lunedì, 02 novembre 2009
Nella tua casa di fotografie
Nelle tue pagine di chiodi piantati
Nella scopa dei pavimenti
Lungamente percorsi


Nel grido trattenuto

Nell’amore prolungato
Nel tuo carattere aspro
Nel mandare a quel paese
Chiunque avesse la risata sbagliata


Nell’essere deliziata anche da qualcosa

Di infantile
Nell’essere emozionata anche
Da essenze segrete di rapimenti estatici
Di quelli che gli altri non vedono

Di quelli che gli altri non hanno

Perché scrivere di poesia come facevi Tu

Era come togliersi dal sole
Per troppa luce,e non accontentarsi
Di far brillare tutte le parole trattenute

Gridate, dimenticate.

Come inalare un veleno sottile,

ed espirare angeli,
solo a Te, noti.

© Lino Di Gianni


Non voglia sembrare presuntuoso
salutare Alda con parole scritte da me.
Credo ci abbia insegnato a non vergognarci
della delicatezza della poesia,
così inadeguata a esprimere
la ruvidezza degli accadimenti
quotidiani.

E' con commozione che
si assiste anche al passaggio
di migliaia di persone sul blog che aprimmo tanti anni fa
con Zena/Colfavore e Lam/Doriana e io come Lino/Alp
a questo indirizzo

Ascolta, il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
E' fatta di ombra e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio.
Alda Merini

linodigianni alle 16:51 in: poesie, poesia, poesie mie, alda merini, linodigianni
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