mercoledì, 28 ottobre 2009
More about Pulce non c'è

 Pulce non c'è Autore Rayneri Gaia
€ 17,00 Dati 2009, 228 p.,
 Einaudi (collana I coralli)

Descrizione del libro

A raccontarci Pulce e il suo mondo speciale è la sorella Giovanna,
con la sua voce ironica, candida, intelligente, divagante.

Pulce è una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti,
stritolarti più forte che può.

Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola,
Pulce non c'è. "Provvedimenti superiori" hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori,
e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana,
"sotto lo sguardo soldato di un'educatrice". Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla,
 perché su di lui grava una mostruosa accusa. Giovanna ha
solo tredici anni quando comincia questa "storiaccia". È una ragazzina curiosa,
con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari.
E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente,
alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e
senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità,
tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi. Il suo sguardo singolare,
il suo punto di vista spostato, ci fa vedere improvvisamente
le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire.
( questo è un riassunto non mio, eh)

Non è un libro stupido.Mi aspettavo di più.
Non dovevo dare retta a quelli di Farehneit.
Non dovevo comprarlo.Comunque, scrivere così a 23 anni..brava
( lino di gianni)
linodigianni alle 18:32 in: recensioni
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lunedì, 26 ottobre 2009
More about Spavento

 
Spavento. Domenico Starnone
Copertina Rigida 290 Pagine
codice ISBN-10: 8806194771
codice ISBN-13: 9788806194772
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Sep 30, 2009
(lino di gianni)

Sono stato un uomo giovane, ho vissuto con pienezza e allegria, prima o poi dovrò morire.
È questo il pensiero naturale e spaventoso al centro del nuovo libro di Domenico Starnone.
Un pensiero che rimbalza di testa in testa, da un personaggio all'altro,
dettando gesti e comportamenti, muovendo la vita e la sua «spoglia dolciastra»,
la letteratura, in direzioni diverse.
 Perché se di fronte alla morte la letteratura e i suoi infiniti giochi sfarinano,
se la scrittura mette la vita «sotto spirito come le ciliegie»,
la paura di morire può diventare vero oggetto di racconto.

Questo libro affronta di petto lo spavento concreto, elettrico, vitalissimo,
di due personaggi le cui vicende s'intrecciano e si modificano a vicenda:
lo scrittore che inventa la storia e l'uomo che è al centro di quella storia,
Pietro Tosca, sceneggiatore sessantanovenne
che sente che «sta cominciando la vecchiaia vera» e forse qualcosa di peggio.

Presto il vero centro del libro diventa quel male reale,
con le sue rituali, prosaiche necessità: «Mi ero autoconferito una missione sublime di aruspice,
ed eccomi invece a spiare la mia vera unica produzione che davvero contasse,
questa merda sul fondo della tazza». (da anobii)

 La malattia come metafora

Seguo da sempre, i libri di Starnone, per consonanza di temi e modi di scrittura.
Bello, convincente, questo Spavento.All'altezza del suo migliore, Via Gemito.
Un libro che nei maschi puo' provocare molti sintomi di malattia immaginata.
Le donne troveranno conoscenza o conferme di molti aspetti
contraddittori della personalità maschile.
Consigliato, godibile scrittura solo se in presenza di consonanze..
linodigianni alle 08:14 in: recensioni, linodigianni
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domenica, 25 ottobre 2009








Scoo- bi- doo.

 


Non caddero alberi

non si spezzò il vento

volarono scatoli, bottiglie d’acqua

assorbenti.

Il bimbetto fece tre passi

inseguendo il pallone, per lui

più importanti di quelli della Luna.

Tagliai il filo

disegnato sul muro

pianse la bambina
riempiendo

del suo sguardo il cielo
cancellai il disegno

e  rimisi il palloncino fermo.

la gatta finiva di spulciarsi

vicino alla ruota della seicento bianca

il suo motore sempre troppo caldo

la striscia bianca delle gomme

che ancora mi fa sorridere.

Era  nel maggio del sessantatrè

ancora non c’erano gli operai

in Piazza Statuto, ma Genova e
le magliette a righe già s’erano

ribellate.

Giocavo a calci nei cortili,

andavo dal lattaio e una volta

persino allo Stadio.
Mai mangiata liquirizia

cosi buona, come quella

arrotolata allora.

 

 

linodigianni alle 18:37 in: poesie, poesia, poesie mie
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venerdì, 23 ottobre 2009

Anche in Inneres Auge i riferimenti sono chiari. E di certo non puramente casuali.
Ecco il testo:

INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

Di seguito, la tracklist di
Inneres Auge
Il tutto è più della somma delle sue parti

per ascoltarlo in streaming  qui
linodigianni alle 18:39 in: musica
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martedì, 20 ottobre 2009

Nadar   clicca per ingrandire






Ogni volta che..



Ogni volta che mi arrabbio
prendo una pianta
e ne sposto il vaso all’ombra
prendo il televisore e lo porto
a rottamare.
Prendo carta e penna
e regalo poesie, così
al primo che mi capita,
come una mancia di carità
all’incontrario.

Ogni volta che sono triste
guardo le formiche
trasportare briciole, scalare foglie
andare in su e in giù
come fosssero in metrò

Ogni volta che sono incerto
Penso a cosa volesse dire Kafka
E immagino che si incontri con
Primo Levi, nei vicoli del Castello
a Malo Strana. L’uno attardato
in attesa del Processo, l’altro fuggito
dal Lager, a chiederne la causa.

Me li immagino attratti da una vecchia libreria
chinati a cercare un titolo
sorridendosi e mostrandosi i volumi.

Ogni volta che ho il dubbio
che serva qualcosa scrivere
mi sembra di vedere te che
interrompi le cose solite,
guardi pensando un po’,
incerta se rispondere,
di fronte all’ennesimo
trucco da baraccone.
Poi cerchi un libro
ti chini, a cercare un titolo
sorridendo, mostrandomi i volumi.

© lino di gianni
www.linodigianni.it

in pdf 

linodigianni alle 09:28 in: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura
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lunedì, 19 ottobre 2009
suo "testamento esistenziale":

Ósce, trenda novembre d'u dujemile e ttré
scrive stu testamiénde esistenziale
a presenze de na trestézza bestiale
e na deméneca cchiù longhe de nu mese

Lasse re ttiérre ca tenghe ngimme a lune
e cavadde janghe cu r'asscédde e piede
e i giacinde'n fiore nzine a Venere
a re mamme de magge da purtuà e figlje

lasse l'utreje mberlate d'a mende
a re cecale chešcose e candatrice
ca pònne ngiutì subbete a luwatrice
se le face nassce nu openziere scure

lasse re scarpe cu re ttacce sotte
a capanévere nghiuse ndò cunvende
accussì se chióve forte e méne u viénde
se póte fà nu tippe tappe assatanate

e ppe ffenì lasse tutte re poesije
a re puttuanede lIndia misteriose
e qquanne Kalì m'avvranghe rabbiose
re ponne legge da u Pualazze u Viénde


"Oggi, trenta novembre del duemilatre/ scrivo il mio testamento esistenziale/ alla presenza di una tristezza bestiale/  e una domenica più lunga di un mese// Lascio le terre che possiedo sulla luna/ ai cavalli bianchi con le ali ai piedi/ e i giacinti in fiore nel grembo di Venere/ alle madri di maggio da portare  ai figli// lascio l'utero imperlato della mente/ alle cicale estrose e cantatrici/ che potranno stordir la levatrice/ se gli fa nascere un oscuro pensiero// lascio le scarpe con le bullette alla suola/ alla capinera rinchiusa nel convento/ così se piove forte e tira il vento/ potrà danzare un tip tap assatanato// e per finir lascio tutte le poesie/ alle puttane dell'India misteriosa/ e quando Kalì mi abbrancherà rabbiosa/ potranno leggerle dal Palazzo del Vento"
                                                                                                                     
          Assunta Finiguerra
Da Scuraije (LietoColle, 2007)


Voglie murì a ccalate de sole
quanne re stelle nda velette mpupuate
e a notte fattucchiuare ngaddute
correne drete a terre ngalore

"Voglio morire a calata di sole/ quando le stelle nella veletta agghindate/ e la notte fattucchiera incallita/ corrono dietro alla terra in calore"



fonte

 

Martedì mattina è morta Assunta Finiguerra (San Fele, Potenza, 1946), autrice di quattro libri di poesie, il primo in lingua italiana, gli altri tre in dialetto sanfelese, e di una "interpretazione" delle avventure di Pinocchio in dialetto. Le sue raccolte: Se avrò il coraggio del sole (Basiliskos, 1995); Puozze Arrabbià (La Vallisa, 1999); Rescidde (Zone Editrice, 2001); Solije (Zone Editrice 2003); Scurije (LietoColle 2005). Ha vinto alcuni premi tra cui il "Giuseppe Jovine" e il "Premio Pascoli". Sue poesie sono state pubblicate sulle riviste Gradiva, Lunarionuovo, Pagine, Poesia ed altre. Franco Loi l'ha inclusa nella sua antologia Nuovi Poeti Italiani (Einaudi). Il libro su Pinocchio è stato pubblicato con il titolo Tunnicchje (LietoColle, 2008). Per ricordarla, scrivo alcune note sulla sua sua poesia.                      Ottavio Rossani

linodigianni alle 06:16 in: poesie, poesia, poesie mie
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sabato, 17 ottobre 2009

A*, dal Brasile, 16 anni poesie in tempo di crisi

 

Camminare su questi alberi

disegnati  sul pavimento

respirando da una bombola

per pulire le tastiere

 

venire dal Brasile

per morire in un centro commerciale

tutta una vita capita male

 

cosa vuoi pensare a sedici anni

che non sia voglia di passare attraverso
i muri, svuotare il mare e stringere

forte forte un gatto fino a piangere

per la voglia di stare sotto le coperte

 

abbracciata a una lampada

accesa solo per te

nel buio della notte

contro la cattiveria gratuita

contro il furto del futuro.

 © lino di gianni

( www.linodigianni.it)

Le "droghe-non-droghe" che uccidono i giovanissimi

pubblicato il 14 ottobre 2009
e-mail: u.comunicazione@gruppoabele.org

A Torino è morta dopo 14 giorni di coma una ragazza di 16 anni. La disperazione della madre: "mai sospettato che facesse uso di droghe"

La consideravano una piccola trasgressione, un passatempo innocuo. Non ne conoscevano le controindicazioni, che si sono manifestate in tutta la loro drammaticità quando A., 16 anni, è andata in coma dopo aver sniffato uno spray per la pulizia del computer e dopo una veglia di 14 giorni da parte di amici e familiari all'Ospedale Mauriziano di Torino, è morta.
"Quella roba non doveva fare nulla" è il commento attonito degli amici, che erano con lei quel pomeriggio: economico, facilmente reperibile, lo spray utilizzato è una "non-droga", al pari di tantissimi altri prodotti in commercio (smalti per le unghie, bombolette spray, acquaragia) i cui effetti di sballo sono paragonabili però a quelli della cocaina. E idem per quanto riguarda le conseguenze fisiche, come hanno spiegato i medici commentando sul giornale "La Stampa" la vicenda torinese: "Possono modificarsi le percezioni della vista e dell'udito. Ma i danni veri sono alla mielina del cervello, ai neuroni e ai polmoni".
Sulle pagine del quotidiano torinese anche Filippo Bellavia, psicologo e responsabile del "Servizio Onda" della Asl 1 di Torino che si occupa di nuove droghe e dipendenze giovanili, ha spiegato: "Di sostanze del genere ce ne sono tantissime, ma noi possiamo lavorare solo sulla punta dell’iceberg. Non esistono dati o statistiche sul fenomeno delle sniffing drugs. Al limite arriva qualche segnalazione dagli operatori del privato sociale". Secondo Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo all'Università "La Sapienza" di Roma la prevenzione dovrebbe arrivare tramite l'informazione capillare alle fasce della popolazione pre-adolescenziale. Prima, insomma, che sia troppo tardi.

 

linodigianni alle 07:41 in:
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venerdì, 16 ottobre 2009
Karima

In seguito dissero, che fosse già chiaro
che ben si vedeva , l’avevano detto.
Avanti, non farlo, consigliavano
non ne vale la pena.

Lei no, non aveva ascoltato
non capiva
non voleva accettarlo.

Forse che le api si chiedono
di quanti fiori nutrirsi,
quest’anno che viene?
O il mare, cambi direzione
domani?
Allora lei avrebbe tenuto
anche il terzo bambino,
e pazienza, se non c’erano i soldi.

Si poteva ancora ridursi
il mangiare, quello suo
e cercare un altro lavoro
e dormire un po’ meno
e cambiare negozi.

Il marito, c’era crisi e disoccupazione.
Se solo le avessero aperto
quel suo libro che si portava appresso.

Altre portano foto del corpo
lei solo foto di dolci, invitanti
colorati, tutti fatti e sfornati
alla scuola della madrassa
perché, se dio vuole,
la dolcezza la capiscono tutti.

altri scritti   www.linodigianni.it
linodigianni alle 05:36 in: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura
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mercoledì, 14 ottobre 2009

foto lino di gianni  clicca per ingrandire


Alle 6 del mattino è ancora buio, e l’auto sulla tangenziale è la scopa che toglie
il nero. Mentre viaggio la musica riempie l’abitacolo,
osservo intimidito i pazzispericolati che mi superano a tutta velocità.

Fa freddo, stamani non c’è il cavaliere errante, il barbone della panchina col suo cane.
Meno male, spero abbia trovato qualche fetta di caldo da rossicchiare.
Cappuccino, giornali, giornale radio.
In classe a preparare. Non so bene chi verrà, sono giorni di avvio.

Arriva una ragazza iraniana, solo da tre mesi in Italia, ma parla già bene.
Studia lingue all’Università.
Arriva la donna amica inglese, ormai al suo terzo anno con me.
So poco di lei, non fa domande e io non chiedo.
Va bene cosi, so che faceva un lavoro impegnativo in campo scientifico.
Arriva la donna che nel Caribe curava pubblicazioni grafiche di riviste. Ha vinto una borsa di studio.
Ci sono due giovani rifugiati politici della Somalia.
C’è il signore dell’Australia che chiede le regole per l’uso dell’articolo.
C’è la donna del Marocco che stenta a leggere. C’e il signore della Romania
che si mette a parlare con l’altro in inglese.
Io cerco libri, schede, scrivo sulla lavagna di carta.
Cerco di legare gli esercizi con le battute che fanno sorridere, per unirci, un po’sulle piccole cose,
sulle parole che adesso qualcuno si porta via.
Come i due somali, scusa Lino, noi adesso lavoro,
portiamo via rifiuti ingombranti.

 

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linodigianni alle 21:11 in: italiano per stranieri, tante lingue, in viaggio con said
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mercoledì, 14 ottobre 2009
giovedì, 17 gennaio 2008, ore 14:30

 

IO E' UN ALTRO


di

Lino Di Gianni


Ero dentro l’aula magna di Magistero, a Palazzo Nuovo di Torino.
Ero dentro un’assemblea, ho chiesto se veniva al cinema, davano “Alice’s Restaurant”. Io non posso, ma la mia amica sì.
Ero sul Po, insieme a lei, scarpe bianche, camicia a fiori.
Poi ero dentro una soffitta, in via San Donato, e si vedeva il campanile. Ed era sabato, e c’era il corteo, contro 600 denunciati a Torino e c’era il famoso questore Voria. E quello sarà l’unico corteo mai partito, caricato da fermi in piazza Vittorio.
E siamo scappati, a piedi, fino all’altro capo della città.
Lei aveva i capelli corti, i pantaloni di velluto, aveva dormito una notte sulle panchine sotto casa sua per sentirsi tra Sartre e De Andrè. Io leggevo Pavese, e Urlo di Allen Ginsberg e Proletari senza Rivoluzione. Sentivamo gli elicotteri, camminavamo.
E dopo un po’ ero dentro il cellulare della polizia, picchiato e arrestato insieme a lei e dopo un po’ eravamo in questura fino alla sera.
Sì, alla sera ci lasciarono andare, lei denunciata per resistenza e oltraggio. E ci trovammo dentro una paura che ci legò lo stomaco a un albero e per uscire cercammo la strada dentro le tane, per rinvenire le mappe e trovare le vene d’acqua.
E mi trovai dentro quella stessa soffitta, con lei e la febbre alta per il dopo aborto clandestino, i soldi raccolti a scuola con una colletta da una professoressa democratica, passai due estati per restituirli.
Finita la scuola lei andò a fare la baby sitter io mi iscrissi a un’organizzazione politica della sinistra extra-parlamentare.
Quando ci lasciammo, lei disse che non avrebbe voluto uscire dalla pancia della madre.
Io ero dentro al movimento degli studenti, degli operai.
Io ero dentro a Mirafiori. Io ero dentro alle classi dei bambini.
Io... è un altro.
  

domenica, 13 luglio 2008, ore 21:17

7376929d5666b259940b6c476cea337d.jpgPensavate che ci fossimo dimenticate, eh? Si è invece lavorato ai fianchi del bravo e illuminato Editore Guido Leotta di Moby Dick che ha scelto 31 racconti dalla nostra iniziativa  “Corto si può fare” e, udite udite, saranno pubblicati per la rivista Editoriale TRATTI , nel numero TRATTI D’AUTUNNO.

Io e Daniela abbiamo già avvertito tutti gli autori via mail, che sono, coi rispettivi racconti:


è uscito il numero 79 della Rivista TRATTI, Autunno 2008, edita dalla sempre ammirabile casa editrice MOBYDICK (diretta dall'ammirabile Guido Leotta).





 

 

 
 
 

Per quanto riguarda la prenotazione della rivista, chiunque sia interessato, può prendere contatto a questo indirizzo mail e prenotarla (gli autori, invece, nella mail troveranno tutte le specifiche istruzioni da seguire che li riguardano).

Ora che l’annuncio è ufficiale, potete - e possiamo - esserne soddisfatti!

Vostre 

Barbara & Daniela
linodigianni alle 05:42 in: racconti, linodigianni, rivisste
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martedì, 13 ottobre 2009

foto di lino di gianni-clicca per ingrandire


1) In viaggio con Said-il Gusto degli altri)

Accogliere le fantasie di mondo)

 


Tre fasce orarie, 13/15  15/17  17/19

Ieri, primo giorno di scuola.
E’ una succursale di scuola superiore, manco il telefono c’è. Noi, ci ospitano.
La sera mancano le luci, nella terra buche ti rischiano le gambe.
D’ogni modo.
Viene K*, sempre molto affettuosa, del Marocco.
Veniva già l’anno scorso, insieme ad altri.
Ha imparato a leggere e scrivere brevi parole. Adesso vorrebbe parlare,
deve trovare lavoro: fa splendidi dolci, gira col suo book fotografico- ma chi la prende?

Spio se arriva l’onda gialla, che per esperienza temo.
Mi sono preparato schede, disegni, libri : che arrivi, st’onda, che arrivino.
E difatti.
Entrano sorridendo, cercando di capire dove sedersi. Spostiamo i tavoli.
E’ una classe ad assetto variabile, da una persona , da 3 , da 5, fino a 15 posti.

Bon, sorridono, parlottano, quattro donne e sei uomini cinesi.
Da tre ristoranti, baristi, camerieri, cuochi. Tutti giovani, sui venti-trenta.
Primo problema, non riuscire pronunciare nomi.Va be’, leggono su loro scheda.
Pero’, vuoi mettere dover dire sempre solo tu, o tu, o tu per favore?
Questo libro nuovo, con scritte cinesi- sarà buono per loro?
Me, quello che mi salva, è una piccola fotocopiatrice con cui sforno pagine calde

come piatti casalinghi.
Peccato che, essendo una persona caotica, mi perdo tra fogli , libri e contenitori.
Per dire, dopo 6 ore cercherò di rintracciare i miei occhiali sotto le schede.
L’onda gialla si ritira, ho fatto in tempo ad osservare che quelle donne cinesi presenti

son molto diverse tra loro: le più giovani viaggiano coll’hard disk portatile.
Le altre arrossiscono se sbagliano.
I ragazzi invece guardano all’orizzonte, sembra debbano cercare di capire la divina commedia,

fanno bzz, bzz, poi ridono e scuotono la testa. Va bè, magari potrei fare il contadino in Cina.

 

Non sto a dire del gruppo successivo: di B* che recita Cechov in italiano, ma che ha troppa ammirazione per Putin, del signore australiano che tossiva disperatamente-ahia, ahia mi prenderò subito l’influenza suina .
O della signora albanese gentile che capisce ma non parla. O della signora italiana che deve riprendere la scuola interrotta da piccola in terza elementare.
Adesso è ora di farmi i 30 km per tornare a casa, domani altra avventura.
Insegnare a prendere la patente europea del computer, L’ Ecdl.

scritto in pdf

 

altre storie su www.tantelingue.splinder.com

sito con scritti e poesie: www.linodigianni.it

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domenica, 11 ottobre 2009
Notte di fuoco a Bratislava.
 
Fu quando non mi ricordavo più
Com’era la tua faccia, e cercando
La strada nel buio ho acceso tutti i fiammiferi
E non si sentiva nemmeno il ritorno del vento

O l’eco dell’ultimo metrò.

Un posto dove sentirsi straniero

Per far il conto delle cose che possiedi,
inalienabili frutti con la buccia mischiata

ai ricordi che restano.

E dapprima mi uscirono i tuoi occhi

civette curiose sulla via del ritorno
e sentii un brivido nel sentirti col fiato
accanto a me, quasi avessimo deciso
quella notte, a Bratislava,
di non perdere
la forza di correre con raffinata gentilezza
sul filo spinato di questo campo
in cui siamo rinchiusi.


Forzando la notte, il sorriso

ed il buio

per esserci complici

noi amanti sospesi,
dicendo che è facile cedere alla

lusinga del sano realismo

da sepolcro imbiancato.

Ridipingere le albe, coi verdi

coi rossi squillanti
senza altri colori che
le terre bruciate nella nostra memoria.
 
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venerdì, 09 ottobre 2009

 
 

Davanti a una stazione appena rifatta

Con tre panchine in croce, in un accenno
Di piazza
Sta lì, alle 6 di mattino, sotto la coperta,

a fianco del suo cane.
Alle 8 toglie il disturbo, con il suo carico

nel passeggino
percorre tutto il corso

come L’Olandese Volante.

Persino i Testimoni di G non sanno

che farsene della sua anima scalcinata.
Non conosce altra legge che quella di pensare

a dove mangerà e se potrà dormire di nuovo
in quella che quasi gli sembra

un po’ un ritorno a casa.

Io credo che sotto il berretto calato fino agli occhi

nel cappotto armatura medioevale
nel suo carro d’assalto ai benpensanti
parli spesso al suo cane Ronzinante
e sorridano, non visti,
quando scartano nei loro passi
davanti ad un altro Mulino A Vento.
 
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Lino Di Gianni

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martedì, 06 ottobre 2009

 




Due alberi punto terminale
il passaggio e il fulmine che schianta
 
mangio dell'uva mentre il corpo
alla velocità dei
dervisci rotanti.
 
Universo in sintonia col foro
da cui scappa l' anima.
Un cavallo ansima sotto il peso
della salita e tira le vene gonfie
 
Tutti connessi non c'e speranza
più di solitudine guardare una singola

stella e ballare La Valse de Vieux Os.

 
Educatamente fa l'inchino e sparisce
con l'ultimo suono del bandeon.


Stucchevole presa in giro

dell'albatros sull'unico pilone

del molo:
ah, l'argentina alice

nel fragore delle acque smosse
e tu che attendi con gli occhi fermi
da ultimo agguato.


Sulla tua maglia corallo

ancora impressi quei passi di slow
anni trenta.
Fuggimi!

 poesia in pdf

altri scritti qui
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domenica, 04 ottobre 2009





Di quali mari soffocati
nei fazzoletti
riposti.
Dei rumori in attesa sotto le coperte
confuso dai venti e dal canto
smorzato degli uccelli.
Quel che resta
dei colpi d' ala per
allontanarsi

Di questo parlo mentre
stendi il velo liquido
indifferente.
E sei fiume che procede oltre
o pietra che resiste al rigagnolo
che scava sotto.

Dei lunghi discorsi che intrecci
nella tua mente mancano
le tracce, si ignorano le mappe
le conseguenze , le sorprese improvvise.

Sola strada rimasta, per trovarti
il canto improvviso e interrotto
di una cicala,
testimone della calura
passata,
del raccolto in attesa,
nei Silos dei tuoi anni.


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venerdì, 02 ottobre 2009
Circolo lettori di Avigliana

clicca per ingrandire


Una volta al mese, al giovedi alle 15,
nella biblioteca di Avigliana
si riunisce il Circolo dei lettori.

Per la seconda volta si è riunito
il neonato Circolo dei lettori
della biblioteca di Avigliana

Stavolta ci siamo fatti la tessera:
qualcuno ha pensato al logo, qualcuno ha realizzato la grafica
altri l'hanno l'ha messa su cartoncino.
Ci siamo dati un numero, accanto al cognome, in ordine
alfabetico ( per misurarci nel tempo)
Si è parlato di libri che ci sono piaciuti.
O di quelli da evitare.

Sul giornalino del Circolo è stato segnalato Boris Pahor, una intervista al
giovane scrittore di 95 anni che ha scritto lo splendido
Necropoli ( libro duro, necessario, da leggere).

E poi le persone presenti, per accogliere
le nuove arrivate, si sono presentate.
Poche cose, riferite ai modi del leggere.

Chi rilegge, chi scrive e legge meno
chi smesso il lavoro e i saggi si concede
il lusso di un romanzo.
Chi leggeva solo classici per non sprecar soldi.
Chi legge libri direttamente in inglese.
Chi non ricorda i libri che legge.

Ma quell'autore, è credibile se si è venduto
ai golpisti argentini
E Celine, allora?
La vita dello scrittore, conta?
Un artista etico o conta l'etica del suo libro.
Piano piano, con calma e senza esibizioni
le persone presenti hanno messo
le parole dei libri
in tavola, come una merenda sinoira sul prato.


guarda le foto
fotografa Daniela Molinero
linodigianni alle 19:19 in:
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