venerdì, 05 dicembre 2008
Il coraggio di sopravvivere

Quale contributo può dare l’arte terapia nel trattamento dei
traumi vissuti dai civili nel corso di una guerra?1
Tuzla, Bosnia-Hercegovina. Agosto 2002
di
Hannah Cristina Scaramella

Il progetto

Nell’agosto 2002 ho lavorato a Tuzla, una città della Bosnia-Hercegovina, alla
realizzazione di un progetto per il trattamento dei traumi di guerra con le tecniche
dell’arte terapia rivolto agli insegnanti e ai loro alunni. Sono un’arte terapeuta e
lavoro da 12 anni in Italia, privatamente e in istituzioni pubbliche (centri di
riabilitazione per il disagio psichico, scuole e altro), con adulti, bambini e
adolescenti. Il trauma è sempre stato il tema centrale del mio lavoro, i disagi di cui
mi sono occupata come terapeuta nel mio percorso professionale, nascevano quasi
sempre da un evento traumatico.
Il progetto, alla cui realizzazione ho partecipato, è stato promosso da Art Reach
(www.artreachfoundation.org), un’organizzazione di volontariato americana, ed ha
coinvolto 87 insegnanti e 135 bambini, rappresentanti di 22 scuole situate nel
comune di Tuzla. Il nostro gruppo di lavoro era composto da 4 arte terapeute, una
musico terapeuta, 3 dramma terapeute, da uno psicoanalista supervisore, dalla
presidente dell’organizzazione e da 12 interpreti, tutti originari da paesi della ex
Jugoslavia.
(continua nel documento in pdf  sott

qui il documento in pdf
qui il blog molto interessante dell'autrice
linodigianni alle 06:07 in: segnalazioni, traumi, arte, guerra, bosnia, terapia, tuzla
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domenica, 23 novembre 2008
Non è , camminare , e guardarsi indietro.
Non rimpianto, nostalgia , affanno.

Questo scoprirsi di gole seccate
di polvere di vetro, di guerre di lontananze.

Come se mi avessero messo a guardia
di una vecchia sedia impagliata
ne attendo il restauro, per testimoniare
un tempo di diversa consistenza

dove mani legno passione
facevano sostare
un peso
nella bellezza.

Non è, denunciare, o battersi per
Non scelta, decisione, appartenenza

Questo corpo con ossa dolenti
stretto dal corpetto di cuoio, dalle guerre per l’acqua

Come se mi avessero detto rimani
e io fossi andato a vedere oltre tutti
i deserti e le colonne d’Ercole
attendo la resa di voi guerrafondai, rimango in vita
verso che scava , fossa non riempita

Avevamo le mani strette
quando il sole ci ha riportato l’ombra
del Ponte, a Mostar.

© lino di gianni

Lam ha scritto un nuovo post sul blog mutevolmente ...

:: Stella di Derek Walcott ::Se, alla luce delle cose, tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole,...


 
una guerra meticolosa

[..] Lino Di Gianni, in un post sulla guerra in Bosnia, cita Erri De Luca: «Quello che maggiormente mi ha colpito nella guerra in Bosnia – dove, come camionista, ho condotto decine di convogli – è stata la sistematica distruzione [..]
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linodigianni alle 05:50 in: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, bosnia
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venerdì, 21 novembre 2008
Forse che , qualcuno pensasse
è già iniziata, la caccia quest’anno?

Solo che a volare, come Starne nel bosco,
era un corpo aperto, nell’attimo esatto
  in cui l’anima fluì.

Forse che i Campanili, le Moschee, le Chiese Ortodosse
sapevano? Pregavano?

Qualcuno attizzava la fiamma, sosteneva l’onda,
sempre “Il Dio è con noi” degli omicidi in guerra.

Qualcuno, come il sarto del paese, ricordava il suo

preciso nemico da cercare, il vicino di casa, liquori
bevuti insieme, ora gole aperte che esce, il veleno.

Dalle fontane acqua che gorgoglia,
le ultime paure e la sete
nelle gole di vetro.
L'ombra del ponte
solo è rimasta.

Io penso al suonatore di Violoncello
disperato, senza musica, senza pace
che offrì il fianco
che cercò memoria

Suonò solo il legno
mettendosi in croce.

© Lino Di Gianni

linodigianni alle 17:09 in: poesie, poesia, poesie mie, bosnia
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mercoledì, 19 novembre 2008
Dice Erri De Luca salutando gli amici bosniaci

"Quello che maggiormente mi ha colpito nella guerra in Bosnia – dove, come camionista, ho condotto decine di convogli – è stata la sistematica distruzione dei luoghi di culto. Una spropositata quantità di artiglieria è stata sprecata dal punto di vista militare per distruggere chiese ortodosse, chiese cristiane, moschee e minareti. Ho visto cimiteri sventrati vi è stata una volontà precisa di cancellare un popolo dalla storia, dalla memoria, dal passato. Gli spari sulle biblioteche, sulle tombe, sui santi, sulle feste, sui matrimoni, sul vostro passato è l’assoluta novità di quest’assurda strana guerra".

"Che cosa è successo durante la notte amici miei/che cosa è successo durante la notte amici miei/non so cosa state facendo / nemmeno cosa state leggendo / non so nemmeno che cosa state bevendo / non so nemmeno se siamo ancora amici Non è questa la Bosnia che volevamo". Izet Sarajlic

Una volta un bambino bosniaco nasceva accanto ad un bambino che era molto diverso eppur simile a lui. – dice Hanifa Kapidzic; – Perdere questa percezione naturale di convivenza rappresenta una sciagura per tutta l’umanità". Slavko Santic
linodigianni alle 22:11 in: bosnia
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