lunedì, 20 aprile 2009

Per quanto le porte siano chiuse
per quanto cerchi sempre di guardare altrove
una voce trova sempre la fessura per
chiamarmi.

E mi domanda del passato, come se io fossi
sempre ancora là.

Era il tempo che
facevo l’inserviente al circo
del dolore e della felicità.

Il mio compito, da svolgere con scrupolo :
pulire il culo agli elefanti.
Battere sulla schiena alle foche,

se loro, nel caso, avere un pesce di traverso.
Consolare la trapezista, che ad ogni salto
della morte pensava fosse l’ultimo.

Dimenticavo.
Anche pulire la lanterna magica
in cui sfilava un
corteo di formiche, col pugno sollevato,
cantando Le temps des Cerises.

Questa voce, non si presenta.
Lui non c’era.
E tuttavia sa, conosce i testimoni.
E dunque, mi chiede, perché
è morto l’elefante.
Perché sparirono le foche
e in che giorno si
spense la lanterna magica.

Io non lo so, rispondo.
Posso solo dire che incontro
ancora quell’uomo con
la tendenza dell’occhio
a deviare verso l’esterno .

Cammina, come fosse
parte di un corteo
batte un tamburo di
latta improvvisato.
Tiene un bastone sollevato
con appesa una pelle di coniglio
un cartello avverte essere
quella la sorte dei crumiri.

Ci guardiamo, qualche volta
poi continuiamo, ciascuno
dentro il proprio sogno.



© lino di gianni


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