domenica, 30 novembre 2008

Pietre, sulle lapidi

Nel vano della finestra vuoto,
accanto al tavolo,
a un incrocio.

La luce  si apre un passaggio
una presenza sta in piedi in attesa
un mendicante ha solo un cappotto nero
estate e inverno sta nudo sotto


Come fili e voci che si aprano
a stento una via
cercano un punto di fuga
un chiodo ad una parete
il lato giusto per vedersi.

E l’eco dei passi
e il suono che rimane dopo la porta chiusa
le parole avanzate, nel dubbio.

Sospese, in attesa.
Aprirà la porta
La vecchia Sinagoga
di Parigi, il cimitero
entro le mura.

Hafrey, il Turco


Scendeva lenta  luna
marea da piccoli occhi di merlo

Due ragazze rom
sfidavano il fuoco a girare
piccoli pianeti d’un cambio di passo

Hafrey il Turco sa del lupo
dal passo leggero
che apre al pulsare del sangue
finestra ,
morte del fiore in bocca.

Scendeva nebbia col sacco sulla testa
nei capelli la strada delle resine
si apriva un varco

e finalmente mi scappo’
di sorridere
alle orme della lepre sulla neve

trovai la tana delle sue nocciole
con la prova di una capriola
ancora sospesa.
linodigianni alle 18:23 in:
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giovedì, 27 novembre 2008



UN film francese, delizioso, ironico
intelligente, brava lei, bravissimo lui
E imparate a usare il muletto, ci vuol poco


cos'è il gusto degli altri? Ciò che noi non siamo, ciò che ci spaventa e che allontaniamo per preconcetto. Bisogna tollerare l'altro, confrontarsi cercando di superare le nostre paure. Capacità d'amare e di mettersi in gioco. La varietà dei personaggi offre un ampio campionario di diversità. Castella, un ottimo Jean-Pierre Bacri, è un annoiato cronico sposato con una donna che semplicemente non ama più (per ben due volte la Jaoui insiste su di lui mentre guarda tristemente fuori dal finestrino della macchina). Castella cerca e trova. S'innamora della sua insegnante d'inglese, Claire, quando la vede per caso recitare a teatro. Ovvio. Come attrice ella diviene per lui, in sintonia con il teatro, un luogo dove esternare il suo desiderio di riscatto culturale, vincere la routine, amare due persone in una. Per lei intellettuale, invece, Castella è motivo di disagio, riuscendo infine ad abbassare le difese, superare il pregiudizio. fonte di questo frammento

Il gusto degli altri

Titolo originale:  Le Gout Des Autres
Nazione:  Francia
Anno:  2000
Genere:  Commedia
Durata:  112'
Regia:  Agnès Jaoui
Sito ufficiale: 
Sito italiano:  www.luckyred.it/ilgusto

Cast:  Anne Alvaro, Jean-Pierre Bacri, Brigitte Catillon, Alain Chabat.







Trama:
La storia del proprietario di una fabbrica che incontra una attrice che è amica di una cameriera la quale incontra una guardia del corpo che conosce un autista che lavora per una decoratrice di interni che è la moglie del proprietario della fabbrica che vorrebbe conoscere alcuni artisti che...


Il gusto degli altri
Non sempre è facile riuscire a mettersi in discussione, accettare il confronto con il mondo degli altri, rischiando di perdere un pò delle proprie certezze in nome di un desiderio di migliorare o solo per il normale corso delle cose che infaticabilmente ci porta ad andare sempre avanti.
E ancora più difficile è continuare a desiderare di incontrare questi mondi diversi seppur a volte ermeticamente chiusi, essere vivacemente criticati, o ridicolizzati o magari apertamente rifiutati.
È di questo incontro di mondi diversi, paralleli e apparentemente inaccessibili di cui parla Agnes Jaoui nella sua prima esperienza registica ne "Il Gusto degli Altri".

La Jaoui, francese di origini tunisine, già da tempo apprezzata sceneggiatrice, in tandem con il compagno di vita Jean-Pierre Bacri, e come lui versatile attrice, ha riscosso moltissimo successo di pubblico - incassando oltre 40 miliardi - e di critica - scelta nella rosa dei candidati agli Oscar di quest'anno come Miglior Film Straniero.

Una bellissima storia, matura e di grande acume, in cui ognuno dei diversi personaggi incontra l'altro fino a formare un cerchio: partendo da Castella, imprenditore annoiato, che resta folgorato da una attrice di teatro che si rivela poi essere proprio l'insegnante di inglese trovata tanto noiosa qualche giorno prima; l'attrice è amica di una cameriera di un bar, spacciatrice a tempo perso che incontra la guardia del corpo di Castella, che a sua volta diventa molto amico dell'autista che lavora per una decoratrice di interni, moglie dell'imprenditore.

Con una storia sottilmente ironica la giovane regista analizza non solo il gusto di stare con gli altri, di conoscere e di vedere le cose nel modo degli altri, ma anche quella cerchia sociale in cui ognuno cerca di rinchiudersi per trovare un riparo, seppur apparente, dal resto del mondo. In una fluidità di incontri e di innamoramenti, corrisposti o meno, si racconta la vita di ognuno dei personaggi, i loro dubbi, le loro paure e le loro opinioni. Il desiderio di alcuni di aprirsi e il muro di altri tirato su a difesa di se, dei propri convincimenti o magari della propria esistenza.
Straordinari gli interpreti, evidentemente coinvolti in questa scoperta del gusto degli altri.

Valeria Chiari

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linodigianni alle 20:02 in: recensioni, film
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lunedì, 24 novembre 2008

il primo, La zona, per vedere dove le politiche securitarie ci porteranno
il secondo, La guerra di Mario, ritratto di tanti conflitti tra bambino, madre, camorra
il terzo per ridere un po', un film che ha spopolato in Francia Giù al Nord, ridere dei pregiudizi.
Dei tre, l'ultimo è ancora nelle sale.







Titolo originale:      La zona
Nazione:      Spagna, Messico
Anno:      2007
Genere:      Drammatico
Durata:      95'
Regia:      Rodrigo Plà


La zona
In un'imprecisata località del Messico, dei facoltosi cittadini hanno ricevuto la possibilità di avere un quartiere recintato rispetto all'esterno. Scuola, ambulatorio e anche un proprio servizio di vigilanza, tutto per evitare il contatto con la povertà e la delinquenza di chi ne abita fuori. E' questa "La zona" del titolo. La tranquillità viene però turbata quando tre ragazzini riescono a violare l'aerea scavalcando il recinto durante una tempesta e finendo col compiere un furto e un omicidio. Due di loro muoiono durante la fuga, uno rimane nascosto non si sa dove, ma sicuramente all'interno della zona. Non si può chiamare la polizia per non rischiare di vedersi revocati i privilegi del posto, e così parte una caccia all'uomo direttamente gestita dagli abitanti dell'area.
Un thriller che è anche un trattato di sociologia, il film d'esordio di Rodrigo Plà.

La guerra di Mario

Titolo originale:      La guerra di Mario
Nazione:      Italia
Anno:      2005
Genere:      Drammatico
Durata:      100'
Regia:      Antonio Capuano

Cast:      Valeria Golino, Marco Grieco, Andrea Renzi, Anita Caprioli, Rosaria De Cicco, Antonio Pennarella





Trama:
Mario, un bambino di nove anni con una brutta storia di abusi familiari alle spalle, viene affidato dal tribunale ad una coppia alto-borghese non sposata che da tempo cercava di adottare un bambino. Catapultato in una nuova realtà, Mario, dovrà abituarsi ad un uovo stile di vita e con lui i nuovi genitori..

Giù al nord - Bienvenue chez les ch'tis

Titolo originale:      Bienvenue chez les Ch'tis
Nazione:      Francese
Anno:      2008
Genere:      Commedia
Durata:      106'
Regia:      Dany Boon


Trama:
Philippe Abrams, un responsabile dell'ufficio postale di Salon-de-Provence, una adorabile cittadina del sud della Francia, cerca di ottenere a tutti i costi un trasferimento, in una città sulla costa, per andare incontro alla moglie che sta attraversando un periodo di depressione. Purtroppo per lui, ottiene sì il trasferimento, ma in una città sulla costa del nord della Francia, dove gli abitanti, per la maggior parte rozzi agricoltori, parlano un dialetto incomprensibile e passano le giornate ad ubriacarsi...
linodigianni alle 09:21 in: segnalazioni, recensioni, film
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domenica, 23 novembre 2008
Non è , camminare , e guardarsi indietro.
Non rimpianto, nostalgia , affanno.

Questo scoprirsi di gole seccate
di polvere di vetro, di guerre di lontananze.

Come se mi avessero messo a guardia
di una vecchia sedia impagliata
ne attendo il restauro, per testimoniare
un tempo di diversa consistenza

dove mani legno passione
facevano sostare
un peso
nella bellezza.

Non è, denunciare, o battersi per
Non scelta, decisione, appartenenza

Questo corpo con ossa dolenti
stretto dal corpetto di cuoio, dalle guerre per l’acqua

Come se mi avessero detto rimani
e io fossi andato a vedere oltre tutti
i deserti e le colonne d’Ercole
attendo la resa di voi guerrafondai, rimango in vita
verso che scava , fossa non riempita

Avevamo le mani strette
quando il sole ci ha riportato l’ombra
del Ponte, a Mostar.

© lino di gianni

Lam ha scritto un nuovo post sul blog mutevolmente ...

:: Stella di Derek Walcott ::Se, alla luce delle cose, tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole,...


 
una guerra meticolosa

[..] Lino Di Gianni, in un post sulla guerra in Bosnia, cita Erri De Luca: «Quello che maggiormente mi ha colpito nella guerra in Bosnia – dove, come camionista, ho condotto decine di convogli – è stata la sistematica distruzione [..]
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linodigianni alle 05:50 in: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, bosnia
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venerdì, 21 novembre 2008
Forse che , qualcuno pensasse
è già iniziata, la caccia quest’anno?

Solo che a volare, come Starne nel bosco,
era un corpo aperto, nell’attimo esatto
  in cui l’anima fluì.

Forse che i Campanili, le Moschee, le Chiese Ortodosse
sapevano? Pregavano?

Qualcuno attizzava la fiamma, sosteneva l’onda,
sempre “Il Dio è con noi” degli omicidi in guerra.

Qualcuno, come il sarto del paese, ricordava il suo

preciso nemico da cercare, il vicino di casa, liquori
bevuti insieme, ora gole aperte che esce, il veleno.

Dalle fontane acqua che gorgoglia,
le ultime paure e la sete
nelle gole di vetro.
L'ombra del ponte
solo è rimasta.

Io penso al suonatore di Violoncello
disperato, senza musica, senza pace
che offrì il fianco
che cercò memoria

Suonò solo il legno
mettendosi in croce.

© Lino Di Gianni

linodigianni alle 17:09 in: poesie, poesia, poesie mie, bosnia
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mercoledì, 19 novembre 2008
Dice Erri De Luca salutando gli amici bosniaci

"Quello che maggiormente mi ha colpito nella guerra in Bosnia – dove, come camionista, ho condotto decine di convogli – è stata la sistematica distruzione dei luoghi di culto. Una spropositata quantità di artiglieria è stata sprecata dal punto di vista militare per distruggere chiese ortodosse, chiese cristiane, moschee e minareti. Ho visto cimiteri sventrati vi è stata una volontà precisa di cancellare un popolo dalla storia, dalla memoria, dal passato. Gli spari sulle biblioteche, sulle tombe, sui santi, sulle feste, sui matrimoni, sul vostro passato è l’assoluta novità di quest’assurda strana guerra".

"Che cosa è successo durante la notte amici miei/che cosa è successo durante la notte amici miei/non so cosa state facendo / nemmeno cosa state leggendo / non so nemmeno che cosa state bevendo / non so nemmeno se siamo ancora amici Non è questa la Bosnia che volevamo". Izet Sarajlic

Una volta un bambino bosniaco nasceva accanto ad un bambino che era molto diverso eppur simile a lui. – dice Hanifa Kapidzic; – Perdere questa percezione naturale di convivenza rappresenta una sciagura per tutta l’umanità". Slavko Santic
linodigianni alle 22:11 in: bosnia
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sabato, 15 novembre 2008
linodigianni alle 20:53 in: musica, klezmer
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giovedì, 13 novembre 2008

Sere come  di tanti anni fa,

un tendone, una pedana
il ballo del paese.

Il dopobarba spalmato
a fiume
il nodo stretto della cravatta
le scarpe lucide e l’occhio
birichino
e quel portamento

che faceva credere a tutte
che, alla bisogna, avrebbe tirato giù
anche l’ostia con la vaca.

Alla Nelly ci batteva forte il cuore
già un po’ prima della curva
forse il reggipetto che tirava
forse il tacco che pestava il callo
proprio adesso.

Compravi il biglietto
pensando al dopo
alle manovre della bibita con la cannuccia
al sentierino vicino al canale
alla mano che per distrarre avrebbe detto
varda che lucciole stasera non sembra neanche
d’essere nel buio fammi vedere un po’
queste stelle che hai.

Lì di solito o arrivava la luna
o lo schiaffone, ma se l’acqua scorreva
poi era fatta, fino al prossimo ponte
spetta, Giuseppe, fin lì che poi non oltre
ma un po’ dopo era diga rotta
e acqua invasa a valle.

Si imbottonava il buio
insieme ai pantaloni,
‘ndava a casa senza il reggiseno
che la natura ormai era in subbuglio.

Finiva con matrimonio, o un nascita

 a volte solo, come fosse un bastardo,
ma il padre cielo, la madre luna
tutti, li avevan visti, alle volte
con le lucciole.

© linodigianni
linodigianni alle 17:22 in: scrivere, scrittura
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mercoledì, 12 novembre 2008

Devo fare un suono diverso
dalle api,
nel cercare di spostarmi con le cose
inseguendo
l’ultima domanda
le parole che non si trovano.

Devo fare riserva di pollini,
e trasformare processi lenti,
incerti,
per catturare una goccia
d’ambra.

Nelle mie quotidiane attività
di clown spelacchiato

cerco un sorriso dal cambio
improvviso di direzione:
eccomi interrogato
da tutti, e io, renitente
dichiararmi Disertore.

Non ho che una lingua
e non è la mia.




linodigianni alle 22:18 in: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura
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martedì, 11 novembre 2008



Per anni Serafino è entrato in fabbrica,
alla Eternit di Casale, e respirava amianto,
mangiava amianto, beveva amianto.

E covava una parola come una gallina
l’uovo della morte: Mesotelioma.

Oh, certo che non sapeva, mio suocero
dicono che è morto di tumore ai polmoni
ma io lo so, io l’ho visto miomarito suo figlio.

Morire dello stesso male.
Serafino mio suocero, era diventato tutto gonfio,
è morto soffocato.
Un male a quei tempi senza nome.
Solo che lui è morto a 78 anni, nel 1998
mio marito Carlo a 46 anni, nel 1995.

E per forza che aveva preso, quel lavoro.
Non c’era altro, per vivere.
Centinaia d’operai, avevano quel lavoro.

Mio suocero così contento che era andato
in pellegrinaggio alla Madonna di Crea.

In due anni diagnosi e morte di mio marito
cancro di amianto.
Una morte che non augurerei
nemmeno alle bestie.
Ma i padroni sapevano. E anche i dottori
che dicevano tutto bene, tutto bene.

Son morte anche delle mogli
che lavavano le tute, capisci?
Anche il nostro testimone di nozze, sindacalista
è morto di quello, lo sapevi? 1646 morti finora!

E la fabbrica generosa regalava gli avanzi
della lavorazione e gli operai
si portavano la morte a casa
la morte a casa.

 

Adesso lo svizzero che fa il filantropo
e l’ecologista offre ad alcuni soldi per indennizzo,
l’altro padrone, il barone belga, nemmeno parla.

Anche il padrone svizzero

metterei sotto il cemento , quello dove hanno coperto
e sigillato il piazzale della fabbrica.

 

(dalle parole di Marianna, vedova di Eternit, pubblicate su repubblica cronaca di Torino 11 nov 2008
il gruppo di sostegno chiede Giustizia, Ricerca, Bonifica

© Lino Di Gianni

Un anello con una pietra di granato
color topazio, se lo girava tra le dita
chè ormai le stava largo
come difficile era diventato quell’incrocio
a piedi, o la borsa della spesa, piena, al
quarto suo piano.

Comprar la carne e insieme le notizie,

si usava una volta, sapeva bene.
Ora una fila disinfettata,
spingi un carrello, ha la tessera?

Quella giacca, vedevo solo quella
di madama B*, e la sua crocchia.
Del marito, rare figure, lavoro
lontano, arriva a sera.

Chi poteva immaginarla
la morte nei panni da lavare,

quella polvere bianca nella cava
d’amianto, in quel di Balangero.

In quel paese che ci avevi fatto
visitare con un moto d’orgoglio
un gruppo di assassini, sapendo,
aveva taciuto sul pericolo di quel lavoro
per una morte
che ti mangiava le ossa,
seduta alla tua tavola.

(  madame B abitava al piano sotto il mio)
© Lino Di Gianni


Amianto: l'urlo silenzioso di Casale che chiede giustizia e ricerca - In duemila alla fiaccolata

Casale Monferrato - 10/11/2008

«Quanti siamo?». «Un mare». A pensare quanti lutti e quante lacrime, quante vite e quante famiglie distrutte ci siano dietro a tutte queste fiaccole, ti vengono i brividi addosso. Guai a parlare di successo della manifestazione: perché dietro questa vasta partecipazione popolare c’è una strage senza fine.

E questo corteo composto e commosso rappresenta solo l’urlo silenzioso di una città, di un territorio che piange più di 1500 morti da amianto,

Ora Eternit vuole risarcire le vittime

Repubblica — 17 ottobre 2008   pagina 11   sezione: TORINO

MISTER ETERNIT - il re svizzero dell' amianto, nella sua seconda vita diventato filantropo e promotore di attività ecocompatibili - ha capito che l' inchiesta della procura di Torino non sarà una bolla di sapone. Duemila e passa morti tra i lavoratori delle fabbriche, i familiari e gli abitanti di Cavagnolo, Casale, Bagnoli, Rubiera. Centinaia di persone devastate dal cancro, senza prospettive di guarigione. Duecentomila pagine di documenti a supporto delle accuse di disastro colposo e omissione volontaria di cautele. Continua a negare, Stephen Schimdheiny, «l' esistenza di qualsivoglia responsabilità in capo alle aziende del gruppo e ai manager per le malattie da esposizione che si sono manifestate». Ma a una settimana dalla richieste di rinvio a giudizio presentate dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, contro di lui e contro il barone belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier, Mister Eternit prova a rigiocare la carta degli indennizzi. Offre soldi, puntando sulla nuova immagine. Disorienta. L' impegno a risarcire le vittime dell' amianto - spiega da Roma l' avvocato che lo rappresenta, Astolfo Di Amato - è «l' espressione di un sentimento di solidarietà in linea con lo spirito filantropico e la sensibilità sociale del mio assistito». L' offerta non è collettiva, come quella che l' anno scorso venne respinta al mittente con indignazione, perché legata a condizioni capestro. «Riguarda coloro che hanno lavorato dal primo gennaio 1973, quando la multinazionale svizzera ha assunto il controllo delle filiali italiane, al 4 giugno 1986, data del fallimento». Gli operai morti e i parenti di quelli uccisi dall' amianto - per residenti e operatori di ditte esterne nulla pare previsto - singolarmente potranno decidere se aderire o no, presentando istanza. «La somma complessiva da erogare - precisa l' avvocato Di Amato - dipenderà dal numero di richieste e dall' esame della documentazione presentata. La previsione di massima è di alcune decine di milioni di euro. I tempi di pagamento verranno di conseguenza. Siamo in grado di vagliare cento istanze al trimestre». Per la liquidazione degli indennizzi, in capo alla società Becon Ag, Mister Eternit «chiede la collaborazione dell' associazione dei familiari delle vittime di Casale». Non sarà facile averla. Il leader del comitato blandito, Bruno Pesce, è diffidente, scettico. «La proposta è unilaterale. Non è stata discussa con noi, non è frutto di trattative. Aspetto di capire quali siano le clausole. Temo che il sistema sia quello adottato in Svizzera e in Belgio. Hanno offerto qualche migliaia o qualche decina di migliaia di euro a testa, per bloccare le cause. Qui non è possibile. L' inchiesta va avanti, comunque. E siamo convinti che si arriverà al rinvio a giudizio e al processo. Noi ci saremo, fino alla fine». Gli associati a novembre si riuniranno in assemblea. Valuteranno l' offerta, si confronteranno, sceglieranno. «La proposta del signor Schimdheiny - continua Pesce - non mi sembra disinteressata né filantropica. Vorrà una contropartita, credo. Imporrà a chi accetterà i soldi di rinunciare alla costituzione di parte civile». «è una offerta parziale, che però presenta motivi di interesse - commenta l' avvocato Sergio Bonetto, legale delle parti lese - Può aderire chi vuole, chi non accetta resterà nel processo. Per le altre vittime, come i privati cittadini, però non è previsto nulla. E questo ci lascia perplessi». - LORENZA PLEUTERI

linodigianni alle 09:48 in: poesie, poesia, poesie mie, omicidi, cancro, operai, casale, eternit
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domenica, 09 novembre 2008

Treni a Vela

(due quindicenni aspettando il treno)


Lei aveva i Piedi Piantati
Lui le Rubò un Bacio
chiedendo con le Mani Alzate.


Lei lo Allontanò.


Lui Attaccò i Rami all’Albero,
Lei si fece Frutta
e lo Circondò


© Lino Di Gianni

linodigianni alle 20:42 in: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura
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venerdì, 07 novembre 2008

 Cecità

Nella scatola aperta
senza coperchi senza fondi senza sguardi
salta la bambina nelle caselle della settimana.

E’ un pesce quello che si dibatte all’asciutto  ?
Un semaforo spento senza macchine ?

Nei Passi stabiliti per non perdere in dignità,
rimetto il soffitto, il pavimento della scatola.

Rimangono i tracciati
la pozzanghera asciutta
l’incrocio di strade .

Ho ritrovato lo sguardo
rimesso in calco, sospeso, sugli occhi.

© Lino Di Gianni


linodigianni alle 18:04 in: poesie, poesia, poesie mie, scrittura
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mercoledì, 05 novembre 2008

Con queste scarpe,
mi crescono viole,

non le controllo
vanno verso il cielo, come seguendo
uno starnuto

le viole vogliono gli occhi
chiedono un orizzonte
una linea di mare
la fuga di un gruppo rom
un corteo nuovo

o almeno una domanda che si presenti
ancora
partendo dalla terra che calpestiamo.

Quando bagneremo le foglie
che fanno

d’un fiore foresta
di un grido canto
di una disperazione ombra che cammina ?


linodigianni alle 05:07 in: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, linodigianni
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martedì, 04 novembre 2008

Gorizia tu sia maledetta (MB 2,45)

       

Oh Gorizia tu sia maledetta

        La mattina del cinque di agosto

        si muovevano le truppe italiane,

        per Gorizia e le terra lontane,

        e dolente ognun si partì
     

        Sotto l'acqua che cadeva al rovescio

        grandinavano le palle nemiche.

        Su quei monti, gran valle e colline,
    (Su quei monti, colline e gran valli)

        si moriva dicendo così:
     

        "O Gorizia, tu sei maledetta

        per ogni cuore che sente coscienza.

        Dolorosa ci fu la partenza,

        e ritorno per molti non fu.
     

        O vigliacchi che voi ve ne state

        con le mogli sui letti di lana!

        Schernitori di noi carne umana,

        maledetti sarete un dì.
     

        Voi chiamate il Campo d'Onore

        questa terra da là dai confini...

        Qui si muore gridando "Assassini!",

        questa terra c'insegna a punir'.
     

        Cara moglie, che tu non mi senti,

        raccomando ai compagni vicini

        di tenermi da conto ai bambini,

        che io muoio col tuo nome nel cuor."
    (che io muoio dicendo così)
     

        Traditori signori ufficiali

        Che la guerra l'averte voluta

        Schernitori di carne venduta

        Questa guerra ci insegna così
    (Questa guerra ci insegna a punir)
         
    (O Gorizia tu sei maledetta
    per ogni cuore che sente coscienza
    dolorosa ci fu la partenza
    e il ritorno per molti non fu.)

fonte:  http://www.cimeetrincee.it/canti.htm

La battaglia di Gorizia (9-10 agosto 1916) costò, secondo dati ufficiali, la via a 1759 ufficiali e 50000 soldati circa. Fu uno dei più pazzeschi massacri di una guerra tutta pazzesca. Nacquero per l'occasione alcune canzoni popolari, una delle quali si presenta qui, tratta da due lezioni raccolte a Novara; se ne può ascoltare l'esecuzione di Sandra Mantovani in Il povero soldato 1; in Le canzoni di «Bella Ciao»; e quella dei Gufi in I Gufi cantano due secoli di Resistenza.
Una versione musicalmente diversa è stata raccolta nel Mantovano da Emilio Jona e Sergio Liberovici e pubblicata nel n. 37 (giugno 1961) della rivista Il contemporaneo (inf. Pasicrate Remagni e alcuni operai di Buzzoleto): due delle strofe sono molto simili alle nostre III e IV; l'ultima è la seguente: «Traditori signori ufficiali / che la guerra l'avete voluta, / scannatori di carne venduta / e rovina della gioventù». Questa versione è registrata in Canti di protesta del popolo italiano 2, nell'esecuzione di Margot. La strofetta ebbe un momento di grande celebrità in occasione della presentazione dello spettacolo «Bella Ciao» a Spoleto, quando l'intero cast venne denunciato da due ufficialetti sensibili all'onore della patria infranto (cfr. il n. 5 de Il nuovo canzoniere italiano, articolo «Bella Ciao a Spoleto»). Uno straordinario esempio di riduzione a livello popolare della canzone qui riportata è l'esecuzione di Giovanni Ceppa (Ginestra Sabina, fraz. di Monteleone Sabino, 1970) registrata nel LP La Sabina, a cura di Sandro Portelli (Dischi del Sole, DS 517/19). Un'altra canzone su Gorizia è ascoltabile nel LP del Canzoniere Internazionale Cittadini e contadini (Tu Gorizia addolorata); ricordiamo anche che la strofetta «Traditori signori ufficiali» sopra citata è stata ascoltata da Giovanna Marini sulla Musica di O Venezia.


dal libro Canzoni italiane di protesta 1794/1974, a cura di Giuseppe Vettori (Paperbacks poeti 26, Newton Compton IV ed. marzo 1976)


linodigianni alle 15:50 in: canzoni, pacifismo, 4 novembre
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