giovedì, 31 luglio 2008

Praga luglio 2008  foto linodigianni



Con la bocca dal lato del mare
aperta
per i campi
tanto più grandi.
Con la birra in disciplinate vene
camminano senza gioia
e tu dici senti
che silenzio
e io che guardo
palazzi di secoli
con le grida tenute dentro.

Sarà che sono passati troppi
in questo crocevia
che ancora Il castello
incombe
sulla casetta del suo scrivano,
impiegato
Franze Kafky.

Abbiamo unito i nsotri passi
nella direzione della Moldava,
Il ponte Carlo alle spalle
i torrioni medievali
e i bambini
di Terezin
all'orizzonte
nostro e loro.

linodigianni alle 18:22 in: poesie, poesia, poesie mie
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mercoledì, 16 luglio 2008



E’ una collana di ferro, di latta
di caramella rimasta in tasca :
se la guardi in trasparenza
pelle di mare , conchiglie inventate
sulle punte dei campanili.

Riflesso e segreto
battito delle ore uguali
in questa città di corvi, orologi e cantine.

Passano gli alchimisti,
ti brilla il dente d’oro.

Tamburini di latta spostano
la linea bianca.
Ti porgo
le ali dei fiori soffioni.
Spore, di una collana di ferro, di latta
di caramella sciolta.
sulla collina
scatola attorno al calar del sole.
linodigianni alle 18:47 in: poesie, poesia, poesie mie
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lunedì, 14 luglio 2008
Nelle doviziose linee che
gli aironi bianchi legano
con un volo da risaia

tu ferma a sorridere
della meraviglia
insieme al ragno che zampetta
su erba d’altalena.

Verso di cuculo che indietreggia
nell’ombra spessa a pomeriggio.
Incanto del mondo che scende
in gola come
un controcanto
vino asprigno e fruttato
oboe incerto, la mano finalmente
a riposo.

Il taglio cedevole
della gola
nel grano troppo maturo
Farfalla in volo
mentre si scioglie
il ghiacciaio.
linodigianni alle 20:29 in: poesie, poesia, poesie mie
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giovedì, 10 luglio 2008
" Hanno ammainato le bandiere.
   Sono rientrati in casa.
   Contano i soldi"

Ghiannis Ritsos

" Ti si è rotto l'aquilone?
   Lo spago tienilo"

Ghiannis Ritsos


" E noi che pensiamo la felicità
   come un'ascesa,
avremmo l'emozione
che quasi ci smarrisce
di quando cosa ch'è felice,
cade"

Rilke, Elegie Duinesi

(poesie citate da Erri De Luca in Alzaia )
linodigianni alle 20:09 in: segnalazioni, recensioni, poesie, poesia, scrittura
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giovedì, 10 luglio 2008
Aprendo corolle di fiori
il cane sdraiato con gli occhi chiusi
vicino al corpo della donna.

Il coro del Benedictus Qui Venit
che alza e chiude
le saracinesche tra
cielo e mare.

Entrante l'acqua
invase le campagne.

I Barbari che integrano
i popoli
assimilando
bellezza e silenzi.
linodigianni alle 18:17 in: poesie, poesia, poesie mie
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mercoledì, 09 luglio 2008
In questo Tavoliere,
come pasta fatta a mano
come paura ad asciugare,
grano, meloni gialli
e il continuo delle cicale.
Avanti e indietro come
un rastrello tra i nostri guai.

Passano, statue di calore,
braccianti neri che dipendevano
dal cotone, ora dal rosso
del pomodoro.

E , all'improvviso, nelle vie strette
all'ombra delle persiane
delle finestre di gerani e basilico
le mura in pietra viva.
L'odore di dolci secchi e paste fresche
mischiato a quello delle ragazze giovani
cammina avanti e indietro
nelle "vasche" della via principale.

© lino di gianni

molte mie poesie, e solo poesie, sono raccolte qui
le mie due raccolte pubblicate su FeaciEdizioni
si possono scaricare anche dal mio sito
linodigianni alle 19:11 in: poesie, poesia, poesie mie
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lunedì, 07 luglio 2008

Anche stamani, ad un incrocio
il marinaio di terra ferma
dondola il suo acquario cavo
con solo più due delfini,
nel nero gli unici denti davanti.

Noi tutti ne ignoriamo il nome
ha il cappello da capitano
ha una barca ed è napoletano.

Nessuno lo capisce,ormai col tempo
parla con ricordi di suoni mischiati
bastano i gesti e il tono del discorso
per aver parlato lungamente.

Lo vedo veleggiare con la sua due ruote,
incontra donne con al braccio il marito,
ragazzine che mostrano le aperte cicatrici,
i madonnari che disegnano Gesù ti salverà.

Due vecchi si misurano l’età che resta da vivere,
una bambina si toglie l’apparecchio di bocca
prima di lasciare la moneta in offerta.

Ad ogni soldo la donna che gessetta
un volto di Gesù
si interrompe, sorride e dice grazie.

Per un momento, il vento di Libeccio
ha sospeso la raccolta di quel vociare
assorto di pesci in acquario.

I due delfini bianchi hanno fatto
altre giravolte nella bocca
del vecchio marinaio.


linodigianni alle 17:05 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
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sabato, 05 luglio 2008
Di cosa parliamo quando
vediamo le cose con gli occhi degli altri?

Di quando, col sorriso lungo e fisso
la ragazza down venne accompagnata in spiaggia
e lei si spaventò pensando di
doversi misurare, da sola, con tutta l'acqua del mare.

Di quando,un cormorano scese a raccogliere
gli avanzi, sulla sabbia, e poi
prese il volo deciso,
e con una lunga planata virò verso
i monti del Marocco.

Di quando, su un Tir macedone
chiamato Ycarus,trovarono
nascosto e morto un ragazzo
che aveva cercato il sole
alla frontiera con Trieste

Di cosa parliamo quando
prendono le impronte a mia moglie
a mia figlia, al mio cane
dicendo che è necessario chiarire
meglio, il posto di ciascuno nel mondo?
linodigianni alle 22:47 in: poesie, poesia, poesie mie
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mercoledì, 02 luglio 2008

(Alinari )
Si chiamava Azzarà, marinaio di terra ferma:
pelle saracena, parlata, dei mori.

Gli sentivi in bocca la musica
larga, del siciliano
e il contrappunto secco, dei liguri.

Sapeva di venti,
di passi, di maree
di quando la Capra Zoppa
si sarebbe infuriata

 
del cocco,
per sentirne la freschezza
dall’acqua, agitandolo.

Sapeva quando, con una frase,
accompagnarti a terra
ad asciugarti dalla buriana.

Forse, aveva lasciato un coltello 
nel posto sbagliato,
chi lo offese
rimase senza fiato.

A lui prese uno spavento,
in cella muti, lui e il gallo.

Non s’era mai visto un gallo di mare,
ma forse era il sogno del barcone arenato.
Quel galluccio annunciava le secche:
fuggire! Ora, all’alba !

Si chiamava Azzarà, stava sotto un ombrello
una spiaggia, dietro pesci, cocchi e granite.

Pescava di notte, con la lampara
un Polifemo cortese, col girotondo dei cefali.


Me l’ha detto un polpo, rossiccio,
incontrato là sotto,
che svitava barattoli, serviva granite.

Sapeva quando.
I cocchi maturi.

 

 

© lino di gianni

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linodigianni alle 10:34 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
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martedì, 01 luglio 2008
Stradivari

Con sale sui pali
( acqua che cancella  le rughe )
il mio albero genera frutti
in mezzo al mare.

 Sui rami per le vele
( lacrime alle finestre, indovina)
mi arrampico a tirarti i capelli
intreccio alghe per l’evasione con
il nocciolo in mano.

Ho generato un pesce
col movimento di ritorno
dell’onda.
Alle stelle miravo, davanti
ad una domanda
quasi le frasi del pappagallo.

Cosi prendiamo il largo
così s’immerge la luna.

Rigetto in mare questo
singhiozzo di vento, che cresca
temporale.

Imparerò prima o poi
a fare il punto delle stelle,
a giorno pieno.


© lino di gianni

linodigianni alle 21:20 in: poesie, poesia, poesie mie
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martedì, 01 luglio 2008

( Otto Dix )


           
           
           
           

...E tuttavia

Ho impiegato anni,
a pulirmi i piedi
a togliermi le ansie
del presentarmi  agli appelli
di una qualche guerra santa

Si sono comprati l’auto e poi la casa,
quella al mare e quella in montagna.
Si son comprati l’anoressia
e i vestiti firmati
han bruciato tutti
i libri rimasti.

Sperando sempre di ottenere qualcosa
( per il bene di tutti)

Adesso che girano con qualche arma nascosta,
chiusi in villette con antifurto
giro con camicia e sandali
non ho altra proprietà
che libri inutili
( disperdono soldi
e generano solo parole silenziose
tra viaggiatori stanziali
e taciturni )

Senz’altra speranza
che non sia quella che un giorno
anche l’inchiostro
tatuato sul polso
perderà il suo colore.

©lino di gianni


linodigianni alle 09:37 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
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martedì, 01 luglio 2008
Immagine di Lettera a D

Va bene, è un libro non facile.
Ma lo consiglio, a chi sa riconoscere i sapori veri.

Prefazione di Adriano Sofri


" Hai appena compiuto ottantadue anni. Sei sempre bella, elegante e desiderabile.Sono
58 anni che viviamo insieme e ti amo piu che mai..."
" La tua vita è scrivere. Allora scrivi "
" per quanto mi ricordassi. avevo sempre cercato di non esistere.
 Tu hai dovuto lavorare per anni per farmi accettare la mia esistenza.
 E questo lavoro, credo proprio, non è mai stato finito.


Andrè Gorz è stato un allievo autorevole di Sartre.
Si è suicidato insieme alla moglie, colpita da malattia degenerativa

linodigianni alle 06:48 in: libri, lettura
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