martedì, 29 settembre 2009
Due brevi racconti, che qualcuno ha già letto

scaricabili in pdf, e/o leggibili sul mio sito www.linodigianni.it

Palmira Bunet-staffetta
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Odalengo, mele a Porta Plazzo

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Restituta, suora
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domenica, 27 settembre 2009
Vieni, usciamo, facciamo
quattro passi verso il Castello
A quest' ora c'è una pausa
le luci accherchiano Malo Strana,
i turisti si aprono alla birra

Mi piace passeggiare con te nel tempo,
perderci nel Cimitero Ebraico del Ghetto,
l'unico rimasto dentro una città.

Le nostre facce assorte nelle foto della Sinagoga,
le paure e il freddo del campo
di Terezin
gli occhi blu della guida che ci parlava
dell'eroe di Sarajevo, che fece scoppiare
la Prima Guerra mondiale.

La mia fame del mezzogiono
le polpette marocchine
e le salse pachistane.
La carne della Boemia,
la birra leggera e aromatica.

Vieni, prendi la pianta del metrò
ti ricordi il silenzio irreale?
La colazione del mattino
con i russi che ci mangiavano
tutto?
Ho in mente te che ridi,
ancora adesso, sul
quel campanile alto,
mentre Franz si avviava
al suo Processo,
e in piazza Venceslao,
ancora oggi,
dove Jan Palach si dette
fuoco, a ventanni,
c'è solo una piccola aiuola.


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sabato, 26 settembre 2009
More about In viaggio contromano consigliato


Non so quanti hanno la voglia, la sensibilità di leggere e apprezzare un libro cosi. Che parla di vecchiaia, di fuga, di senso, si ironia e anche di amore (lino di gianni)


 Descrizione del libro Poche storie, Ella e John hanno deciso: partiranno. Chi se ne frega dei divieti e delle ansie dei figli, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami prescrizioni precauzioni. Ella ha più problemi sanitari di un paese del Terzo mondo, John non ricorda come si chiama sua moglie, ma insieme “formano una persona intera”. Di cose grandiose, se ne possono fare anche all’ultimo round. Anche dopo una vita che non ha nulla di straordinario. E allora? Si parte e stop. In barba a ogni cautela, ogni pallosa ragionevolezza, a ottant’anni suonati Ella e John balzano sul loro camper – un vecchio Leisure Seeker – e attraversano l’America da Est a Ovest.


Partendo da Detroit, puntano dritti a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositive all’alba, malviventi messi in fuga. Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.


Sono stati i librai americani a trasformare Michael Zadoorian in un autore di culto. Anni di instancabile passaparola hanno fatto di Second Hand un successo a lungo termine. Come non accade quasi più. E Michael Zadoorian, che vive a Detroit in una casa sexy-vintage con la moglie Rita, bibliotecaria, un certo numero di gatti e migliaia di oggetti delle più svariate origini, da qualche anno ha deciso di buttarsi a corpo morto nella scrittura. Dopo aver letto e amato Carver, Toole e Brautigan, ha lavorato come un matto su questo The Leisure Seeker, ispirato al re dei camper anni Settanta. Storia semplice e straordinaria di due ottantenni che si tuffano sulle strade d’America a caccia di un finale non scontato per la propria vita. Un romanzo di tenerezza e positività disarmanti, pronto per un film strepitoso.( da anobii)
linodigianni alle 20:26 in:
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venerdì, 25 settembre 2009


Chi leggeva con la pila sotto il lenzuolo?
Quanti avevano un letto che spariva durante il giorno,
e mai, mai(finchè non furono solventi)
ebbero uno spazio da chiamare :"Mio".

Quale fu il pozzo che spaùra
con le teste di morto (neri scudieri)
che si cuciono ai vestiti, nella notte ?

Eppure, non mi picchiò mai
e nelle due volte che feci a botte, coi pari,
vinsi per la sorpresa:
pensavano a uno scherzo, io mi giocavo
l'ultimo fiato,perchè non scoprissero la fuga.

Rincorro ,
nella via del mercato,nei quartieri di Torino
(pieni di ragazzi di Palermo)
la coda di cavallo della figlia del droghiere.

Cammino in equilibrio sull'asse del cantiere in costruzione
mentre scopriamo la prima donna:
strappa un sorriso, che ci dicesse
mostrandoci le sue maree
di chiamarsi Eva.

Quanto tempo rimarremo,
chiusi nell'armadio,
mentre fuori il fratello
conta i numeri che ci restano
prima della perdita delle nostre bocche?
(Gru rosa in equilibrio
su una sola zampa)

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giovedì, 24 settembre 2009


clicca sulla foto per ingrandire

Vicino al bordo della stradina che porta alla scuola
stamani, ho visto le piantine di 3 piccoli ciliegi.


Ho cercato di sapere: una maestra di 3 elementare
ha piantato insieme ai bambini queste promesse
che sfidano il tempo.

Non so quanto resisteranno, alla furia
di qualche piccolo inevitabile vandalo.

Resta il fatto che sarebbero piaciuti
allo Zio Vanjia di Cechov, questi alberi dei ciliegi.
Una poesia scritta col tempo che si promette.
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giovedì, 24 settembre 2009
scrocchiasse il cuore

Doriana

Scrocchiasse il cuore - non spiegheranno le rime di carta.
Ardessero le tinte - negherò al pennello bocca di medusa.
Dimenticando l'abbraccio, un saluto - ridevi? -
Succede che mi stanco di esser femmina, bambina, brace cespugliosa, ibrido di desiderio
Di essere una - e due gambe, due braccia, un collo - semplice addizione di parti
Di essere pelle, piena, palpebra e pensiero - mi stanco
Di aspettare - fatico - di accettare, confidare.
Mi stanco dei miei piedi - mi pento.
Voglio un'appendice franante sapiente.

Domani mi sveglio in forma di cascata.
Scorro la scarpata, mi scarto alla roccia che incontro.
Sarà un attimo lo scroscio - rivolto, ritorto, sgraziato e perfetto
Ci stacco carezza violenta - dolcissima.
Poi l'attraverso - sferzo - la taglio, con distacco di lama, che pure incide.
Divarico la mia forza sul bianco, sul nero, così : slargata.
Impudica e mille, quante ne sa la materia e può - se vuole.

Sollevandosi in forma d'acqua, digradando accelerò.
Scoprì declinando. Svestì la terra - infranse.
Corse - fionda sulla pianura - cavalcando i campi, le ruote, il grano.
Fuggita dal lago - nel cerchio di boa distolse - dissero fosse un vortice di garriti.
Contro la superficie ramarro e ferma si schiantò - non smise.
Strappata la radice infetta - ciò che l'inverno ha lasciato
A lungo raccontarono " Ha piovuto: straripò sconcertante corrente".
Il letto del fiume la conteneva - solo un passaggio - in faccia ai vogatori che attendono la calma
Ammutoliti e pigri nel perdersi dell'ora, rimasero a guardare - e non ci fu parola.
Furono snudate le pinne dalle pietre - dai pesci nacque il seme.
E allora fu l'impeto, l'indugio - lontano - nuova stagione d'incenso e oro
Fino al mare che slabbra, addolcisce - placa - erige il cielo
Mentre le vecchie pregavano dagli scalini delle chiese, sotto la colonna di stalla, i rosari
La nenia dell'aborigena stremata, nella grotta - dall'incavo del monte.

Domani sarò nuvola che va.
Tu alzerai la fronte al cielo - stavi sulla scogliera -
Il tempo di sussurrare "Passa" - e passerò
Di specchiarti nel filtro di luce - nell'iride c'è il sole - gli occhiali non li avevi.
Credevi in un riflesso - le barche disegnano sogni coi remi sui fogli d'azzurro
Ma ti raccoglierò nel ricciolo di vapore - avvolto nello sbuffo spumato del gelso
Il tempo di rapirti un fiore - di toglierti il cappello, un dubbio.
Domani sarò solletico e catena - gelato di schiuma.
Fatti trovare pronto per il bagno - alle cinque.
Appuntamento al largo - porta il grammofono e Brahms
Ma non girare la manovella - potrebbe graffiarsi il disco
Potrei tornare donna - o goccia di ceralacca che secca.
Sciaborda tu, piuttosto - con l'unghia dell'inventare - un'onda.
Fu con nome di donna e di stagione - l'Amore.

Crederai d'avermi già visto - fu in un graffio d'argilla -
quando setacciavi l'acqua di ruggine - dai secchi


Doriana/ Lam
 

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mercoledì, 23 settembre 2009
Lui disse, Ou, ho portato le bottiglie
si sa mai che serva
per metterci qualche occasione
di vento
o, perchè no, un flauto barocco
o almeno una viola.

Mm, non basta, disse lei.
Me , non so se basta
per metterci dentro tutte
le mattine del mondo, la polvere
d'oro della Cappella di Giotto
l'esitazione della vecchiaia
nel parlare,
le secche rapide dell'insonnia.

Un uomo traccia un cerchio
col gesso, incide i contorni
del madonnaro.

La gente guarda, tira un soldo
e poi, su due piedi, in bilico
sulla moneta, chiede solo
Tempo.
Tempo per leggere, tempo
per l'ozio, delle fotografie
tempo per un incontro
che ieri non è avvenuto.

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lunedì, 21 settembre 2009
Non lamentarti, Thierry, se non hai trovato
lavoro, qui.
Almeno sei arrivato vivo. Non è poco.

Lo so che da te c'è la guerra per bande,
e la corruzione, e ricchezza grande e morti
di fame vera. E malattie.
E il lavoro, per voi, è un sogno che
nemmeno più fate.

Ma vedi, Thierry: qui da noi
l'ignorante ha fatto quattro soldi.
Quello che gridava di più, da ubriaco,
è diventato assessore.

E ora che le fabbriche chiudono,
non basta piu portare il lavoro in Romania,
in Thailandia o in Perù.

Ogni tanto i pescecani
si ridanno le carte del mazzo,
per vedere chi perde.

Thierry, pensavi che la cultura
ti facesse incontrare persone gentili,
di buon senso. Qualcuno che porta rispetto
a chi guadagna i suoi soldi con sudore e fatica.

Questi han scoperto sistemi più veloci,
in grande stile, senza rischi apparenti.

Riciclano materiale radioattivo, rifiuti nocivi
per terra-per mare, nel cielo.

Si comprano le cliniche per vendere protesi,
riciclano i soldi con grandi ristoranti.

E la colpa è sempre del negro, del rumeno
dell' arabo che ci ruba e ci violenta le donne.

Thierry, qui è un grande circo, con clown
senza remore e senza anima,
fuggi. Scappa Thierry
diventa migrante, ma per davvero.

O se cela fai, non lasciarci soli,
con queste anime perse.


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domenica, 20 settembre 2009
Ogni notte buttato
in questo mare di cotone bianco
tronco dai nodi stretti
medusa in attesa.

Chissà la vita
segreta che ho là sotto
gli incontri, le paure
i desideri inseguiti.

Quando si apre la fessura
e vengo fuori
ci metto un po' prima di respirare
forse è pomeriggio ed ero stanco
di solito è mattino
sentiero lungo da percorrere.

Di tutto questo mondo
io resto all'oscuro
non fosse per delle bolle, ogni tanto
che segnalano respirazione, transiti e
passaggi.

E' come se avessimo a vivere la vita
del giorno per far riserva d'aria
per poi servirci di quella forza
per costruirci vite sommerse
a specchio
d'un altro a noi sconosciuto.

E magari raramente,
lo incontriamo.
Nè riconosciamo mai
quell'urlo, quelle fughe
o le dolcezze inseguite.

Non fosse per la spina
che non sappiamo spiegarci.

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venerdì, 18 settembre 2009
Diresti, sfiorando appena
il bordo della tovaglia

seguendo i confini
 decisi dal
falso movimento del corpo
sul divano

che ho fatto il minatore
per trovare ancora quel bagliore
di rame che accendeva
occhi
inseguito dal grisù che rende
esaurita la vena
e senza spinta questa Grande Pompa ?

Mi aspetto la ripresa
del battito, rassicurante

l'apertura delle ali
l'orizzonte sottotraccia
e l'eco ancora in costruzione

del tuo ritorno
all'alba
lampo rosso nel
lago scialle avvolto
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giovedì, 17 settembre 2009
Abbiamo cercato tra i fiori
Se avevano buttato zucchine
aspettando di mangiarli con
gli occhi vedendo quel verde
che ti taglia la guancia

E colava l'olio sporco
tavolta nel bancone del tornio
e ci sporcava il blu di Prussia
nel mettere in piano
e ci schifava la mensa
con l'idea dell'acqua calda
che rendeva tutto di
plastica molle.

Abbiamo rubato libri
mettendo sotto i giacconi
venduto qualche chilo di poesie
all'ebreo, battuto i piedi al freddo
della galleria di piazza castello
pagato cara l'aborto in piazza statuto
risparmiato per un pavese usato
sotto i portici di via Po
mentre sotto il ponte non c'erano
ancora a bucarsi.

Nella città che inseguo
solo con altri solitari sconosciuti
che camminano nel sonno
tra le 5 e le sei di ogni mattino
un uomo batte un tamburo
che si è fatto con una latta
e sul bastone ha una pelle di coniglio
e il corteo per lo sciopero
lo fa ormai da solo
come un vascello fantasma
mentre i pirati sono sui tetti
perchè il mare prima ha allagato
e poi s'è prosciugato tutto.

Come se cercassimo la luce
al mattino, col gesto abituale
e non trovassimo più,
la lampada.

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martedì, 15 settembre 2009
Unica soddisfazione
qualcuno che capisce
i segnali morse della poesia
tat tat signore tat tat tat treno
in arrivo il guidatore si è
buttato giù alla curva
i passeggeri volano
come fogli lievi ora di qua ora
di là ignari  del dopo galleria
si, l'Italicus, si la stazione di Bologna
mi ricordo, oh, mi ricordo
era un caldo di agosto
era il mare calabrese
esplose  l'acqua torbida

Servono i ricordi?

Prego, i bagagli inutili inghiottirli
in silenzio, smetterla con le stragi di stato
rumore di sciabole, di colpi di stato.

Una piccola molotv
di gentilezza che scoppi
dietro gli occhi degli isterici.

Questi bastardi
pensano anche
di essere vestiti bene
con le raccomandazioni
comprano esami, clientele

Per colpa loro
migliaia di vecchie signore
gentili e dimesse
per non disturbare
risparmiano sul mangiare
sulle medicine
sulle vestimenta

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lunedì, 14 settembre 2009
Non così con le belle maniere
non chiedendo non ci vuole permesso

viene da dietro ti serra alla gola
il fiato di colpo lo inghiotti da dentro.

Abbassi gli occhi quasi cenno d'intesa
mi metto lì come vestito in prova
stoffa da imbastire.
Ti ricopro la schiena le gambe
misuro l'arco dei passi non fatti.

Ho capito capisco
non è che urlo
la tua assenza come di inspiegabile
sparizione della solita conosciuta morte.

E' piuttosto la valvola
che scatta a misura di
troppi miasmi letali.

Guardo al posto del cappello
come un cane, gli occhi lucidi

Sperando che tu possa portarmi
ancora una volta
a dimostrami che vivi.


© linodigianni
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domenica, 13 settembre 2009
Il tuo più tenue sguardo

Il tuo più tenue sguardo
facilmente
mi aprirà
benché abbia chiuso me stesso
come dita sempre mi apri
petalo per petalo
come la primavera fa
toccando accortamente
misteriosamente
la sua prima rosa
e io non so
quello che c'è in te
che chiude e apre
solo qualcosa in me
comprende
che è più profonda
la voce dei tuoi occhi
di tutte le rose
nessuno
neanche la pioggia
ha così piccole mani

Edward Estlin Cummings


( * Dedicata a Lam )


Il tuo cuore lo porto con me,
Lo porto nel mio,
Non me ne divido mai,
Dove vado io, vieni anche tu mia amata,

Qualsiasi cosa venga fatta da me, la fai anche tu, mia cara,
Non temo il fato, perché il mio fato sei tu, mia dolce,
Non voglio il mondo, perché il mio mondo, il più bello,
Il più’ vero sei tu.

Questo è il nostro segreto profondo,
Radice di tutte le radici,
Germoglio di tutti i germogli,
Cielo dei cieli di un albero chiamato vita
Che cresce più alto di quanto l’anima spera
E la mente nasconde
La meraviglia che le stelle separa,
Il tuo cuore esiste nel mio…

Ecco il segreto più profondo
Che nessuno conoscerà’ mai
Radice delle radici
Germoglio dei germogli
E cielo dei cieli di un albero chiamato vita
Che cresce più alto di quanto l’anima possa sperare
Più vivo di quanto la mente possa celare
Prendo il tuo cuore lo porto con me…nel mio.

[Edward Estlin Cummings]
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venerdì, 11 settembre 2009
3) Nello sta seduto a sfogliare il suo libro
illustrato. La sala è molto piena, ma ognuno
traccia come un piccolo cerchio attorno a sè.
Come montare una tenda di plastica, trasparente
e chiudersi dentro.
Vicino a Nello, un signore guarda le pagine del libro.
Poi guarda le sue scarpe. Poi guarda l'orologio dei numeri.
Se incrocia lo sguardo di Nello, accenna un sorriso.
Nello ricambia, ma non sa come condividere.

" Son belle, certe figure. Ci son fino le ombre
di quando passano le nuvole che
sembra che dopo si asciughi l'acqua
del mare" dice il signore.

Si, risponde Nello, è un libro che parla di viaggi.
E le nuvole viaggiano sempre, a volte con noi,
a volte da sole"

In quel momento una ragazza del Marocco
scivola, quasi si siede per terra, prima di perdere coscienza.
Una ragazza vicina, con lei, non sa come fare.
Chiama l'infermiera, mentre la donna a terra
è scossa da crisi epilettiche.

Nello sente dire che aveva accompagnato
il marito anziano per degli esami,
ma poi si è sentita male lei.

Vede che la portano nell'ambulatorio,
le cade una scarpa. La raccolgono.

Nello entra dentro per un esame difficile,
che lo preoccupa.

il blog del racconto di Nello
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mercoledì, 09 settembre 2009

L'approdo
Shaun Tan
Elliot Edizioni, 2008 – 128 pagg. cart. col. – 22,00€

L'approdoUn origami, un piccolo uccellino di carta piegata.
Un orologio che segna le le 10 e 10.
Un cappello, appeso a un chiodo alla parete.
Una pentola con un cucchiaio di legno, ancora sporco di cibo, accanto.
Un disegno di bambina, attaccato al muro con una puntina da disegno.
Una teiera scheggiata, dal cui beccuccio si alza ancora vapore caldo.
Una tazza colma, anch'essa scheggiata; accanto, sul tavolo, i biglietti per una nave.
Una valigia, aperta e piena di panni ben piegati.
Una foto, una famiglia sorridente.


L'approdo inizia così







2 Nello Un bel di vedremo

Mentre era in sala d'attesa , davanti
alla prospettiva di prenotare una visita
pensò a questo vizio della sanità:
mesi per prenotare ,
a meno che tu non andassi
in visita privata. A quel punto,
si poteva aggirare l'ostacolo.
Il medico della visita privata, che lavorava in ospedale,
ti faceva passare in poco tempo.

Soldi. Ecco la parolina magica. Soldi.
Nello, si diceva, gli altri pensano
che tu sei comunista.
E, a patto di intendersi su quale comunismo,
è anche vero.
Ma questi qui, sono dei veri estremisti.
(Pensava a La Locusta, sua collega, che
usciva solo con gente ricca)

Rigagli la macchina e impazziscono.
Spegni loro la televisione, e danno di fuori.

Ma soprattutto, per vederli nel peggio di
se stessi: prova a parlare di uno straniero
che vuole venire a lavorare qui.
A chiedere una casa.
A chiedere il diritto di cittadinanza, di voto.

Improvvisamente Nello si trovava
il gelo addosso. Anche in quella sala d'aspetto
insultavano le donne arabe in attesa
agli sportelli.
Con quei foulard sulla testa. Cosa vogliono.
Tutti sti bambini. Sti maroocchini.
Terroni, tornassero al loro paese.

Nello, di lavoro, faceva il bancario.
Si, non era proprio un lavoro che amasse.
Pero'. A volte, c'era da tirarne belle soddisfazioni.
E' vero che l'avevano spostato in tutti i possibili
ruoli, e ormai rimaneva là in fondo
allo sportello "sfigati", come lo chiamavano
i suoi colleghi.

Se arrivava una donna in carriera, un piccolo
imprenditore, se li acchiappava la Locusta.
Con quelle sue piccole antenne sfrigolanti.
captava l'odore dei soldi fin nelle borse.
Aveva un modo di camminare molto
impacciato, le gambe impedite,
la schiena bloccata, i piedi che spostavano gente
come uno spazzaneve in azione.

Quando invece c'era una vecchietta
o uno straniero, o una donna con problemi di soldi
di lavoro a rischio, di mutuo in sofferenza.
allora chiamavano Nello.
Nello, con la barba, gli occhi blu
le mille rughe dai sorrisi accennati
ti accoglieva con calma, con dolcezza.

Come adesso, che nella sala d'attesa
dell'ospedale si stava perdendo
nelle pagine di quel libro senza parole,
quel libro che raccontava una, dieci
cento storie solo col disegno.

Un libro unico, regalato da
un amico prezioso.

E che lui avrebbe voluto far vedere
a Centostelle, la collega dell'ufficio
Verrastet Der Rostet Buro.

Una collega di cui era segretamente innamorato,
da tempo, e a cui scriveva
poesie anonime, firmandosi
"Lei sa chi sono".

il blog di Nèllo. Un bel dì, vedremo.
linodigianni alle 04:57 in: fumetti, nello, lapprodo
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martedì, 08 settembre 2009



Lotte sui tetti che scottano.


Un bel dì, vedremo.
Con le note del ritornello in testa, Nello aprì la finestra.
C'era ancora la bandiera rossa, sul tetto di fronte? C'era.
Bene, vuol dire che i 7 operai ancora resistevano.

Chissà se sui tetti in provveditorato
le insegnanti precarie, resistevano?
Il più grosso licenziamento di forza lavoro
intellettuale, dal dopoguerra.

Nello guardò la sua casa occupata
da pile di libri che attendevano uno scaffale.
Peccato che i ripiani delle bibliotecche casalinghe
fossero ormai cumuli di volumi sovrapposti e introvabili.

" Ormai, per comprare libri, vado a casa mia.
Ho tanti di quei libri che non pensavo di aver comprato.."

Guardò fuori della porta, se si vedeva il gatto Ferramiù.
L'unico felino, a sua conoscenza, che volesse fuggire
dal mondo per piazzarsi a casa sua.
Le lotte estreme per impedirgli di entrare, esortandolo
a viaggiare, a conoscere  il mondo, fatti non foste per viver
come bruti, ma..

A quest'ora del mattino passava sempre la vecchietta in nero,
zoppicante e col cane vecchio e stanco e col guinzaglio lungo.
Insieme, sembravano un carretto siciliano.

Lei, con gli occhiali neri, il passo trascinato e lento,
la testa nascosta dietro occhiali neri già alle cinque,
sorvegliava le acque come un vecchio battello, con
molti rumori nel vecchio diesel del porto.

Nello, stamani doveva riuscire a parlare
col Gran Dottore Dai Capelli Bianchi.

Il problema era aggirare l'infermiera
che mordeva ai polpacci.

blog Nèllo, un bel di' vedremo
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lunedì, 07 settembre 2009
Davanti a quel solitario fiore
dalle segrete capacità di
sopravvivenza

unico, nell'aria rarefatta
rosso sbiadito tra
gli scuri della pietraia

la signora che faticava
su quel pendio appena scoperto

prese la decisione di
lasciarsi il tempo di pensare
di guardarsi bene intorno

di sciogliere il foulard
e lasciare gli occhi liberi
dai rimbalzi della luce tra le nuvole.

A chi avesse chiesto, si sarebbe detto
niente, quattro passi nel prato.

Poteva mai dire, di quella sua
colazione sull'erba, che a ottantanni

cammini sempre con qualcuno?

Sulla strada che scende alla vigna
resta una traccia di fumo

un amaro che ti prende alla gola
come fosse la promessa
di un vino mancato.

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sabato, 05 settembre 2009
Mappe per amanti smarriti ::Uno dei libri segnalati ( Da Daria)
( che aveva segnalato il libro sui trattori)
durante la riunione del Circolo dei lettori della biblioteca di Avigliana



Aslam Nadeem - Mappe per amanti smarriti
Mappe per amanti smarriti
Titolo    Mappe per...
linodigianni alle 07:11 in: recensioni, libri
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giovedì, 03 settembre 2009
Le bambine arrivarono
correndo alla riva decise
a raggiungere il mare.

Una lunga planata
di un singolo gabbiano
fece loro alzare la testa
portarsi le mani agli occhi
e rilasciare come una piccola
coda di vapore.

Incerto se fermarsi o raggiungerle
Izak fu coperto anche lui
dall'ombra del volo
e come se l'onda avesse
riportato conchiglie
decisero di fermarsi tutti
come al gioco delle statuine

a chi sarebbe toccato
il ritorno alla linea di partenza
a chi raggiungere la linea
oltre l'orizzonte

Perchè non sentivo il mare
nella conchiglia?
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mercoledì, 02 settembre 2009
Domani, alle 15, nella prima riunione
del circolo dei lettori di Avigliana, si parlerà
dei libri di un autore sudafricano, premio Nobel
per la letteratura.


Consiglio vivamente, di quest'autore,
un libro intitolato " Aspettando i barbari"
E' un libro non facile, ma affascinante
per i suoi discorsi sul potere, sullo straniero
sulla verità.


Altro libro di piu facile lettura ,Vergogna
forse il suo libro piu conosciuto
E poi un libro strano, filosofico
di difesa del mondo degli animali
e dei vegetariani " Eisabeth Costello"


Una bella intervista, biografia, recensione
li trovate sul blog del circolo dei lettori
www.leggiamoinsiemeunlibro.splinder.com
linodigianni alle 19:06 in: libri, interviste
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martedì, 01 settembre 2009
01/09/200a



E' morta oggi Teresa Sarti, presidente di Emergency

Teresa Sarti nasce a Sesto San Giovanni, Milano, il 28 marzo 1946. Madre casalinga e padre idraulico, Teresa è l'ultima di tre sorelle.

Dopo il liceo classico si laurea in lettere moderne, con una tesi sulla didattica della storia, e inizia subito a insegnare. Per vent'anni lavora nella scuola media di via Giolli, quartiere Bicocca di Milano: un ambiente difficile, dove riesce a farsi amare da (quasi) tutti i suoi alunni. Nel 1971 sposa un giovane studente di medicina, Gino Strada, e nel 1979 nasce la loro unica figlia, Cecilia.
Nel 1994, insieme al marito che nel frattempo è diventato un chirurgo di guerra, fonda EMERGENCY, associazione per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. Per qualche anno Teresa si divide tra l'insegnamento in alcune scuole superiori e l'attività di presidente di Emergency, poi va in pensione e si dedica completamente - a titolo volontario - all'associazione, che in quindici anni offrirà assistenza medico -chirurgica, di alto livello e completamente gratuita, a più di tre milioni di persone.


Ciao TereTeresa ad un comizio della Fiom

Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell’amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto.
La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un’attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza.
La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo del nostro impegno per la pace e per la solidarietà.

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linodigianni alle 20:31 in: emergency, teresa sarti
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