dell’aquilone di quella
maestra rapinatrice di cuori da portare in salvo.

Detesto le persone che vogliono scrivere poesie
le persone che leggono la Poesia
Dada
non né morto invano e La macchina da cucire
è ancora sotto la tela di sacco, se ci credi.
© Lino Di Gianni



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linodigianni

venerdì, 09 maggio 2008, ore 19:48



Io ho provato spesso a
camminare, fare almeno qualcuno
di quei lunghi cento passi che hanno
separato Peppino dalla morte.

Per fermare, il corso delle cose
per cambiare, qualcosa, dei muri attorno.

Abbiamo vissuto le stesse ansie,
in quei giorni di notizie
sul Quotidiano dei lavoratori.

Ma.
Lui aveva i cani che lo inseguivano:
Aveva le sue carni già nella bocca.
Restiamo a guardare, a ricordare.
Ancora cammino, ancora ricordo.
Ciau, Peppino

Lino Di Gianni    (altre poesie qui o qui )

Ci sono voluti 23 anni perché Peppino Impastato diventasse con bollo di giustizia un morto di mafia. E quell´omicidio un delitto contro la parola. L´assassinio di un giornalista postumo. Perché Peppino fu iscritto all´albo professionale, quando finalmente Badalamenti, nel 1997, fu incriminato. Parlava Peppino. Parlava tanto in una Cinisi muta, sorda e cieca.

Parlava dai palchi improvvisati sui quali rappresentava il suo impegno. Si faceva ascoltare dai microfoni di Radio Aut. Grazie a Salvo Vitale e Guido Orlando è possibile riascoltare la sua voce nelle otto trasmissioni riprodotte nel dvd "Onda Pazza" appena uscito per Nuovi Equilibri con prefazione di Vauro.


Peppino mostrava cosa stavano facendo del suo paese, con l´aeroporto in ampliamento, l´America dei cugini d´oltreoceano sempre più vicina, la droga a fiumi e la speculazione dei signori del cemento alle porte. Faceva nomi e cognomi. Di mafiosi e di politici. Che andavano a braccetto e si facevano fotografare insieme.

Tano Badalamenti, l´11 aprile 2002, fu condannato all´ergastolo per quel delitto ma il 30 aprile 2004, a 80 anni, morì nel centro medico penitenziario Devens Fmc, ad Ayer (Massachusetts): scontava 45 anni per un colossale traffico di droga sulla rotta aerea Usa-Sicilia. Il 5 marzo 2001, Vito Palazzolo, braccio destro di Badalamenti, anche lui amico degli Impastato, aveva rimediato trent´anni.


http://palermo.repubblica.it/
linodigianni

mercoledì, 07 maggio 2008, ore 23:17


In assetto variabile.

 

 



La voce della campagna arrivava fino
agli angoli con le cicale

Come distributore di benzina nel deserto,
ciò che restava del verde spariva, lingua veloce
dei pochi ramarri tra i muri.

Forse era stato il mendicante vicino alla banca,
a guardare su. Troppi uccelli nervosi.
E i passanti filavano a casa, qualcosa di atteso.

Passò voce tra i barboni della stazione
come notizia avvolta in carta di giornale.

Occhi calmi, abituati ai segni della terra
fecero un gesto, e alcuni si posero
ad aumentare l’ombra, delimitare la luce,
richiamare quei passi preoccupati,
a scendere in strada.

Coi cestini delle patate raccolte, i falcetti
dell’erba medica, si presero vicini a far catena
col braccio libero
a far ruscello che scorre verso il lato
che porta al mare.

L’attimo sospeso tra tutti
germogliò nel silenzio:
in assetto variabile
 a stormo senza ansia di terra
gli occhi blu si mischiarono al cielo
e gli stranieri si fecero Nuovo Mondo,
solo Incoronata a seppellire
il ragazzo senza nome.

lino di gianni

La nonna Incoronata, che al fianco di Giuseppe Di Vittorio prese parte alle lotte di “conquista della terra”, lo aiuta economicamente e lo sollecita a scendere in Puglia dove sono “tornati gli schiavi”, la nonna ha cominciato a fare quello che lo Stato italiano non fa: assistere i lavoratori clandestini sfruttati per la raccolta dei pomodori. La nonna sollecita il nipote a fare altrettanto e a raccontare e denunciare quanto succede: “i tanti polacchi e africani sfruttati e morti nelle campagne italiane”.

Il nipote Ambrogio si convince a seguire la nonna in Puglia solo dopo aver avuto molte delusioni lavorative a Roma, comincerà a dedicarsi alla vita dei lavoratori clandestini e inizierà a raccontare, le terribili cose che vede...

http://www.uldericopesce.com/view_spettacolo.asp?ID=41

linodigianni

giovedì, 01 maggio 2008, ore 22:01



1 Maggio 2008 a Torino



Questa città, è una citta strana.
La osservo silenzioso da molti anni, e ormai ho capito
che ha maschere diverse, vestiti per molti, strade riservate.
Il 1° Maggio se posso, ne incontro il suo volto parigino, quello
della Comune di Parigi. Quello delle merende sinoire, con le acciughe e i peperoni sott’olio. Delle rivolte per il pane di barriera di Milano,del 1917.
Di Pavese che prende il caffè nel bar di via Po.

Forse questa città non c’è più, forse è solo nella memoria di qualcuno che mi cammina vicino,
in questo corteo in cui sto camminando tutte le volte, da più di trent’anni.
    E’ come un appello dei cittadini della memoria, molti li conosco solo di faccia,
molti si presentano con facce più larghe, cappelli di meno.

Io guardo loro, loro forse guardano me.
Ci scivoliamo addosso. Un sorriso accennato, riluttante, semplice.
Ai passanti di qui, che vorranno, un percorso di foto fatte
con la testa che cercava l’aria per i palloncini colorati,
i bambini, i ragazzi, gli innamorati.
Perché tornerà il Tempo delle ciliegie, lo sappiamo, lo so.
Per adesso, è come gli anni duri alla Fiat, del 1950.
Siamo lì, da lì tocca ripartire, prima di giocarci tutte le teste del Futuro

http://www.linodigianni.it/

Per vedere le mie foto del 1 maggio 2008 A Torino

http://picasaweb.google.it/lino.digianni/1Maggio2008ATorino

linodigianni