giovedì, 25 settembre 2008

Dopo i 50, se l’era ripromesso. Non mi danno la pensione, e io mi faccio barbone.
Homeless, senza casa, zingaro. Come si dice?
Un rudere da tornarci la sera, si trova.
Da mangiare tutti i giorni, forse qualcosa c’è.
( Un fondo di emergenza, già. )
L’importante, è incominciare a fare a meno di tante cose inutili, dei falsi bisogni.

1. L’archivista di parole.

Ho scelto di fare il barbone a bassa intensità. Ci sono le guerre, a bassa intensità. Quelle guerre circoscritte, che nessuno considera.
E allora ho pensato, posso fare anch’io una mia guerra privata.
Lotto contro l’omicidio delle parole gratuite, nascoste, parole senza casa.Abbandonate.
Per esempio, io mi chiamo Giulietto, piacere. Un nome, per le persone, è già importante.Il mio cognome, poi, si presta agli equivoci, mi chiamo Imprestito. Giuliano Imprestito, archivista.
Suona bene.
Dicevo, la mia guerra. L’altro giorno, per esempio, un signore che stava male, mentre era in barella ha detto una sola parola, il nome di un fiore.” Attacapui”.
E’ stato un attimo, mi sono ricordato nel bordo del campo di periferia, nel prato, che ci lanciavamo questa specie di nocciola secca che si attaccava ai vestiti.
E subito, la catena che ho tirato fuori dalla bocca del signore, dopo attaccapui diceva: “ lucciole”.Le lucciole magiche che s’ accendevano per un’ora nel buio incombente.” Goldoni”, la parola che chiudeva la catena: il nome dei preservativi che si trovavano nel prato al mattino, e che noi ragazzini non capivamo bene come funzionasse il tutto.
Con queste tre parole, per oggi, posso andare alla mensa dietro il Cottolengo.
Conosco un prete buono, fa l’archivista di parole strane.
Mi darà un panino, una pera e del salame. Io con le parole ci vivo, perché entrano in me, barbone a bassa soglia d’ingresso.

2. Il selezionatore

Quando sento le canzoni di quella donna negra, non mi trattengo. Mulatta, di Capoverde.
Vechia. Mi strappa movimenti di piedi, inchini, zompetti. E’ una rumba, ecco cos’è.
E lei, lei che canta ha un nome raspato. Cesarìa, Cesarìa Evora.
Con i miei pantaloni abbastanza, abbastanza stropicciati, mi piace improvvisare passi di danza. Passi improbabili.
Ma, con i gomiti, sposto l’aria con il pancione. E attiro gli sguardi.
Tra quella scolaresca, dopo un momento, gridano e guardano altrove.
Tutti, meno una ragazzina. Curiosa, attende.
Allora tiro fuori dal taschino le mie bacchettine sprizza scintille e inizio a dire una poesia. E’ il solo modo, per trovare perle nella sabbia opaca. Una, che cerchi meraviglie.
Che trovi impossibile resistere alla curiosità di gesti  che dichiarano guerra alla mente ottusa.
3.L’assaggiatrice

Assaggio, ecco. Tutto cio’ che contiene alcool. Già dal mattino, per svegliarmi. Caffè con Vecchia Romagna. Grappino, d’inverno. Poi vino, mica cose pesanti.
Certo, ho bisogno di fumare, negli intervalli. Se no, cosa fai, con le mani?
Mangiare, di mangiare: non mi ricordo.Sono una donna che non mangia, normale.
Pero’, come mi perdo a leggere questi versi:
” [..Anarchico disperato chiuso nel bosco in una casa di foglie e fieno, Brombi.Dormire sotto la luna che gli vuole bene, tirare i sassi ai grilli che gli disturbano il sonno. Alle porte cinque catenacci, perché nessuno entri,perché nessuno esca ]
Versi di Federico Tavan, un grande poeta che vive in un centro di salute mentale.

 4. Import- export

 
Io lavoro. Si, come barbone. Il mio è un lavoro, come tutti gli altri. Con tanto di orari, colleghi, sala pranzo, sala per il the, sala dormitorio.
E’ che non mi piace, anche da barbone, avere tutti sti obblighi. Anche il vestito, sempre in ordine, da barbone credibile.
No, preferisco un abito anonimo, che non si noti. Uno stipendio fisso, con pochi obblighi.
Allora, sto bene in questo ufficio. Import- export. Importiamo identità, esportiamo sparizioni.
Si, aiutiamo le persone a evadere dalla vita di tutti i giorni. Sparire, senza traccia, in un altrove.
Distruggiamo le scie elettroniche, le tracce conosciute, le carte di identità.Capita che la gente
voglia sparire.
questi sono mini-racconti miei, entro le 2000 battute

Segnalazione:post di Lam

Lam ha scritto un nuovo post sul blog mutevolmente ...

:: Per Luigi ::Al fratello di mio padre, che sognava di far lievitare il legno, scolpendo becchi, beccacce e zampe d'anatre assorte. A mio fratello, che di materia inerte dorme adesso e sul lenzuolo bianco, magari, vede. Fisso, dal letto e dita ferme, lo sguardo non segue. Ma a...

 

linodigianni alle 15:20 in: scrittura, barbone, racconti miei
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