Il mobile della casa
nell’angolo
dello stesso spazio
la chiave ha girato
solo tirando
la porta a sé.
E’ vero,
si era rotto un uovo
dei tre comprati,
ma la vicina
oggi non guardava
da dietro le tende.
Né c’era il corvo,
sul campanile.
Come quando ti svegli
da un sonno
molto pesante,
e non capisci dove
metterti al centro
del tempo.
E’ rimasto
uno sportello aperto,
il ginger rosso
nel frigo
un wurstel di tacchino
che piaceva solo a te
e questa
maledetta stanza
dove non so più
come svegliarmi.
Per la ragazza con la testa rotonda,
che aveva un lato del corpo , offeso,
un braccio e una gamba che avanzavano a stento
che parlava dei suoi due gemelli
nello stesso modo che
il sole sta in cielo
e pure le nuvole.
Per il vecchio molto malato, che parlava arrabbiato
di tutti gli esami e si confondeva le tasche, le vene
e faceva paura col suo attaccamento
a medicine, grani del consueto rosario
Per la signora, anziana, con problemi per
il suo nascente morbo di Parkinson
e che pure aggiustava, sollecita, il colletto al marito
e chetava la figlia down, oramai adulta, spaventata.
Per queste, e per altre persone
che fanno del lavoro, del dolore, dei faticamenti
la loro colonna sonora,
scrivono i poeti ingenui,
a tentare la possibilità,
dell’essere interi.
Ti aprissero le vene
nel covone del fieno
piume d'uccello
vapore di brace
vino aspro da smorfie.
Riposa, oh riposa
e dona loro o Signore
il silenzio della lucertola
dopo che ebbe mozzata
la coda.
Filo
Al giocoliere che camminava
in precario equilibrio
a 200 metri d’altezza,
allargando le braccia,
e compensando di gambe,
dissero, volendo
la sai cogliere una rosa
senza toccare la spina
senza spaccarti per terra
o, meglio ancora,
senza più sogni
da raccontare
ora che il filo l’han venduto
e camminare ti tocca
mantenendo in equilibrio
la nave in bottiglia sul filo
del marciapiede
Di mani che non arrivano
a raccogliere fiori,
il carretto gira per ferro avanzato
O carta e cartoni buttati.
Di sguardi che non si sono mai fermati
tanto lo sanno che non gli spetta niente
Semmai avanza qualcosa
È sempre andata così.
Anche le sberle da piccoli venivano cosi
Come un giorno segue ad un altro
Le urla di fai questo,
il rumore secco delle nocche sulla testa, ingoia
e non fare quello che piange, non serve.
Che io dimenticassi
Che io dimenticassi il mare
che c’era tra noi, che spostassi
le nuvole, ogni singola foglia verde
e, in numero di quindici,
i richiami delle sirene.
Che , prima che il bicchiere cadesse
a terra, sotto il balcone degli amori improvvidi,
io avessi già preso gusto e ansia
e amo fondo nell’apice della gola, mia,
con lo sguardo fisso.
Che tu, non mi sparissi davanti
che non smettessi di stringere
che tu, continuassi nel ridere
dove io, stanco, avessi a interromperlo.
Che non fosse semplice
lo sguardo lontano
lo scoprimmo presto, la mano
nel posto vuoto, nell’ombra mancante.
Le stelle
Nel mare
Gemelle, di quelle che in alto
Seccavano al sole.
“ Buongiorno, signor Odalengo. Complimenti per le sue mele. Son tornata a comprarne.”
“ Ah, bene. Son contento. Lei è la signora bionda che l’altra volta aveva quel cappello rosso”
“ Si, il mio basco rosso, se... Continua a leggere
Vedi questi? Li chiamavamo " Vricci"
se ti mettevi un po' di tacchetto non potevi camminare
tutte cosi erano le strade da noi, fino a Stornarella.
E vedi queste pietre grosse?
Li chiamavano " Chiangoni"
E queste verdure si trovavano nei campi
li chiamavamo " Marasciull".
Tu non le hai mai mangiate,
hanno un odore forte, a cucinarle
appuzzoniscono tutta la casa
Tuo nonno, quando si allenava per le maratone
aveva uno zaino sulle spalle
e quando tornava a casa
portava sempre o i " Lampasciun"
o la cicoria selvatica raccolta.
Perchè mica si doveva perdere tempo.
E io al forno del paese andavo a portare
la forma di pane pugliese,
Una ruota di pane più grande di me.
La mamma di tuo padre, dopo una giornata
a spaccarsi la schiena sui campi,
tornava e faceva la pasta fresca.
Le orecchiette sottili, con un dito.
Acciughe e cimedirapa.
Ti ricordi tuo padre come cantava?
" Ah che addor 'e malvaros..."
Nelle lingue diverse, aspettando ad un angolo una puttana guarda il colore della pelle col bianco del giorno la violenza , comprare l’insalata , deliscare l’acciuga salata. Guarda la tua faccia nello specchio del pregiudizio. Io adoro queste tue scritture.
(Mi dica quanto fa, poi passo a pagare). Come vuoi la poesia ?
La vuoi cioccolatino perugina, tutta bella incartata ?
che ti rincuori, rassodi (e ti faccia ritrovare ) quel calzino colorato spaiato ?
Con calma sbuccio le patate, o le conservo che hanno più sapore. Loro vanno a sciare stamattina io a pulire il culo di una vecchia che non conosco. Il Lama dopo quarantrè anni di esercizi di trascendenza è scappato con la sua
insegnante di italiano.
Aveva visto giusto mia zia Adalgisa che bagnando i fiori e preparando
la peperonata, aveva detto, quello non me la conta giusta.
E adesso cosa mi rappresentano tutte queste parole giustapposte, disarticolate
non credi che si senta che c’è il costruito ? Il costrutto ? Salgono, scendono dal tram
poche lingueveramente diverse pochi hanno i biglietti
molti vengono da lontano e scendono qui all’angolo. Sto cucendo delle foglie di banana, per fare un gonnellino
oggi rivedrò Josephine Baker, domani Marilyn Monroe.
Un altro degli oggetti che si teneva in casa Odalengo.
Un orologio a cucù con dodici versi di uccelli che cantavano a tutte le ore.
( Fringuello, Cuculo, Cinciallegra, Picchio rosso maggiore, Tordo bottaccio, Barbagianni, Scricciolo, Merlo, Cinciarella,..
Trama:
Due turiste americane, Vicky e Cristina, che danno il nome al film, in viaggio nella città catalana, fanno perdere la testa ad un irresistibile pittore spagnolo. Se già non bastasse questo triangolo amoroso a rendere bollente la situazione, ci si mette pure l'ex-fidanzata dell'artista, che alla vista del "suo" uomo insieme a due straniere si fa travolgere dalla gelosia...(filmup- recensione )
Simpatico film, bella fotografia, belle storielle, Bravo Bardem e Penelope Cruz.
Woody Allen ? Ah, non c'era, stava suonando il clarinetto
avrà scritto le pedanti istruzioni al suo aiuto regista.
Ps. Dio Mio, quanta gente ricca che non fa niente dal mattino alla sera..
ma, non si annoiano ? :-) (io)
il vento fa il suo giro
Titolo originale: Il vento fa il suo giro
Nazione: Italia
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 110'
Regia: Giorgio Diritti
Sito ufficiale: www.ilventofailsuogiro.com
Trama:
Nel contesto montano delle Alpi occitane italiane, Chersogno é un piccolo villaggio la cui sopravvivenza é legata ad alcune persone anziane ed a un fugace turismo estivo. In questa piccola comunità arriva un pastore francese, accompagnato dalla sua giovane famiglia, le sue capre e la sua piccola attività da imprenditore formaggiaio. Ben accolto, se pur non a braccia aperte, il suo arrivo diventa la dimostrazione di una possibile rinascita del paese. Ma, un po’ alla volta, le condizioni di vita divengono sempre più difficili, tra incomprensioni, rigidezze e un pizzico di invidia. Alcuni tra gli abitanti iniziano a sentire troppo ingombrante questa nuova presenza, ed una serie di vicissitudini portano il paese a dividersi in due.
FilmUP
La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) attraverso i Gruppi Immigrazione e Salute (GrIS), in collaborazione con Medici Senza Frontiere, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, organizza una giornata di protesta e mobilitazione contro il disegno di legge sulla sicurezza in discussione alla Camera dei Deputati che prevede la cancellazione del divieto di segnalazione per gli immigrati senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie per curarsi.
Ed ancora altri colleghi in altre città: Padova, Latina, Lecce, Sulmona, ... ...
A questi eventi e manifestazioni, di diverso tipo e consistenza, stanno aderendo ordini professionali, società scientifiche, realtà istituzionali ed enti locali, gruppi ed associazioni di volontariato e privato sociale, operatori del settore pubblico e privato sociale ... ...
Riceviamo la piena adesione anche da parte dell’Intersindacale Medica (Anaao Assomed, Cimo Aaroi, FP Cgil Medici, Fvm, Federazione Cisl Medici – Fassid, Fesmed – Federazione Medici Uil Fpl) della Società Italiana di Pediatria e del Gruppo di Studio Nazionale per il Bambino Immigrato.
Con i contenuti dell'appello (aggiornato) già presentato in occasione della discussione dell'emendamento in Senato "Divieto di segnalazione: siamo operatori della salute, non siamo spie", si vuole spiegare ancora una volta l'assoluta insensatezza di tale provvedimento in termini di sanità pubblica, di economia sanitaria, di sicurezza e di valori etici e deontologici.
Trama:
Germania, anni '50. Michael Berg é un ragazzo in piena età adolescenziale e quindi in preda ai primi turbamenti e alle prime voglie sessuali tipiche di quell'età. Un giorno, mentre cammina per strada, é vittima di un malore, e viene soccorso da Hannah, una donna matura, più grande di lui. Michael, rimane affascinato ed invaghito di questa donna tanto che inizia una relazione con la stessa. Hannah però, nasconde qualcosa, qualcosa che riguarda il suo passato, e Michael, intuisce che si tratta di qualcosa legato alla guerra...
The reader, un film bello, ben fatto anche se le due parti di cui è composto
non sono ben collegate.Bravissima lei e il ragazzo.
Ottima la tensione narrativa, viene voglia di leggere il libro da cui è tratto.
Un libro famoso in tutte le scuole, in Germania, " A voce alta"
(Lino di gianni)
Stephen Daldry ci offre un tentativo di sintesi del suo cinema precedente. Per un aspetto torna l'attenzione a una fase fondamentale della crescita di un adolescente come in Billy Elliot e per l'altro la voglia di cimentarsi con una storia che si muove su più scenari narrativi come accadeva in The Hours. Perché The Reader (che in inglese conserva l'intrigante attribuzione sia maschile che femminile) è una storia divisa in due. Nella prima parte fonde con uno sguardo vivace, e al contempo indagatore, l'iniziazione sessuale del protagonista maschile con la fame di cultura letteraria della donna che gli si offre con totale disponibilità. Il linguaggio dei corpi uniti e quello della parola scritta che diventa voce, con tutte le sfumature di senso che comporta, assorbe l'attenzione dello spettatore.
Quasi improvvisamente però il film si sottrae a questa dimensione per spostare il baricentro sul tema del senso di colpa nei confronti della collettività che finisce con il riverberarsi sulle dinamiche interpersonali portando la narrazione sui binari già più visitati dal cinema sull'Olocausto. Ciò detto l'interpretazione di Kate Winslet resta magistrale articolo completo e fonte di questo
La prima cosa che mi viene in mente da dire: è che il libro di Lino di Gianni suddiviso in tre momenti, fa parte di quella piccola editoria dove si sente immediatamente già dalle prime righe, un narrare prezioso tra incanto e...
Io, per me, vendo mele a Porta Palazzo.
Al mercato piccolo, quello sotto la tettoia.
Non quello grosso, della frutta e verdura, dove comprano a casse.
Dove il banco te lo montano ragazzi marocchini. Dove ci sono molti cinesi che vendono vestiti.
No, tutta quella confusione, non potrei sopportarla.
Qui, la maggioranza sono piccoli contadini che portano frutta, fiori, verdura dei propri campi.
O cosi dicono tutti. Poi, certo che ci sarà chi compra patate al mercato di Canale, e le vende come sue.
A me, per vivere, bastano piccole quantità.
La mia pensione è poca, 700 Euro, al mese. Poi faccio lavoretti, e insomma, va bene cosi.
A proposito, il mio nome, per chi vive in Piemonte, non fa una bella rima.
Mi chiamo Odalengo.
Non è che son ricco di famiglia. Più che altro, mio padre voleva darmi il nome del nonno.
E mia madre, venuta da un Sud di fame e ignoranza, disse
“ No, chiamiamolo come il paese dove stiamo”
( Che poi a me, da bambino mi chiamavano Piccolo, essendo la frazione minore chiamata così.
A mio cugino, è toccato Odalengo Superiore- povero, chiel lì.)
A questo banchetto del mercato incontro i clienti, al mattino.
E anche qualche amico, viene a mangiare il suo sanguis con il salame cotto tagliato spesso, o con i peperoni e le acciughe.
Vicino al mercato c’è la trattoria Valenza, una vecchia piola.
A volte ci incontro Rocco, un maestro che lavora con gli extracomunitari.
(Ma lui si arrabbia se li chiamo così.
Io rido, e dico “ Ah, i Mau Mau, come voi terroni che siete venuti al Nord..)
Ma nesuno dei due se la prende. Ci conosciamo da troppi anni.
Sa che io rispetto tutti quelli che lavorano e si fanno i fatti propri.
Per me, passi lunghi e ben distesi, se porti rogne.
Altrimenti, mi piace quando vengono a contarmela.
Mi piace prendermi il tempo.
Offrire una mela rossa, piccola, gustosa
e profumata di vigna.
E guardare se , a chi mi parla, viene l’occhio che ride.
Son soddisfazioni, ascoltare.
Come Rocco, oggi.
Che non riusciva a capirsi con una ragazza cinese.
Lui voleva darle un passaggio. Lei non capiva.
Lui a disegnare la pianta della città.
Mi tenevo la pancia dal ridere, a sentir Rocco che diceva:
“ Sai, dopo tutto quel parlare, lei diceva sempre si.
Poi ha iniziato a camminare, ed è uscita”
Io mi son nascosto in classe, che non sapevo piu che fare,
con tutta quella confusione. ( Continua)
Leggete la bella recensione di sgnapi/silvia al mio libretto Qui
Carlin e le sue gabbie per uccelli, la Fiat SpA e la bicicletta, Peppino e la piola, Bernard e la sua acqua Velva Bluette, Umana e il suo giardino segreto, Norina e la sua voglia di crescere, Anna e i suoi bambini, Ottavio con la sua fisarmonica, il cane Adolf che non se lo fila nessuno malgrado il nome, Spartacus e la requilizia, Karl e i binari, la Dama Del Cappello che fa impazzire Karl, la donna che salta, il mare che manca.